La situazione tra Israele e Palestina assomiglia sempre più a un'intifada | Rolling Stone Italia
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La situazione tra Israele e Palestina assomiglia sempre più a un’intifada

Il bilancio di ieri è di 40 morti, con centinaia di razzi e bombardamenti su Gaza. E in alcune città israeliane gli abitanti palestinesi si sono rivoltati attaccando la polizia

Ilia Yefimovich/picture alliance via Getty Images

Quando le forze di sicurezza israeliane hanno cominciato a espellere dalle loro case alcune famiglie palestinesi nel quartiere di Sheik Jarrah a Gerusalemme est, quando hanno fatto irruzione dentro la moschea di al-Aqsa attaccando con lacrimogeni e granate stordenti i fedeli in preghiera e provocando scontri di piazza violentissimi sulla Spianata delle Moschee, nessuno – nemmeno Israele stesso – si aspettava probabilmente l’escalation che sta avvenendo in queste ore. 

Ieri sera, un bombardamento israeliano ha colpito – con il solito metodo del cosiddetto roof knocking, ovvero un colpo d’avvertimento prima del bombardamento vero e proprio per dare tempo a eventuali civili di mettersi in salvo – un palazzo di 13 piani a Gaza, radendolo al suolo. 

I gruppi armati palestinesi che controllano la Striscia di Gaza hanno risposto nell’unico modo in cui possono rispondere viste le condizioni in cui si trovano: lanciando razzi. Ne sono stati lanciati centinaia buona parte dei quali sono stati intercettati da Iron Dome, il sistema di difesa anti-missili di Israele. Alcuni però sono riusciti a evadere le difese e a colpire il bersaglio, su tutto il territorio israeliano. Uno dei razzi ha colpito un’oleodotto ad Ascalona, causando un grosso incendio; un altro ha colpito un autobus (vuoto) a Tel Aviv. 

Quest’intensità nel lancio di razzi dalla Striscia di Gaza non si vedeva da anni, e rappresenta di per sè un precipitare della situazione. Ma ancora più preoccupante è quello che è successo nella notte in una serie di città israeliane – all’interno dei confini del 1948, quindi non nei territori occupati della Cisgiordania – dove la popolazione palestinese è insorta. I manifestanti hanno attaccato la polizia con lanci di pietre e dato fuoco a edifici e automobili. 

Gli scontri peggiori si sono visti nella città di Lod, vicino a Tel Aviv, dove lunedì era stato ucciso un manifestante palestinese. Ieri notte gli scontri nella cittadina sono degenerati in una vera e propria rivolta e la polizia ha perso il controllo della situazione, spingendo il sindaco a chiedere l’intervento dell’esercito. Alcuni residenti israeliani della città sono stati evacuati e il primo ministro Netanyahu ha dichiarato lo stato di emergenza inviando unità della polizia di frontiera, di solito di stanza in Cisgiordania, a Lod per riportare l’ordine. Il capo della polizia israeliana Kobi Shabtai ha detto che scontri così intensi non si vedevano dal 2000, e cioè dall’inizio della Seconda intifada.

La reazione di Israele è stata ancora una volta di attaccare Gaza, con centinaia di raid aerei, comunicando poi di aver colpito diversi “importanti obiettivi terroristici e diversi terroristi in tutta la Striscia di Gaza”. Tra questi c’era un altro palazzo a Gaza, di 9 piani e che ospitava appartamenti, uffici e una clinica dentistica, ed è stato raso al suolo. Alla fine della giornata il bilancio è di 40 morti, di cui 35 a Gaza per i bombardamenti israeliani e 5 in Israele per i razzi sparati da Gaza. 

Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito d’emergenza ma il veto degli Stati Uniti ha impedito che venisse approvato un documento in favore di un cessate il fuoco; un’altra riunione è stata convocata per oggi e sarà un test per l’amministrazione Biden – che si è detta “molto preoccupata” per quanto sta avvenendo ma che è restia a farsi coinvolgere. 

Intanto Tor Wennesland, inviato dell’ONU per il processo di pace in Medio Oriente, ha chiesto ai leader di entrambe le parti di prendersi la responsabilità di fermare l’escalation. “Il costo della guerra a Gaza è devastante e sta venendo pagato da persone comuni. Bisogna smettere immediatamente con gli attacchi. Si sta andando verso una guerra vera e propria”. Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha detto che i lanci di razzi ccontinueranno finché Israele “non cesserà il terrorismo e le aggressioni a Gerusalemme e contro la moschea di al-Aqsa”, mentre il premier israeliano Netanyahu ha annunciato che i combattimenti potrebbero andare avanti per un po’ di tempo. Per il momento, però, un’invasione via terra della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano sembra esclusa.