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La morte di Adil Belakhdim ha portato alla luce il marcio della logistica italiana

Il sindacalista Adil Belakhdim, 37 anni, è stato investito e ucciso ieri durante uno sciopero a Novara. La sua morte porta finalmente l'attenzione su un settore dove sfruttamento e violenza sono all'ordine del giorno

Adil Belakhdim era un sindacalista. Aveva 37 anni, coordinava la sezione di Novara del Sindacato Intercategoriale Cobas. Venerdì 18 giugno stava partecipando ad un presidio insieme a una ventina di addetti alla logistica fuori dalla sede logistica di LIDL a Biandrate, in provincia di Novara, quando è stato travolto dall’autista di un camion che ha deciso di forzare i picchetti messi in piedi dai manifestanti. Secondo le ricostruzioni, l’autista aveva discusso brevemente con i lavoratori perché il presidio bloccava il passaggio del mezzo prima di decidere di forzarlo, investendo mortalmente Belakhdim – che è stato trascinato dal mezzo per una decina di metri – e ferendo altri due manifestanti. Poi è fuggito, venendo bloccato in autostrada dai carabinieri: l’accusa è di omicidio stradale, resistenza e omissione di soccorso.

Quella di Belakhdim non è soltanto una morte sul lavoro tra le centinaia che si consumano ogni anno in Italia senza ottenere spesso la benché minima attenzione: è anche l’apice di un vortice di violenze dirette e indirette che i lavoratori del campo della logistica stanno subendo da mesi a queste parte come risposta alla richiesta di maggiori tutele. 

Arricchitisi immensamente con la pandemia – che ha aumentato esponenzialmente gli acquisti online e, di conseguenza, la richiesta di trasportare merci – i giganti internazionali del settore della logistica com Amazon, DHL e FedEx sono da tempo al centro delle critiche per il trattamento dei propri impiegati, i cui salari, benefit e diritti non sono minimamente migliorati a fronte dell’arricchimento dei propri datori di lavoro. Così, da mesi i lavoratori del settore protestano per ottenere condizioni lavorative migliori.

A catalizzare molta di questa energia politica è stata Piacenza, che negli ultimi anni per ragioni geografiche è diventata un enorme snodo logistico, portando all’apertura di moltissimi nuovi magazzini pronti a distribuire prodotti acquistati online al resto d’Italia. I lavoratori del centro FedEx Tnt Express della città, iscritti in gran parte al sindacato Si Cobas, hanno cominciato a protestare a febbraio in seguito ad alcune voci secondo cui il loro datore di lavoro avrebbe presto ristrutturato il proprio organico in seguito alla fusione tra le due compagnie, lasciando a casa quasi 6000 impiegati in tutta Europa, e 300 nella sola Piacenza. 

Oggi sappiamo che la ristrutturazione è avvenuta e che FedEx Tnt lascerà la sede (altamente sindacalizzata) di Piacenza per aprire un nuovo hub a Novara, mettendo in pericolo il sostentamento delle centinaia di persone che ci lavoravano. Eppure, in seguito agli scoperti che si sono svolti nello stabilimento tra il 28 gennaio e il 5 febbraio, sono stati messi agli arresti domiciliari due sindacalisti e ne sono indagati altri 29 perché, secondo la procura, gli scioperi non avrebbero avuto alcuna motivazione sindacale.

Una volta chiuso il sito di Piacenza, le proteste dei lavoratori della logistica licenziati si sono spostate davanti ad aziende, impianti e magazzini del settore nella regione. La notte tra il 10 e l’11 giugno alcuni di loro si trovavano fuori dai cancelli della Zampieri Holding di Tavazzano, in provincia di Lodi, per organizzare un picchetto quando una decina di persone provenienti dall’interno dello stabilimento hanno cominciato prima ad insultare e poi ad aggredire i sindacalisti, utilizzando assi e bastoni. Sono state ferite nove persone, e uno dei sindacalisti è finito in ospedale. Secondo Si Cobas, si è trattata di un’aggressione organizzata da parte di “una squadraccia di bodyguard mimetizzatasi tra i lavoratori”, secondo la Zampieri sarebbe stata una semplice rissa tra sindacalisti e lavoratori assunti. Una tesi che secondo l’avvocato dei lavoratori Eugenio Losco, intervistato da The Submarine, non reggerebbe minimamente: “queste persone, a quanto risulta dai video, erano pronti ad attaccare i lavoratori all’esterno e a un certo punto hanno deciso di intervenire per sgomberare l’area adiacente all’ingresso, con una violenza piuttosto importante — colpendo i lavoratori con bastoni, spranghe, pezzi di bancali e bancali interi preparati in precedenza, ferendo alcuni lavoratori, uno dei quali in maniera piuttosto grave”.

Non è nemmeno la prima volta che succede una cosa del genere – da un anno a questa parte si sono verificati diversi episodi di aggressione contro i lavoratori della logistica. E ritornando indietro di qualche anno si incontra un caso simile a quello successo ieri, quello dell’operaio egiziano 53enne Abd Elsalam Ahmed Eldanf, anche lui investito da un camion durante un picchetto di protesta a Piacenza nel settembre 2016. 

Sulla morte di Adil Belakhdim è intervenuto ieri il premier Mario Draghi, che si è detto “molto addolorato” e ha chiesto che “si faccia subito luce sull’accaduto”. Frasi tiepide e generiche che non vanno a toccare il cuore del problema, ovvero la situazione di conflittualità sempre più crescente della logistica. I sindacati confederali hanno proclamato due giorni di sciopero in presenza, sabato e domenica, dei lavoratori di tutte le aziende del polo logistico di Biandrate.