La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa | Rolling Stone Italia
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La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

Le inchieste condotte in Spagna, Francia e Germania dimostrano che il muro di omertà sui casi di abusi interni al clero si sta finalmente sgretolando. E si sta muovendo anche l'Italia

La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

Cerimonia di consegna al Papa Emerito Benedetto XVI delle Lauree Honoris Causa dell'Accademia di Musica di Cracovia e dell'Università Pontificia "Giovanni Paolo II" di Cracovia. Getty Images

Non è un buon periodo per la reputazione della Chiesa Cattolica: da quando, quattro mesi fa, la Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Eglise (CIASE) ha scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora, divulgando la famosa inchiesta relativa agli abusi di minori all’interno della chiesa francese, simili attività di investigazione hanno iniziato a prendere piede in tutta Europa.

L’indagine condotta dal CIASE ha fatto discutere soprattutto per le sue proporzioni: secondo la commissione, dal 1950 al 2020, centinaia di migliaia di bambini avrebbero subito sistematicamente molestie da parte di diverse personalità legate al mondo ecclesiastico – non soltanto religiose, come i preti, ma anche laiche, come insegnanti di religione e educatori.

Dopo la Francia è stato il turno della Spagna, dove a muoversi non è stata una commissione indipendente, ma la principale testata nazionale: il quotidiano El Pais ha infatti condotto una personale “operazione Spotlight”, redigendo un rapporto di 385 pagine su 251 membri del clero e alcuni laici di istituzioni religiose accusati di abusi su minori, frutto di un’indagine giornalistica che si è dipanata nell’arco di tre anni (il fascicolo è stato consegnato prima alla Conferenza Episcopale spagnola e, successivamente, direttamente a Papa Francesco, mentre il pontefice era in visita in Grecia). 

Anche i cittadini tedeschi hanno voluto approfondire la questione delle molestie: il 20 gennaio, la pubblicazione di un rapporto realizzato dallo studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl per conto della Chiesa Cattolica sugli abusi da parte del clero nell’arcidiocesi tedesca di Monaco e Frisinga – un tempo coordinata da Ratzinger – ha denunciato almeno 497 vittime di violenza sessuale tra il 1945 e il 2019; il 60% dei ragazzi colpiti aveva tra gli otto e i 14 anni.

Il dossier ha costretto lo stesso Ratzinger – accusato di non aver preso provvedimenti nei confronti degli autori degli abusi in almeno 4 occasioni, tra il 1977 e il 1982 – a fare pubblica ammenda in una lettera ufficiale diffusa dal Vaticano, in cui l’ex pontefice ha scritto che «Posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono».

I precedenti europei hanno influenzato anche l’Italia, dove i tempi sembrano finalmente maturi per aprire un dibattito serio attorno a un tema così delicato:  la Chiesa italiana ha annunciato di voler provare a realizzare un’inchiesta interna sugli abusi sessuali commessi dai preti negli ultimi settant’anni. A svelarlo è stato Domenico Agasso, vaticanista de La Stampa, secondo cui la decisione definitiva dovrebbe essere palesata a maggio; le gerarchie cattoliche, però, sono divise sull’opportunità di avviare un’attività investigativa così profonda – c’è chi sostiene che non serva o che dovrebbe essere affidata a una commissione esterna e non direttamente a organismi della Chiesa, come accaduto in Francia e in Spagna.

Per fortuna, anche al di fuori dei recinti del Vaticano la volontà di vederci chiaro è ben presente: il 15 febbraio, un cartello composto da varie associazioni lancerà infatti il progetto ItalyChurchToo, il cui lancio è stato anticipato da un hashtag parecchio condiviso sui social. L’animatore dell’iniziativa è Francesco Zanardi, coordinatore di “Rete L’Abuso”, un network di supporto e sensibilizzazione sui casi di pedofilia all’interno delle parrocchie che, dalla sua fondazione a oggi, ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte delle quali non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo. 

Anche secondo Zanardi, l’organismo che eventualmente sarà incaricato di coordinare le indagini dovrà essere, necessariamente, extra-clericale; a sua detta «La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata». 

L’altro grande limite, per Zanardi, è che nel contesto italiano la denuncia di casi di pedofilia può avvenire solo su querela di parte – ossia, può essere avanzata sto dalla vittima o dal genitore quando la vittima è minorenne. Per Zanardi «Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta».

Inoltre, nell’intervista concessa all’Agi, il promotore di ItalyChurchToo ha auspicato l’abolizione della prescrizione per casi così delicati,  perché il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto dilatato e «richiede di solito un’elaborazione lunghissima».

Dei segnali importanti che, seppur con qualche decennio di ritardo, dimostrano che il muro di omertà sui casi di pedofilia interni al clero si sta finalmente sgretolando.

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