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La verità sullo sgombero dei Casamonica

Il governo gialloverde ha sfruttato il suo potere mediatico per trasformare un'azione di legalità in propaganda: lo sgombero delle ville del clan era stato deliberato a gennaio dal presidente della regione Zingaretti , ma è Virginia Raggi a prendersi il merito a reti unificate

Roma, giugno 2018. Nicola Zingaretti e Matteo Salvini durante un sopralluogo tra le ville dei clan

Roma, giugno 2018. Nicola Zingaretti e Matteo Salvini durante un sopralluogo tra le ville dei clan

Foto IPA

Martedì 20 novembre centinaia di poliziotti, decine di cronisti convocati per l’occasione, la Sindaca di Roma Virginia Raggi, il Ministro Salvini e il Presidente del Consiglio Conte hanno “mediaticamente” occupato uno spazio buio di Roma: la zona in cui vivevano alcuni membri del clan mafioso romano dei Casamonica.

L’operazione, prettamente mediatica, è stata un successo. Anche l’instancabile Renzi si è preoccupato di fare i complimenti alla Sindaca romana, con un post su Facebook, per far vedere agli italiani che lui è “altro”, non strilla. Lui è per il fairplay. Ci voleva un atto della Regione Lazio guidata da Zingaretti, prossimo candidato alle primarie del PD e sfidante principale di Marco Minniti, per far sbilanciare così l’ex premier fiorentino. Perché, nonostante il sodalizio Lega-M5S sia traballante, la capacità di veicolare messaggi potenti e totalizzanti rimane un loro marchio di fabbrica, in grado di far esporre positivamente anche il primo nemico.

La storia di questa operazione non ha come protagonisti né il Governo Conte e i suoi Ministri, né la Sindaca Raggi. Gli atti utili a questa operazione sono stati fatti dalla Regione Lazio.

Un po’ di cronistoria: le ville entrano a far parte dei beni da porre sotto sequestro nel lontano 2009, anno in cui vengono confiscate. Nel 2013, con calma olimpica, vengono sgomberate poiché al loro interno vivevano ancora alcuni esponenti del clan. Toccherà poi alla Giunta Marino portare avanti le procedure. La situazione si sblocca nel gennaio 2018, quando la Regione Lazio di Zingaretti, in collaborazione con l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), procede con una delibera per l’abbattimento e la riqualificazione delle ville. Il 21 giugno 2018 Zingaretti ospita il Ministro Salvini nel terreno confiscato per una conferenza stampa, il quale, ovviamente, promette – cosa? – di andare con le ruspe. Nel frattempo sono stati sviluppati progetti che andranno a risanare le zone sequestrate con parchi e strutture per attività socio-culturali, grazie all’aiuto del comitato del quartiere interessato.

Così arriviamo ai giorni nostri e all’operazione perfettamente riuscita di propaganda gialloverde. In assetto da guerra sfilano tutti i leader più importanti del Governo, rilasciano interviste, sottolineano la vittoria dello Stato contro le mafie.

È qui che lo strapotere mediatico di Lega e Cinque Stelle si presenta vestito a festa. Non solo impadronendosi delle azioni altrui o prendendone semplicemente atto, ma ergendosi a unici detentori della giusta e sempre mai troppa guerra alle mafie. Parliamo dell’ennesimo esempio della peculiare capacità di diventare protagonisti quando si è solo controfigure, che è solo la forma opposta di un altro atteggiamento tipico: diventare controfigure o vittime quando le cose si mettono male. Assistiamo inermi a quella che è la grande differenza tra la maggioranza e l’opposizione: la prima è in grado di assorbire ogni azione utile ad acquisire consenso, la seconda è incapace di farlo anche quando avrebbe tutte le carte in regola per farlo, come in questo caso.

Il primo round di questa bella storia di lotta alla mafia è stato vinto dalla cordata gialla, con una Raggi superstar, intervistata in ogni dove e presente subito dopo nel salotto di Floris ad elargire consigli su come si combattono le organizzazioni criminali. Il secondo round, il 26 novembre, giorno in cui le villette verranno materialmente abbattute, vedremo la sfilata della squadra verde capeggiata dal Ministro dell’Interno, che promette di presentarsi munito di ruspe e caschetto. Il perché è ignoto ai più, ma per le telecamere siamo abituati a questo e altro. Ruspe per i migranti, ruspe per gli italiani che occupano immobili, ruspe per la mafia. Ruspe per tutti, come se un uomo semplicemente povero e bisognoso possa essere equiparato a chi si infiltra in sistemi politici, mediatici, economici e sociali tramite l’uso di forza e violenza col solo fine di arricchirsi e incrementare il proprio potere.

Abbiamo perso l’ennesima occasione per dire “no” alle mafie e “si” alla legalità tutti insieme, per far comprendere ai cittadini il sistema complesso in cui vivono, fatto di organi e Istituzioni interdipendenti tra loro che operano insieme, per ringraziare sentitamente Federica Angeli e tutti i giornalisti che ogni giorno perseguono il giornalismo d’inchiesta con coraggio e dedizione.

Il messaggio è stato comunque buono e positivo: parlare di mafia, far sapere a tutti da che parte si sta non è mai inutile. Nonostante questo, l’attuale Governo non ha ancora preso alcuna misura per il contrasto alle mafie. La priorità al momento è arrivare alle elezioni europee forti del consenso acquisito in questi mesi. Meglio non rischiare, per il momento.

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