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Lampedusa, Salvini supera ancora il limite – e lo sa

Che cosa è successo tra ieri sera e oggi sulla nave Mare Jonio e come il Ministro dell’Interno ha pilotato l’intera vicenda

Foto di Chris McGrath/Getty Images

Partiamo dagli ultimi mesi: il Sindaco dell’isola Totò Martello ha denunciato pubblicamente che lì le navi sono sempre sbarcate in queste settimane. Con buona pace del Governo, che si è ben guardato di mandare i fondi adeguati alla gestione dell’accoglienza e non ha fatto menzione di questi numeri nel report del Ministero dell’Interno. Ecco perché gli sbarchi sono diminuiti del 95%, come dice il Super Ministro: perché alcuni vengono lasciati in mare a morire, altri sono arrivati in Italia e non vengono conteggiati.

Ma passiamo alla questione Mare Jonio, la nave attualmente ferma di fronte alle coste di Lampedusa: già ieri pomeriggio voci di corridoio dicevano che stava per arrivare un’imbarcazione con a bordo una cinquantina di profughi. Personalmente ho cercato di contattare il Sindaco Martello di Lampedusa dalle 15.52 di ieri per tentare di chiedergli una dichiarazione che anticipasse pubblicamente la notizia e scoprisse il velo sul silenzio degli sbarchi delle ultime settimane di Lampedusa. Tentativo fallito.

Era già nell’aria che venissero prese misure straordinarie dal Viminale la sera stessa, che svuotassero di poteri il Presidente del Consiglio Conte, ed era necessario compilarle e firmarle prima di affrontare il problema. Tenere il silenzio su ciò che stava accadendo era propedeutico alla pubblicazione della direttiva prima e al controllo dello scoppio del caso mediatico poi.

È intorno alle 21/21.30 che succede tutto: il Viminale firma una direttiva d’urgenza per accentrare i poteri sugli sbarchi nelle mani esclusive del Ministro dell’Interno, con un tavolo permanente da lui eterodiretto. Nello stesso momento si aprono le danze mediatiche: viene resa pubblica la notizia che si stava dirigendo verso le coste italiane la Mare Jonio con a bordo 49 profughi. Dalla Presidenza del Consiglio, nel frattempo, silenzio. Sempre e solo silenzio.

Nel frattempo viene intervistato via Skype Luca Casarini, il responsabile dell’operazione, che ha la “sfiga” di essere un pezzo da novanta dei collettivi degli scorsi decenni. Ed è qui che si compie la magia mediatica di Salvini, che passa dalla sostanza (farsi una direttiva lampo) alla forma (accreditarsi sui media). In Italia non entrano le navi dei centri sociali, dice. Ma il Super Ministro ha un problema insormontabile: quella nave batte bandiera italiana e ha diritto di attraccare nei porti italiani, chiunque ci stia sopra.

In questo momento la Mare Jonio è di fronte alle coste di Lampedusa, dall’isola non arrivano notizie precise ma sappiamo due cose: la nave batte bandiera italiana e ha diritto di sbarcare; la Guardia di Finanza alle 8 questa mattina ferma la nave prima di farla accedere alla rada dell’isola. Mentre la prima fa ben sperare sull’esito positivo, la seconda potrebbe essere l’occasione per ritardare gli sbarchi.

Intanto la Procura non ha ancora aperto un’indagine ed è in attesa di lumi da Roma, che tace nelle sedi istituzionali e parla sui social. Il Presidente Conte alla Camera questa mattina non risponde alle domande dei deputati e rimane in balia del suo ministro dell’Interno, temendo una nuova e forse definitiva crisi di governo.

Domani in Senato si vota sull’autorizzazione a procedere contro il Super Ministro per il caso Diciotti. Nel frattempo Salvini si è rubato un altro pezzo di potere, al buio, nel silenzio degli alleati di Governo.

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