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Le disuguaglianze economiche sono un’emergenza globale, ma non ci interessano più

Secondo il nuovo rapporto Oxfam, l’1% degli italiani più ricchi ha più soldi del 70% degli italiani più poveri – è un'emergenza, ma senza le foto di incendi e koala morti non la vediamo nemmeno

Un manifestante del movimento Occupy Wall Street nel 2011. Foto via Flickr/Wikimedia Commons

Questo è lo yacht di Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Tu ed io non potremo mai comprarcelo. Questa è (era, l’ha messa all’asta per beneficenza) la Ferrari di Lapo Elkann. Anche questa né tu né io potremo mai comprarcela. Possiamo al massimo sperare di vincere a qualche lotteria o nel mio caso accontentarmi della mia Ford Ka. E non perché siamo stupidi o non siamo bravi a fare il nostro lavoro o cosa: perché le disuguaglianze mondiali hanno raggiunto un livello ormai incontenibile. 

Ogni anno alla fine di gennaio i leader politici ed economici del mondo si ritrovano a Davos, in Svizzera, per parlare dei grandi temi fondamentali dell’anno a venire. E ogni anno prima del loro incontro Oxfam pubblica un report sullo stato delle disuguaglianze nel mondo. E come ogni anno questo report viene rilanciato dai media con immagini forti: tutte le donne che vivono in Africa messe insieme hanno più o meno la stessa ricchezza dei 22 uomini più ricchi del mondo. Oppure: se il patrimonio di uno solo dei super ricchi del mondo venisse convertito in banconote da 100 dollari messe una sull’altra la pila sarebbe alta oltre 100 chilometri e bucherebbe l’atmosfera

Anche io ho iniziato questo pezzo con immagini del genere, ma il punto è che non ci bastano più: stanno diventando la normalità. Ormai ci siamo abituati. Mentre all’inizio degli anni Dieci l’idea che tutta la ricchezza fosse concentrata al vertice di una piramide provocava movimenti di protesta con slogan che parlavano di un 99% in lotta con l’1%, oggi questa sproporzione ci sembra più naturale. Ci sono altri problemi più pressanti che richiedono la nostra attenzione, le nostre energie e le nostre proteste – vedi ad esempio i cambiamenti climatici. 

In più, di anno in anno la situazione delle disuguaglianze rimane tendenzialmente stabile. E il fatto che rimanga stabile fa sì che ogni anno che passa siamo un po’ più abituati, la consideriamo un po’ più normale. Al punto che oggi i dati del rapporto Oxfam 2020, presentati da Repubblica, ci entrano da un orecchio e ci escono dall’altro. Nel mondo 2153 persone – gli abitanti di Colledara, in provincia di Teramo, o quelli di Comelico Superiore, in provincia di Belluno (fonte) – sono più ricchi di 4,6 miliardi di persone, il 60% della popolazione mondiale, messe insieme. E niente, la cosa non ci sconvolge.

In Italia la situazione disuguaglianze è particolarmente tragica: l’1% degli italiani più ricchi ha più soldi del 70% degli italiani più poveri, negli ultimi 20 anni i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri sono diventati più poveri, l’indice Gini che misura la disuguaglianza continua a salire e il nostro paese è uno di quelli messi peggio in Europa. In Italia i figli dei dirigenti guadagnano in media il 17% in più dei figli degli impiegati, anche se fanno le stesse scuole e prendono gli stessi voti. Il paese è immobile, l’ascensore sociale è rotto, il posto nella società di ciascuno è deciso alla nascita come avveniva nel Medioevo.

Insomma, la concentrazione della ricchezza ha raggiunto un livello critico – una situazione d’emergenza paragonabile a quella causata dai cambiamenti climatici. Solo che ci fa meno impressione, la troviamo quasi normale, forse perché ad annunciare l’emergenza ci sono solo freddi numeri, percentuali e statistiche, non foto di koala che bruciano per gli incendi in Australia.

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