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La Spagna pagherà i trattamenti della fertilità per lesbiche, bisessuali e transgender

"È un esempio di come riconoscere i diritti LGBT+ significhi riconoscere i diritti umani per la società nel suo insieme"

Oggi è la giornata mondiale contro omo-bi-transfobia. Foto: Fernando Lòpez

Oggi è la giornata mondiale contro omo-bi-transfobia. Foto: Fernando Lòpez

Che siano lesbiche, bisessuali o transgender, single o meno, da ora in poi le donne, in Spagna, potranno beneficiare tutte, gratuitamente, dei trattamenti per la fertilità, come la fecondazione in vitro. Lo ha annunciato il ministero della Salute, che ha firmato un’ordinanza che, secondo le stime, potrà favorire circa 8500 persone.

I trattamenti per la fertilità, in Spagna, erano già a carico del sistema sanitario pubblico per tutte le donne, ma dal 2014 il governo conservatore del Partito Popolare lo aveva limitato solo alle eterosessuali e con partner, che avevano difficoltà a rimanere incinte, affermando che “la mancanza di un uomo” non fosse “un problema medico” e che quindi le procedure di riproduzione assistita per le donne single non potevano essere pagate dallo Stato. Secondo il ministro della Sanità, Carolina Darias, che ha firmato la nuova ordinanza, si “restituisce” un diritto “che non avrebbe mai dovuto essere tolto”.

“È un esempio di come riconoscere i diritti LGBT+ significhi riconoscere i diritti umani per la società nel suo insieme”, ha detto Uge Sangil, leader di un importante gruppo spagnolo per i diritti degli omosessuali. “L’ottenimento di diritti come quello alla gratuità della riproduzione assistita avvantaggia le donne lesbiche e bisessuali e le persone trans in gravidanza, senza danneggiare nessuno. Non potremo essere cittadini con tutti i diritti pienamente riconosciuti finché non saranno garantite le stesse condizioni di libertà e uguaglianza di tutte le persone, qualunque sia il loro orientamento sessuale, l’identità di genere o di espressione”.

Per accedere ai trattamenti gratuiti (per un massimo di tre), le donne devono avere più di 18 anni e meno di 40. La Spagna è stato uno dei primi Paesi al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E in un periodo in cui i diritti LGBT+ sono minacciati in alcuni Stati – tra cui l’Ungheria, la Polonia e la Gran Bretagna – la Spagna sta diventando una delle poche nazioni disposte a riconoscere legalmente l’autodeterminazione di genere: durante l’estate, il governo ha approvato un progetto di legge per permettere agli over 16 di cambiare legalmente sesso senza dover chiedere il consenso ai genitori o ai medici.