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La verità sullo sgombero dei Casamonica – Atto secondo, “La ruspa”

Nonostante la scenetta di Salvini alla guida della ruspa, con l'abbattimento della villa nella Romanina le regole del gioco sono cambiate, e l’efficacia dell'azione politica ha vinto sulla propaganda.

Matteo Salvini sulla ruspa che ha abbattuto l'immobile dei Casamonica

Matteo Salvini sulla ruspa che ha abbattuto l'immobile dei Casamonica

Foto IPA

Ieri è avvenuto il secondo abbattimento di immobili dei Casamonica nella Romanina, in via Roccabernarda 15. Al contrario di quanto visto la settimana scorsa, è la sobrietà ad aver fatto da padrona. La giornata è iniziata con una conferenza stampa congiunta tra il Presidente del Lazio Nicola Zingaretti e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, giunto sul posto a rimarcare il pugno duro dello Stato e del suo ministero nella lotta alle mafie.

Togliamoci per un momento dalla testa la passerella preparata all’impacciato Ministro dell’Interno che tenta di azionare una ruspa con diversi tentennamenti, coadiuvato da un militare dell’esercito. Ormai fa parte dello storytelling salviniano e, purtroppo o per fortuna, non stupisce più nessuno. Quello che importa è che ieri hanno vinto tutti e ha vinto soprattutto la legalità. A distanza di pochi giorni dall’ultima operazione le regole del gioco sono cambiate in favore di una collaborazione interistituzionale. Ha vinto la lotta ai più forti e non ai più deboli. L’efficacia dell’azione politica sulla propaganda. La spiegazione di un progetto futuro sui sit-in caotici.

Foto IPA

La villa, di circa 1.000 mq. complessivi, è stata confiscata nel 2009 e sgomberata nel 2013. Dopo solo una settimana dalla confisca fu vandalizzata. La storia iniziò subito ad assomigliare a quella dei terreni confiscati, presto bruciati per renderli difficilmente coltivabili. Lo scorso maggio, ascoltando le richieste del quartiere, è stato annunciato che la Regione avrebbe chiesto questa villa all’Agenzia Nazionale Beni Confiscati. A luglio, dopo che l’Agenzia Nazionale Beni Confiscati ha prontamente assegnato l’immobile, sono stati iniziati i lavori per la messa in sicurezza della villa e dell’area circostante. Ad agosto la consegna delle chiavi al comitato “Campo Romano-Casalotto” di un primo pezzo del giardino bonificato. Poi il grande successo tra i cittadini, quest’estate, con l’utilizzo della villa per il gioco dei bambini e feste di quartiere. Infine l’abbattimento, affidato all’Esercito, che tra demolizione e smaltimento ha impegnato la Regione Lazio per più di 100mila euro. È stata scelta la strada dell’abbattimento perché la villa è completamente abusiva e vandalizzata; al suo posto sorgerà un parco pubblico di 2.700 mq, mentre la dependance salvata dall’abbattimento ospiterà la casa del comitato di quartiere che si prenderà cura del parco.

«Non vogliamo distruggere – ci ha detto il Presidente della Regione Nicola Zingaretti – ma ricostruire e dimostrare che quello che si toglie alle mafie si può dare alle persone. Questa area verrà data al comitato di quartiere. La parola confisca è corretta, ma la parola più bella è il bene comune. Quando c’è la legalità torna la libertà della vita. Bisogna fare un salto culturale. Prima, quando la gente veniva qui, aveva quasi paura, ora i cittadini sono protagonisti della gestione degli spazi. Qui giocheranno bimbe e bimbi del quartiere».

La prossima settimana la Regione prenderà in gestione circa 40 immobili dei 491 confiscati, non solo dei Casamonica. Tra questi manufatti di cui la Regione si farà carico la prossima settimana, 34 sono a Roma e 6 a Cassino. Tra i 451 restanti rientra anche la villa a Sacrofano dove risiedeva Massimo Carminati.

Dopo tante polemiche, sembra che, finalmente, gli unici a guadagnarci saranno gli abitanti della Romanina, le uniche a uscirne sconfitte le organizzazioni criminali. Con l’aiuto di associazioni e società civile, spazi bui che hanno segnato interi quartieri di grandi città possono trovare uno spiraglio di luce per rinascere ed essere messi a disposizione di chi quelle zone le ha abitate e, spesso, forse, si è sentita esclusa.

La strada è tracciata, adesso sono le Istituzioni, quelle statali, regionali e locali, a doverla portare avanti con tenacia e coraggio. Ma soprattutto, per una volta, insieme.

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