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La repubblica degli spioni

Il MoVimento Cinque Stelle invita i cittadini a segnalare i vicini che truffano il reddito di cittadinanza. Continua la battaglia grillina sulla "delazione di Stato", con il solo risultato di dividere una comunità che già non si sopporta più

Una manifestazione del M5S. Foto Andrea Ronchini/Alamy/IPA

Due figure in Italia hanno sempre trovato spazio e humus: il delatore e il ricattatore. Potrai denunciare in forma anonima il vicino di casa che ti sta sui coglioni, qualcosa il Fisco trova sempre e avrai la soddisfazione di rovinarlo. (…) Le delazioni e i ricatti sono però accompagnati da rancori e vendette. Se non puoi prendertela con l’Agenzia delle Entrate, puoi però ripagare il delatore in mille modi, con una contro delazione ad esempio, o incendiandogli la macchina. (…) Diciamocelo, questa storia delle liste è una presa per i fondelli, uno strumento di distrazione, un risveglio dei peggiori istinti, un tentativo di divisione sociale e di caccia all’untore.

Ecco quello che Beppe Grillo scriveva nel settembre 2011, commentando le “nuove liste di proscrizione di Silla”, cioè l’imminente pubblicazione da parte dei Comuni delle liste dei contribuenti. Il post si intitolava Il delatore e metteva in guardia dai rischi di uno Stato che, pur di non prendersela con se stesso e con i propri potentati, aizzava i cittadini l’uno contro l’altro, stimolava la rivalsa, persino l’infamità.

A quei tempi ci si poteva ancora permettere di non prendere alla lettera Beppe Grillo, leader visionario e allucinato che dopo lunghe valutazioni aveva deciso di accettare la sfida democratica lanciata dall’incauto Piero Fassino. O non pretendere da lui un filo di coerenza. Un paio di mesi prima di preconizzare una società fatta di soffiate e vendette private, per dire, il fondatore dei Cinque Stelle aveva inviato una lettera a Giorgio Napolitano per chiedergli di sciogliere le Camere berlusconiane dopo che lo spread aveva toccato 300 punti. Nel frattempo, ai ritmi vortiginosi della politica di oggi, sono cambiate giusto un paio di cose. Dalle colline di Sant’Ilario negli ultimi mesi non è arrivata nessuna invocazione all’intervento quirinalizio, nonostante le reiterate scampagnate del differenziale ben oltre quota 300. Anche a proposito di Silla e dell’apocalittica deriva delatoria che l’Italia sarebbe stata sul punto di imboccare, il punto di vista del fondatore del blog oggi pare un altro.

Beppe Grillo, foto Niccolò Caranti

Beppe Grillo, foto Niccolò Caranti

Proprio sul portale, l’ex comico genovese ha annunciato il lancio di Segnalazioni, un upgrade della piattaforma Rousseau grazie alla quale tutti gli iscritti hanno la facoltà di “segnalare iscritti, candidati e portavoce eletti che non rispettano i principi alla base del MoVimento“. Lo strumento è stato presentato come un nuovo passo in direzione della democrazia diretta, ma qualche malalìngua ha invece ipotizzato possa avere una funzione di controllo e ricatto nei confronti degli iscritti, visto che i parlamentari – sempre in teoria – sono già sistemati dall’obbligo di mandato firmato nel “contratto” pre-candidatura.

Ora la delazione è tornata prepotentemente in agenda, con le parole pronunciate nelle scorse ore dal sottosegretario Stefano Buffagni. “Crediamo anche nelle segnalazioni che spesso arrivano dal vicino di casa che è invidioso, perché vede quello che sfrutta un prodotto, cioè uno strumento di aiuto, illegalmente”, ha detto, parlando del reddito di cittadinanza e del rischio che vada a finire in tasca a chi non ne ha diritto. L’invidia come creatrice valore è un inedito. “Un’enormità”, ha scritto Sofia Ventura sulla Stampa. “Buffagni ignora la storia, i suoi drammi e le sue tragedie. Ma esprime comunque una visione brutale, sregolata, senza limiti della politica e del fare politica. E in nome della moralità, appunto, offre una soluzione immorale, ovvero l’uso dei sentimenti più bassi dell’animo umano”.

Luigi Di Maio, foto AGENZIA SINTESI / Alamy / IPA

Che una simile idea sia stata partorita da una formazione politica che sin dalla sua genesi è caratterizzata da forte componenti messianiche e stile oracolare, in cui gli iscritti spesso finiscono per diventare adepti, chiaramente, non è un caso. Ma ne hanno scritto prima e meglio di noi, i tanti che hanno paragonato alcune trovate della maggioranza di governo a trazione pentastellata a una Stasi di serie C oppure alle angoscianti atmosfere di 1984.

E non si vuole di certo qua sostenere che le segnalazioni anonime siano inutili o sbagliate. Sono fondamentali, ad esempio, nella lotta alle mafie o contro la corruzione. Possono diventare una pratica vitale per la democrazia come nei casi del whistleblowing, tutelato per legge in Italia dal 2017. Ma questi sono esempi di coraggio civico, a volte persino di eroismo. In cui uno di noi – o meglio di noi -, rischiando del proprio, dalla sua posizione di debolezza attacca un potente, per il bene di tutti. Non sembra questo il caso del circolo virtuoso dell’invidia tra vicini di casa teorizzato da Buffagni, e nemmeno quello dei buttafuori del web a Cinque Stelle. Quelle sembrano tanto trovate di chi campa di piccole paure, e che finiscono per lacerare ancora di più una comunità in cui ci si sta ogni giorno più sulle palle.

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