L’articolo dell’Economist sulla legalizzazione della cocaina è una cagata pazzesca | Rolling Stone Italia
Home Politica Diritti

L’articolo dell’Economist sulla legalizzazione della cocaina è una cagata pazzesca

Veramente qualcuno ha pensato che, negli Stati Uniti, possano convivere il possesso d’armi legale e la libertà di acquistare cocaina? Benvenuti nel Far West

Foto di Steve Starr/CORBIS via Getty Images

Fermi tutti: qualcuno ha detto che Joe Biden, aka “Sleepy Joe”, dovrebbe legalizzare la cocaina negli Stati Uniti? Sì, e no, non è stato il buon Giorgione al bar vicino alla stazione. A scriverlo è stato l’Economist, che – in maniera per nulla provocatoria, ma tentando di argomentare la proposta sulla base dei postulati tradizionali dell’economia di mercato – ha buttato lì questa tesi attraverso un editoriale pubblicato sul suo sito e intitolato Joe Biden is too timid. It is time to legalize cocaine. Il soggetto e l’oggetto dell’articolo sono tutti abbastanza chiari. La testata britannica riprende un concetto sulla liberalizzazione delle droghe noto da decenni provando a declinarlo al contesto statunitense, anche se chi ha un minimo di conoscenza dei dibattiti sulla questione sa che, in realtà, molti hanno già tentato di percorrere questa strada senza arrivare a soluzioni concrete.

L’articolo parte da un fatto di politica americana della settimana scorsa, cioè la firma, da parte di Biden, di un decreto che prevede la scarcerazione, negli Stati Uniti, dei condannati in sede federale per possesso di piccole quantità di marijuana. Secondo le ricostruzioni dei media, una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno alle 6mila persone. «Nessuno dovrebbe rimanere in carcere per il solo uso o la detenzione di cannabis, parliamo di qualcosa che è già legale in molti stati Usa», ha detto Biden presentando l’atto.

 

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Un post condiviso da Rolling Stone Italia (@rollingstoneitalia)

E in effetti ha ragione – del resto anche qui, in Italia, il dibattito sulla depenalizzazione della cannabis è vivace, come dimostrano alcuni disegni di legge presentati in Parlamento. Di legalizzazione della canapa e dei suoi derivati se ne è parlato ultimamente anche in Germania, con l’uscita dei dettagli circa una possibile formula che prevedere il possesso legale di un massimo di 15 grammi per uso personale. Poi però l’Economist sposta il mirino sulle droghe che, tradizionalmente, definiamo “pesanti”, iniziando a parlare di cocaina. La tesi del giornale britannico è che depenalizzare la coca, di fatto, non serva a nulla: per ottenere effetti concreti sulla società e sulla lotta al crimine organizzato la cocaina andrebbe completamente legalizzata.

Dalla guerra alla droga proposta da Richard Nixon alle battaglie di altri presidenti (non ultimo Donald Trump), i tentativi di fermare il commercio e il consumo di cocaina non hanno ottenuto grandi risultati. Per cui – sostiene l’Economist – se invece di depenalizzare un prodotto che viene importato illegalmente dall’America latina esso venisse integrato in un mercato completamente legale, non ci sarebbe più bisogno di affidarsi alle organizzazioni criminali per il suo reperimento. O meglio, si potrebbe consumare in America con molta più facilità e controllo di qualità e distribuzione. Sulla soluzione alla lotta al crimine organizzato: «La vera risposta è la piena legalizzazione», si legge sull’Economist, «che consente ai non criminali di fornire un prodotto rigorosamente regolamentato e altamente tassato, proprio come fanno i produttori di whisky e sigarette». Come si è molto spesso detto in riferimento ai cannabinoidi, la legalizzazione taglierebbe una fetta di mercato importante alle organizzazioni criminali, riducendone i flussi economici, e il commercio sarebbe regolarizzato sia nei costi sia nella qualità da parte dello Stato – in soldoni: niente roba tagliata. Inoltre, il crimine organizzato perderebbe il monopolio dello spaccio di cocaina e quindi, ipoteticamente, miliardi di dollari di entrate.

La prima cosa che penseremmo tutti è: ma la salute dove la mettono? Perché considerando che non si sta parlando di legalizzare un tipo di sale da cucina, il tema dell’abuso legato al consumo non può che essere il primo dei problemi, al pari se non superiore a quello della criminalità organizzata. E giustamente, l’Economist ne fa una questione di soldi: costa molto meno spendere in controlli medici e organizzazione sanitaria per gestire la dipendenza da cocaina che dare la caccia ai latinos che la importano. Gli studi medici in questo senso non sono molto chiari, nel senso che non si è capito quanto la dipendenza dalla cocaina per una persona possa essere più profonda e di difficile gestione rispetto alla soggezione al consumo di tabacco o alcool. Sicuramente, non vanno trascurati i dati elaborati dalle Nazioni Unite, che spiegano come il numero di tossicodipendenti nel mondo sia aumentato di un quarto nell’ultimo decennio. Nei soli Stati Uniti, dal Duemila, ci sono state quasi 700 mila morti per overdose, mentre una persona su due (dai 12 anni in su) ha fatto uso di sostanze illegali secondo il National center for drugs abuse statistics. Nel 2019, è stato calcolato che quasi 14,5 milioni di persone in America hanno sofferto di disturbo da uso di alcool secondo il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism.

Da un decennio almeno, dunque, il consumo di sostanze stupefacenti è cresciuto e questo, in qualche modo, significa che i Governi non possono non considerare la possibilità che, con questi numeri, il proibizionismo potrebbe non bastare. Perciò in parte l’Economist ha ragione. La spesa dello Stato (in questo caso gli Stati Uniti) in cura e gestione della dipendenza da cocaina può essere un esborso molto giustificato, soprattutto, come dicevamo prima, se sono soldi tolti alla lotta armata ai trafficanti. Ma rimane, oltre la salute e la spesa, la variabile umana, cioè il fatto che come con l’alcool e le droghe leggere, legalizzando la coca la società si prepara a gestire le azioni delle persone che la consumano nella vita pubblica.

Ora, parliamoci chiaro. Soprattutto nelle grandi città (e i dati lo possono confermare) in tutto il mondo, da Londra a Milano, da New York a Parigi, il consumo di cocaina è parecchio alto. Ristorazione, trasporti, comunicazione, in tutti i settori della società le persone fanno uso di cocaina sul lavoro. Così come fumano o bevono eh, ma con la sola, momentaneamente fondamentale differenza che quelle sono sostanze legali e vietate dai titolari durante le ore di lavoro, ma non fuori. Come con l’erba, il tuo proprietario può dirti: «Non si fuma e non si beve sul lavoro (e non si tira coca)». Così come non puoi metterti alla guida bevendo o dopo aver fumato erba e, tecnicamente, nemmeno potresti fumare sigarette alla guida. Ma il punto è proprio questo.

In Europa come negli Stati Uniti, la gente guida ubriaca e fatta, di erba di coca e di metanfetamine (o quello che volete). Legalizzare la coca non cambia il fatto che le persone continuerebbero a guidare o ad andare a lavoro in modo alterato e anzi, il numero crescerebbe. Perché è più facile trovare la coca, perché puoi avercela sempre dietro, perché pensi di gestire la botta meglio della sbronza, perché sei entusiasta di farlo per il semplice fatto che, a differenza di prima, non hai duecento paranoie o sbatti o azioni losche per andare a casa di un tizio o una tizia e comprarla. Il mondo sembra più semplice, sembra sorriderti, ma alla fine la tua altro non rimane che l’assunzione di una sostanza alterante che, come l’alcool, il tabacco e le droghe leggere, ha effetti negativi sul tuo corpo.

E poi come cambierebbe il mercato della droga dei paesi sudamericani? A cascata legalizzerebbero la coca anche in Colombia (che, al momento, ha negato qualsiasi spiraglio di mercato legale, parlando soltanto di depenalizzazione), Bolivia, Nicaragua e via dicendo? Quante vite salverebbe Washington facendo sniffare roba pura e controllata ai propri cittadini? Quali altri mercati americani dovrebbero crescere aprendo alla legalizzazione della cocaina? Più le domande aumentano, più questa storia dell’Economist pare, se non per la buona volontà di voler colpire il crimine organizzato, una cagata pazzesca.

Ma poi scusate: veramente qualcuno ha pensato che negli Stati Uniti possano convivere il possesso d’armi legale e la libertà di acquistare cocaina? Benvenuti nel Far West.

Altre notizie su:  biden Cocaina Colombia legalizzazione