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La morte di un cooperante italiano in Colombia sembra un altro caso Regeni

Mario Paciolla, 33 anni, lavorava per l'Onu come osservatore nel processo di pace tra governo colombiano e FARC. Ieri è stato trovato morto e si parla di suicidio, ma ci sono molte cose che non tornano

Foto via Twitter

Come riporta Repubblica, Mario Paciolla, 33 anni, cooperante napoletano con diverse esperienze di lavoro all’estero che lavorava in Colombia come osservatore per l’ONU nell’ambito del processo di pace tra il governo e le FARC, è stato trovato morto mercoledì mattina nella sua abitazione a San Vicente del Caguan. Secondo le prime ricostruzioni delle autorità e dei media locali, si tratterebbe di un suicidio. Ma diversi particolari, come il fatto che sul corpo siano state trovate delle ferite da taglio, fanno pensare che il suicidio non sia la verità. 

Paciolla era partito da Napoli per la Colombia lo scorso 27 dicembre per andare a terminare il progetto a cui stava lavorando, che nei mesi successivi avrebbe portato avanti in smartworking per le restrizioni introdotte dal governo colombiano contro il coronavirus. Secondo i genitori, prima della partenza era tranquillo ma arrivato in Colombia le cose sarebbero cambiate.

“Mio figlio era terrorizzato: negli ultimi sei giorni non faceva che mostrare la sua preoccupazione e inquietudine per qualcosa che aveva visto, capito, intuito”, ha raccontato la madre, Anna, a Repubblica, spiegando che il figlio aveva detto di aver litigato con i suoi capi e di essersi messo “in un pasticcio”. Pochi giorni prima della morte aveva comprato un biglietto aereo per tornare in Italia, con partenza prevista per il prossimo 20 luglio. 

Secondo diversi osservatori, le zone d’ombra nella ricostruzione del caso sono tante e tali da farlo assomigliare a quello di Giulio Regeni. Come la famiglia Regeni, anche quella di Paciolla ha lanciato un appello per la ricerca della verità. “Nostro figlio era impaurito, molto. Non mi rassegno alla scena del suicidio di mio figlio in Colombia. Lo Stato Italiano deve ascoltarci, deve aiutarci a scoprire la verità. Questa ricostruzione è farlocca, non è possibile che il nostro Mario, un brillantissimo viaggiatore del mondo e osservatore dell’Onu, si sia tolto la vita”.

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