La setta religiosa che controlla un’intera unità di Google | Rolling Stone Italia
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La setta religiosa che controlla un’intera unità di Google

Secondo Kevin Lloyd, un'ex di Google Developer Studio, dodici persone appartenenti alla 'Fellowship of Friends', un'organizzazione religiosa aconfessionale, avrebbero coordinato il progetto portando nell’ambiente di lavoro la loro impronta. L'ennesima gestione controversa all'interno della Big G

Foto di AaronP/Bauer-Griffin/GC Images

È iniziata un’estate turbolenta fra i corridoi di Mountain View, visto che ogni settimana sembra formarsi qualche crepa nell’idilliaco mondo di Google che, fino a qualche tempo fa, dominava il mercato dei motori di ricerca (e non solo) senza fare troppo rumore. Dopo che l’azienda è stata accusata di aver creato una IA “senziente”, cioè una intelligenza artificiale con «la coscienza di un bambino di 8 anni», ora deve difendersi dalle dichiarazioni di un altro ex dipendente che ha segnalato una circostanza alquanto controversa: un’intera unità di Big G sarebbe infatti diretta da alcuni appartenenti a una setta religiosa. Una rivelazione che sta facendo discutere, visto che è stata ripresa anche da un lungo e dettagliato reportage del New York Times, che riporta una serie di dichiarazioni del contractor Kevin Lloyd che, dopo aver lavorato come produttore di video per Google Developer Studio, avrebbe scoperto che dodici persone appartenenti a un culto gestivano il progetto portando nell’ambiente di lavoro la loro impronta.

Secondo il NYT, il gruppo che si sarebbe infiltrato in Google prende il nome di Fellowship of Friends, un’organizzazione religiosa aconfessionale che è convinta che «un’elevazione della coscienza può essere raggiunta abbracciando la cultura e le arti». Il quotidiano individua poi nel direttore di Google Developer Studio, Peter Lubbers, e nel produttore video, Gabe Pannell, due dei principali appartenenti a questa “setta”. E proprio con loro l’ex dipendente si sarebbe scontrato, dopo aver esposto ad altri colleghi e all’azienda la loro appartenenza a Fellowship of Friends, circostanza che ha portato al suo licenziamento e alla causa che ha deciso di intentare presso la Corte Superiore della California verso Google con varie accuse: aver terminato in maniera scorretta il suo contratto di lavoro, essersi “vendicata” per le sue dichiarazioni contro il presunto culto e di avergli causato un enorme stress emotivo per non averlo protetto dai soprusi di questo gruppo. «Abbiamo messo in atto politiche per dipendenti e fornitori per prevenire discriminazioni e conflitti di interesse, e li prendiamo sul serio», ha dichiarato in una nota la portavoce di Google, Courtenay Mencini. Che ha poi cercato di chiarire l’aspetto del controllo che può mettere in pratica una azienda in America sulla libertà di culto: «È contro la legge chiedere le affiliazioni religiose di coloro che lavorano per noi o per i nostri fornitori, ma ovviamente esamineremo a fondo queste accuse per verificare eventuali irregolarità o pratiche contrattuali improprie. Se troveremo prove di violazioni delle norme, agiremo».

Ma il NYT è andato oltre al singolo caso e, dopo aver approfondito, ha scoperto che «agli eventi di Google i membri della setta lavorano all’accettazione degli ospiti, come fotografi, come musicisti, come massaggiatori e come camerieri» e uno degli adepti di Fellowship of Friends sarebbe stato assunto a Mountain View come Sound Designer. Nello speciale del quotidiano newyorkese non mancano altre testimonianze di dipendenti a conferma della ricostruzione, tanto che ora Alphabet Workers Union, il sindacato interno, ha già chiesto spiegazioni ai vertici e ha apertamente criticato il mondo in cui avvengono i contracting dell’azienda.