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La sinistra francese si candida a non governare


Una coalizione unita potrebbe sfidare Macron alle presidenziali, ma le primarie hanno dato l’impressione opposta, tra ambizioni personali, la crisi del partito socialista e la mancanza di un progetto comune

I manifesti elettorali di Christiane Taubira, ex ministra della Giustizia del governo Hollande e vincitrice delle primarie della sinistra francese

Foto: Getty Images

Nella tragicomica storia del centro sinistra italiano post-unitario abbiamo assistito a istinti fratricidi – «Enrico stai sereno» – sfighe e anatemi lanciati da compagni di partito – basterebbe chiedere a Google: Perché Fassino porta sfiga? – fino alle grandi scissioni. La nascita di Italia Viva resterà sempre un grande ricordo, soprattutto per i militanti del Pd che da quel momento odieranno Matteo Renzi fino alla fine dei loro giorni. Pensiamo sempre di avere la peggiore rappresentazione della sinistra nel mondo, ma non abbiamo ancora messo sotto la lente di ingrandimento il centrosinistra francese.

Con le presidenziali alle porte, voto previsto al primo turno il 24 aprile, la sinistra francese è più divisa che mai. Dal 27 al 30 gennaio si è svolta La primaire populaire del centrosinistra, le primarie della gauche che hanno consacrato Christiane Taubira, ex ministra della Giustizia con il governo Hollande, la candidata preferita degli elettori. Dietro di lei gli altri sei candidati scelti dal comitato organizzatore, con Yannick Jadot, leader dei Les écologistes, in seconda posizione e Jean-Luc Mélenchon, capofila di La France Insoumise, arrivato terzo.

La crisi nera del partito socialista – Anne Hidalgo, la candidata di bandiera del Ps, è inchiodata a un 3% impietoso nelle intenzioni di voto generali – è tra le ragioni scatenanti di questa iniziativa popolare, che nel 2021 ha visto il coinvolgimento di circa 130mila elettori di sinistra. In un sondaggio pubblicato dal gruppo Bva per Rtl e Orange, il 77% dei simpatizzanti della gauche afferma che «l’iniziativa può aprire il dibattito e fare emergere le idee e i valori comuni a sinistra». Il paradosso è che più della metà non crede che i singoli candidati dovrebbero rinunciare alla candidatura, nel caso fosse chiara la vittoria di uno di loro.

Allo stesso modo la pensano i diretti interessati. Jean-Luc Mélanchon con la sua proverbiale costruttività: «I primaristi sono un branco di burloni che ci danneggeranno», ha detto qualche giorno prima del voto popolare. Non ha preso bene nemmeno il risultato finale: «Hanno iscritto il mio nome a un’elezione alla quale non volevo nemmeno partecipare. Non ho niente da dire». Gli elettori di sinistra francesi sanno che Anne Hidalgo, invece, ha sempre le idee chiare. La candidata del Ps aveva dichiarato, a dicembre, la necessità di organizzare le primarie del centrosinistra, ridimensionando le sue intenzioni fino a definire l’iniziativa «certo interessante e simpatica» ma fuori dai suoi interessi. Hidalgo ha fatto flop anche alla “primaria simpatica”, posizionandosi quinta alle spalle di Pierre Larrouturou, cognome dalle assonanze notevoli ma sconosciuto ai più. I commenti di tutti i perdenti si sono allineati sulla difensiva: «È solo una candidatura in più».

Si è trattato, di fatto, di un voto informale, perché l’esercizio di democrazia dal basso ha avuto solo il valore di una consultazione e non è stato riconosciuto dagli altri candidati (perdenti). Le primarie hanno infatti dimostrato il caos che regna nella sinistra francese e la mancanza di un progetto comune. Alla visione di coalizione assente, si unisce anche la generale indisponibilità a dialogare per costruire un progetto in grado di impensierire Emmanuel Macron. Eppure la mobilitazione ha coinvolto circa 400 mila votanti e migliaia di volontari. Questa partecipazione appare ancora più rilevante se si guarda a un sondaggio che riguarda le intenzioni di voto dei giovani dai 18 ai 30 anni: il 24% dei giovani voterebbe Emmanuel Macron. Dietro all’attuale presidente della Repubblica – che non ha ancora lanciato la sua candidatura per la riconferma – si piazza Marine Le Pen con il 21% dei voti. Il 13% dei giovani si orienterebbe su Jean-Luc Mélenchon, l’8% su Èric Zemmour, che resta davanti a Valérie Pécresse. Nemmeno in queste intenzioni di voto c’è traccia di un progetto ampio di centrosinistra, che non sia quello di Emmanuel Macron. Tuttavia l’entusiasmo più acceso per il neonato progetto di Taubira – che ha ufficializzato la candidatura sabato 15 gennaio in un comizio a Lione – arriva proprio dai più giovani, sugli assi dell’ecologismo, dei diritti sociali e dei diritti dei più giovani.

Il dubbio sulla struttura delle primarie e su un dirigismo preventivo da parte di Taubira tuttavia esiste, anche nelle modalità di espressione del voto: al primarista è stato infatti chiesto di esprimere una valutazione da “Molto bene” a “Insufficiente” per ciascuna delle personalità in gara. Si tratta di un sistema poco trasparente e ambizioso, se l’intenzione fosse veramente quella di trovare un leader tra i litigiosi partiti di sinistra. Insieme, tutti i candidati delle primarie della sinistra esprimono circa il 26% dei voti, appaiati alle intenzioni di voto del presidente Macron. La vincitrice del “sondaggio”, Christiane Taubira è stata la sola a esprimere entusiasmo per questo voto, seppure in modo inadeguato, avrà avuto almeno il merito di sollevare un importante tema: la sinistra francese vuole davvero proporsi per governare di nuovo il Paese, dopo François Hollande? Taubira ha promesso di chiamare a raccolta tutti i leader della sinistra. In bocca al lupo per questa tredicesima fatica di Ercole.