Home Politica

La seconda ondata è ufficialmente arrivata

Ieri i nuovi contagi sono stati 15199, in una settimana i ricoverati in terapia intensiva sono passati da 539 a 926. Le misure sono ancora soft ma un secondo lockdown, che tutti vorremmo evitare, sembra più probabile ogni giorno che passa

Kay Nietfeld/picture alliance via Getty Images

La seconda ondata di coronavirus, quella che tutti aspettavamo, alla fine è arrivata. Ieri i nuovi contagi sono stati 15199 (contro i 10874 del giorno prima), numeri che governo e Comitato tecnico-scientifico non si aspettavano di raggiungere così in fretta. I morti sono passati da 89 a 127, i ricoveri in terapia intensiva 56. Non siamo ancora come a marzo ma poco ci manca, e la differenza stavolta è che la crisi non è localizzata a Bergamo e in Lombardia ma diffusa capillarmente in tutta la penisola. Milano è la città più colpita; Genova, Roma e Napoli sono osservate speciali; la sanità in alcune regioni è già adesso vicina al collasso e con questo ritmo anche nel resto d’Italia ci arriverà in un paio di settimane. 

Nel frattempo, le misure per cercare di fronteggiare l’emergenza sono ancora soft. In Lombardia e nel Lazio è stato istituito il coprifuoco notturno (dalle 23 alle 6 nella prima, dalle 24 alle 5 nella seconda) violabile solo con l’autocertificazione e per motivi di comprovata esigenza o di salute, mentre scuole e università aumentano l’uso della didattica a distanza. Tutto questo però potrebbe non bastare, se è vero che – come riporta La Stampa – esperti come Walter Ricciardi parlano di grandi città “già fuori controllo”. Intanto il premier Conte e il ministro della Salute Speranza hanno chiesto agli italiani di evitare gli spostamenti e le attività superflue, pur continuando a escludere un nuovo lockdown. Ma quello scenario, che tutti hanno sempre detto di voler evitare, diventa sempre più reale giorno dopo giorno.

Al momento la possibilità più realistica è quella di chiudere singole regioni o singole città, delle zone rosse nei luoghi più colpiti: Milano in primis, o tutta la Lombardia che ieri ha registrato 4125 casi. L’elenco delle misure attuabili, riporta La Stampa, è già stato preparato da Comitato tecnico-scientifico, ministero della Salute e Regioni: si va dai lockdown provinciali, all’interruzione di attività produttive considerate a rischio come stabilimenti di macellazione e aziende di spedizione, alla chiusura dei confini regionali, alla chiusura di scuole e università. 

Intanto, come riporta Il Corriere della Sera, c’è una soglia ben precisa oltre la quale il lockdown pare inevitabile: se il numero dei ricoverati per Covid-19 in terapia intensiva dovesse superare le 2300 persone il governo potrebbe decretare la chiusura di tutte le attività non essenziali e vietare gli spostamenti tra le regioni. Al momento siamo a 926, ma una settimana fa eravamo a 539.