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Le femministe italiane stanno litigando sul velo indossato da Silvia Romano

La storica attivista femminista Nadia Riva l'ha definito "un sacco verde della differenziata", scatenando una polemica che ha mostrato due modi diversi di intendere il femminismo

Pier Marco Tacca/Getty Images

Tra le tante cose che hanno fatto discutere del ritorno in Italia di Silvia Romano c’è il vestito che ha indossato – una tunica verde acqua che lasciava scoperto solo il viso, definita dall’ANSA “abiti islamici“. Se le polemiche al riguardo sollevate dalla destra islamofoba erano prevedibili, meno prevedibile è stata la reazione del campo femminista italiano. 

Come riporta oggi Repubblica, a dare il là è stato un post di Nadia Riva, femminista storica di Milano che negli anni Ottanta è stata fra le fondatrici del circolo Cicip & Ciciap, un gruppo femminista fra i più influenti e radicali. Riva ha definito Romano come “una donna sorridente in un sacco verde della differenziata” – vedendo quell’abito più come un simbolo di oppressione maschile che come un elemento che esprime l’identità religiosa.

Il post – che secondo Riva era “provocazione per aprire un dibattito, non un attacco a Silvia Romano” – ha creato una spaccatura tra le femministe. La scrittrice e giornalista Loredana Lipperini, intervistata da Repubblica, ha detto che “l’abitudine a giudicare le donne da come si vestono da come si vestono è vecchia, vecchissima, probabilmente inestirpabile”. Precisando di non riferirsi al prevedibile odio delle destre ma ai pettegolezzi, al fatto che ci si senta in diritto di parlare di Silvia Romano “come se si stesse commentando Sanremo”.

Molto dura anche Pinuccia Barbieri, fondatrice della Libreria delle Donne di Milano, che ha preso le distanze da Nadia Riva: “Credo che Silvia Romano vada rispettata nelle sue scelte e per la difficile esperienza che ha vissuto. Prima di giudicarla, bisogna darle il tempo di recuperare le forze e di stare con i suoi cari. Grave che un attacco del genere in un momento di polemiche già così accese venga proprio da un’altra donna, che forse voleva solo provocare e far discutere, ma in realtà crea l’effetto opposto. Sembra che Silvia sia da processare, invece che da difendere”. 

Intervistata da Repubblica, Nadia Riva ha spiegato che il post era una provocazione e che non era certo contro Silvia Romano. “Io mi pongo il tema del corpo delle donne che da una vita gli uomini cercano di cancellare. Io ho avuto questo conato di tristezza e di dolore, vedendo questa giovane sorridente messa in un sacco come a volerla eliminare, cancellandone l’identità”.

“Non sono razzista, ma non posso pensare che la sua scelta sia autonoma”, ha aggiunto Riva. “Simbolicamente ci vedo tutto il disastro delle donne che ancora subiscono. Molte con la scusa di difendere tutti gli oppressi della terra, compreso i terroristi, sbagliano. Io difendo le donne e chi le tocche per me va fuori dal mio raggio di comprensione”.

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