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L’aborto farmacologico sarà finalmente possibile in day hospital in tutta Italia

Le nuove linee guida al riguardo prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È una vittoria per i movimenti femministi e l'Italia si adegua finalmente al resto d'Europa

Manifestazione di Non una di meno a Torino. Mauro Ujetto/NurPhoto via Getty Images

Come ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, il governo emanerà delle nuove linee guida per l’interruzione volontaria di gravidanza per via farmacologica, in sostituzione delle precedenti che risalgono al 2010. E queste “prevedono l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana”. Secondo Speranza si tratta di “un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà”.

Le linee guida del 2010 permettevano la somministrazione del farmaco per l’interruzione di gravidanza solo entro le prime sette settimane e consigliavano un ricovero di tre giorni – mentre nel resto d’Europa le settimane erano appunto nove e non era previsto un ricovero – lasciando però su quest’ultimo punto libertà di scelta alle singole Regioni. Le nuove linee guida arrivano dopo la giunta di centrodestra dell’Umbria aveva ripristinato l’obbligo di ricovero per tre giorni appoggiandosi alle linee guida del 2010: in risposta Speranza ha richiesto un parere del Consiglio Superiore di Sanità sull’aggiornamento delle linee guida. 

Secondo il parere del Consiglio Superiore di Sanità riportato da Repubblica, “non esistono evidenze scientifiche che sconsiglino la somministrazione alla nona settimana”. La pillola abortiva potrà essere somministrata sia in consultorio che in ambulatorio, in spazi appositi e da personale apposito. Le donne potranno tornare a casa mezz’ora dopo l’assunzione a meno che non abbiano ansia o che a casa non siano sole. Dopo due settimane è prevista una visita di controllo. Oltre ai vantaggi per la salute e il benessere delle donne, rendere più semplice l’aborto farmacologico vuol dire anche un grosso risparmio economico per il Servizio Sanitario Nazionale.