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La sinistra riparta da Diego Armando Maradona, sul serio

Amico di Fidel Castro, Morales, Chavez: Maradona è stato un'icona dell'estrema sinistra, e il suo tatuaggio di Che Guevara non era folclore ma una convinzione profonda

La morte di Diego Armando Maradona – quello che probabilmente è stato il più grande calciatore della Storia – avvenuta ieri a 60 anni, ha scatenato commozione, manifestazioni di cordoglio, coccodrilli tristi in prima pagina su tutti i giornali del mondo. E uno spazio non da poco è stato anche dato a una straordinaria coincidenza: la morte di Maradona è avvenuta il 25 novembre, lo stesso giorno in cui quattro anni fa era morto il leader cubano Fidel Castro. Maradona era stato amico di Fidel Castro, l’aveva incontrato più volte e si era persino tatuato il suo volto sul polpaccio: lo considerava, insomma, il suo idolo allo stesso modo in cui milioni di persone in tutto il mondo consideravano il loro idolo Maradona. 

La fascinazione di Maradona per l’estrema sinistra è ben nota. Non c’è solo Fidel Castro, anzi, il calciatore si potrebbe benissimo considerare un’icona del socialismo del XXI secolo. Maradona era amico di Castro, era amico del presidente socialista venezuelano Hugo Chavez e del suo successore Nicolas Maduro, così come dell’ex presidente socialista della Bolivia Evo Morales. Apprezzava Cuba, aveva visitato l’Unione Sovietica e la Cina, aveva tatuato non solo Castro ma anche Che Guevara. Una famosa foto lo ritrae nel 2005 accanto a Evo Morales con una maglietta con scritto “Stop Bush” dove la “s” nel nome dell’allora presidente americano è una svastica. Nel 2007, come riporta Reuters, era apparso in un programma tv venezuelano affermando: “Odio tutto ciò che viene dagli Stati Uniti. Li odio con tutto il mio cuore”. 

E le sue opinioni non erano mai cambiate. Aveva vissuto a Cuba per quattro anni nel tentativo di disintossicarsi dalla droga e in quel periodo incontrava regolarmente Fidel Castro per parlare di politica e di sport. Nel 2016, alla morte di Castro, aveva detto di aver pianto tantissimo: “Dopo mio padre, è stato il dolore più grande che abbia mai provato”. L’anno dopo era apparso sulla tv russa RT e aveva elogiato Chavez, Fidel Castro, Putin, Morales e il presidente sandinista del Nicaragua Ortega. Aveva anche criticato Trump, si era detto felice per il fatto che gli Stati Uniti non potessero più agire come lo sceriffo del mondo. Sempre nel 2017, mentre Maduro affrontava grandi proteste contro il suo governo, si era professato “chavista fino alla morte” e aveva detto “quando Maduro me lo ordinerà, mi vestirò da soldato” per combattere per il Venezuela. 

In una parola, Maradona era un socialista e un anti-imperialista. Ma questo aspetto della sua vita, pure fondamentale, viene trattato dalla stampa che oggi lo celebra alla stregua di un dettaglio folcloristico: i tatuaggi, l’amicizia con i dittatori, l’idealismo del calciatore appassionato di Che Guevara. La simpatia per il socialismo viene perlopiù derubricata in modo condiscendente e paternalista come l’ennesima delle sue perversioni, attribuibile a quella sregolatezza che era il controcanto del suo genio, assimilata alla cocaina e al gol di mano contro l’Inghilterra. Insomma come qualcosa di anormale, parte del Maradona folle, come a confermare che non ci sia posto per quel genere di cose nella normalità del reale. Giusto uno come Maradona poteva pensarla così.

Quando si era schierato apertamente con Maduro, il leader dell’opposizione venezuelana Capriles l’aveva criticato dicendo che non avrebbe supportato il governo se avesse dovuto vivere con 15 dollari al giorno come molti venezuelani. Maradona aveva risposto: “so bene cosa vuol dire crescere con sette fratelli e non avere niente da mangiare. Magari avessimo avuto 15 dollari al giorno! La differenza tra me e te è che io non mi sono mai venduto”. Più che l’ennesimo simbolo della sua vita sregolata e piena di contraddizioni, la militanza di estrema sinistra di Maradona andrebbe vista come un esempio della sua coerenza: anche arrivato in cima, aveva continuato a ricordarsi da dov’era partito.