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Le foto di Giulia Sarti sono arrivate anche a noi, ma non sono un argomento politico

Nelle ultime ore la deputata M5S coinvolta nello scandalo rimborsopoli è diventata vittima del primo caso di "revenge porn politico" del nostro Paese. Noi vi chiediamo di non divulgare queste foto

Giulia Sarti

Foto Getty

«Con riferimento a notizie relative alla possibile circolazione di immagini molto personali della deputata M5s Giulia Sarti» il Garante della Privacy Antonello Soro, si legge in una nota, «richiama l’attenzione dei mezzi di informazione al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali e del codice deontologico dei giornalisti».

Il suicidio di Tiziana Cantone ha aperto uno squarcio sulla piaga sempre più dolorosa, specie tra i giovani, del revenge porn. Nonostante questo, pare non sia stato ancora compresa la pericolosità di questa dinamica, che dopo aver colpito migliaia di donne, e di uomini, arriva anche dentro le stanze delle Istituzioni. Succede tutto nel sottile confine del ricatto, delle chat di Whatsapp, a volte dello scherzo, mai della totale ingenuità. Questa non è concessa, non è scusata. Anzi, va punita. E bisogna tutelare chi viene colpito da tutto questo.

In queste ore si sta consumando un attacco personale senza precedenti – è la prima volta che accade in Italia – alla Deputata Giulia Sarti. Attacco che arriva dopo una lunga serie di questioni che l’hanno vista protagonista di quel mezzo scandalo che i giornali hanno chiamato “Rimborsopoli”, in cui diversi parlamentari grillini, tra cui lei, hanno mentito sui rimborsi che il Movimento faceva destinare al fondo del microcredito per le PMI.

Alcuni furono espulsi dal cosiddetto “comitato dei probiviri”, altri no. Barbara Lezzi è diventata Ministro, la Sarti ha preso la Presidenza della Commissione Giustizia alla Camera, altri sono rimasti parlamentari iscritti al Gruppo Misto.

La questione si chiuse per tutti, tranne che per Giulia Sarti stessa, la quale dopo poco denunciò un collaboratore per appropriazione indebita, accusandolo di essersi intascato i soldi destinati al fondo del microcredito. A quanto pare lo denunciò per non essere espulsa dal Movimento, a suo dire su consiglio di Rocco Casalino, che smentisce. È intorno a questo collaboratore che gira tutta questa storia: la denuncia per appropriazione indebita fu archiviata dalla Procura di Rimini e, una volta scagionato, fu lui a dire che usò parte di quei soldi per pagare chi deteneva contenuti hard della Sarti e farli sparire dalla circolazione.

Arriviamo a oggi.
Nelle ultime ore in diversi (e, sì, diverse) stanno facendo girare le foto e i video di Giulia Sarti in atti intimi. Probabilmente quel materiale che il collaboratore doveva far sparire per la “modica” cifra di 4000 euro. Quel materiale c’è, esiste, sta girando tra i telefoni e le chat di Whatsapp, e sta per mettere nuovamente una donna nella posizione di vedersi scoppiare in mano la propria vita per una scopata ripresa con un telefono. Non si sa chi l’abbia divulgato, non si sa chi lo avesse custodito con cura per usarlo al momento giusto, non si sa se ci sia qualcuno che abbia dato mandato di rovinare la vita di questa giovane, ingenua e fragile donna.

Più che un pezzo di cronaca di un fatto su cui si è scritto fin troppo, sono dunque a farvi un appello, perché c’è una buona possibilità che possano arrivare sul telefono di chiunque di voi: non divulgatele.

Non divulgate materiale hard di nessuno senza il loro consenso, e non solo per i risvolti legali sempre troppo miti che questa cosa comporta. Non fatelo a maggior ragione se si tratta di una deputata della Repubblica che sta finendo nel macello di un gioco politico più grande di lei e sta pagando sulla propria pelle e con la propria dignità le dinamiche di quel gioco.

Il rispetto della vita privata di questa donna e di tutte le persone che hanno una vita pubblica è prezioso perché possano tutelare loro e noi stessi. Il revenge porn è una piaga sociale con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno e diventa una piaga istituzionale se tocca una nostra deputata. Nostra, perché Giulia Sarti è deputata della Repubblica. La Repubblica che spesso ci dimentichiamo, e si dimentica anche chi la rappresenta, essere di tutti.

Nonostante da lei mi divida tutto, non posso che mettermi dalla sua parte ed esprimerle il massimo della solidarietà per quello che le sta accadendo e per l’attacco infame e meschino che sta ricevendo. In due modi concreti: evitando la divulgazione di quel materiale e provando a far leva sulla buona coscienza di tutti voi con queste poche righe.

I giornali stanno seguendo il giusto consiglio del Garante per la Privacy e stanno evitando di divulgare il materiale – ci mancherebbe, mi vien da dire –, che purtroppo sta ugualmente girando all’impazzata nelle chat di tante e tanti.

Speriamo sia la prima e ultima volta che dobbiamo trovarci a fare i conti con episodi di questo tipo.

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