La lotteria di cittadini per provare a riformare l’Unione Europea | Rolling Stone Italia
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La lotteria di cittadini per provare a riformare l’Unione Europea

Siamo stati al primo esperimento di "democrazia deliberativa collettiva" nella storia dell'Unione Europea: 200 persone estratte a sorte, provenienti dai 27 Stati membri, riunite a discutere insieme del loro futuro comune

EU Commission/Pool/Anadolu Agency via Getty Images

L’Unione Europea ha ufficialmente lanciato il primo esperimento di “democrazia deliberativa collettiva” dell’inizio della sua storia. Lo scorso weekend del 17-19 settembre, infatti, si è tenuta al Parlamento europeo di Strasburgo la prima sessione dei panel di cittadini della Conferenza sul Futuro dell’Europa: 200 persone estratte a sorte e provenienti da tutti i 27 Stati membri dell’UE si sono riunite per la prima volta in una serie di sessioni volte a discutere idee e proposte sulla riforma delle politiche comunitarie.

Per una volta nei corridoi del Parlamento i protagonisti non sono stati gli assistenti parlamentari e i funzionari europei con le loro valigette e i loro abiti, e non si è parlato solo in inglese e in francese. “È stata un’esperienza molto intensa, abbiamo lavorato tanto, ci siamo ritrovati fra persone che provenivano da Paesi diversi con lingue diverse e con la difficoltà oggettiva di comunicare in una lingua che potessimo conoscere tutti”,  racconta a Rolling Stone Maria Paola Fabiocchi, insegnante di Teramo, che è stata molto attiva nei dibattiti. “Siamo riusciti a parlarci comunque e credo che questa sia la magia di questo evento. Forse perché alla fine per comunicare bisogna prima di tutto aver voglia di comunicare”.

L’estrazione iniziale ha coinvolto almeno un uomo e una donna di ogni Stato membro dell’Unione con una rappresentazione del 30% di persone tra i 16 e 25 anni. Dopo una sessione introduttiva plenaria per presentare gli argomenti di discussione della sessione – conomia, istruzione e cultura, giustizia sociale, sport e giovani – i partecipanti si sono divisi in sottogruppi di 10 persone per approfondire le tematiche scelte. Ognuno ha avuto il diritto di esprimersi nella sua lingua madre avendo a disposizione la traduzione simultanea, anche se per alcune lingue l’assenza di traduzione ha impedito ad alcuni dei presenti di partecipare pienamente ai sottogruppi di lavoro.

I lavori della Conferenza prevedono altre tre serie di panel, per un totale di 800 cittadini europei coinvolti. Ogni serie di incontri è composta da una sessione di tre giorni in presenza a Strasburgo, una in remoto e quella finale in 4 città europee sedi di istituti accademici (Dublino, Varsavia, Maastricht e Firenze). Gli altri due luoghi di discussione e presentazione di idee e proposte sono le assemblee plenarie composte da 443 membri, gli eventi nazionali e una piattaforma online multilingue, che però ha avuto grossi problemi di partecipazione finora: lanciata ad aprile 2021, in 5 mesi ha visto appena 28mila utenti registrati e 7mila proposte. Con 450 milioni di cittadini in tutti gli Stati membri dell’UE, è chiaro che i numeri di partecipazione sono stati finora irrisori.

I futuri panel si concentreranno su cambiamento climatico, migrazione e politica sanitaria. I dibattiti alimenteranno quindi altre discussioni nelle cosiddette sessioni Plenarie assieme a 108 parlamentari europei, 54 del Consiglio Ue, 3 della Commissione e 108 dei parlamenti nazionali, oltre che rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali. Tutto il processo raggiungerà il culmine durante la presidenza francese dell’UE la prossima primavera, due mesi prima delle elezioni presidenziali del Paese.

“Ritengo che una tassazione comune tra tutti i Paesi europei sia fondamentale, perché ci sono ancora dei paradisi fiscali in Europa e questo non deve più esistere”, ha raccontato Piero Savaris, studente e cameriere part-time 27enne di Belluno, uno dei 20 cittadini estratti a sorte per essere ambasciatori nelle sessioni plenarie della Conferenza. La proposta di Piero è tutt’ora solo un’idea mai implementata: l’aliquota di tassazione delle società, ad esempio, varia da Paese a Paese: 13% a Cipro e in Irlanda, 9% in Ungheria, mentre Italia, Francia e Germania hanno aliquote rispettivamente del 28, 34 e 30%.

Un altro giovane italiano estratto a sorte è Elyes Ouerghi, 28enne altoatesino ma residente in Austria, che vorrebbe ci fosse “più attenzione per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il rischio della perdita dei posti di lavoro”. Per questo sarebbe opportuno creare “un reddito minimo universale e garantito” aggiunge Ouerghi. Anche su questo tipo di politiche non c’è ancora nulla, se non un tentativo di iniziativa da parte di cittadini.

Ylves Matthieu, membro dell’organizzazione Missions Publiques, che ha organizzato i panel e moderato l’estrazione degli ambasciatori, spiega il senso dell’evento da un punto di vista più sociologico: “Questa esperienza porta persone a condividere delle esperienze di vita oltre che a delle opinioni, idee e proposte. Questo genera risultati diversi rispetto ai tradizionali discorsi politici dentro alle istituzioni. È stato un momento in cui le vite individuali si sono mischiate alla vita politica collettiva. Una società democratica è dove ognuno può essere parte della vita del Paese o del Continente come nel caso dell’Unione Europea”.

Se da un lato la Conferenza è un esercizio di democrazia storico in cui tutte e tre le istituzione europee si sono messe assieme per discutere assieme ai cittadini, dall’altra non mancano le critiche costruttive da parte degli esperti. È un fatto che la democrazia rappresentativa non è più come prima in grado di seguire il corso degli eventi che è sempre più rapido e non è in grado di prendere decisioni in modo efficace. Raramente si non viste approvazione di regolamenti o direttive europee in pochi mesi, come magari avviene nei Parlamenti nazionali. Una delle poche recenti eccezioni è stata l’approvazione del regolamento sul Certificato Covid digitale, approvato dalle istituzioni comunitarie in soli 3 mesi del 2021.

Paolo Meucci, ricercatore all’Istituto universitario europeo di Firenze, vede di buon grado l’esperimento della Conferenza: “È utile creare un dibattito in cui gli interessi transnazionali dal basso siano rappresentati. In questo momento le elezioni europee sono ancora 27 elezioni nazionali e sono quindi un’elezione di secondo livello per i cittadini che eleggono i propri rappresentanti che vanno a Bruxelles. Dove sono ancora Commissione e Consiglio che governano.”

La lentezza delle istituzioni UE si può tradurre in quelli che vengono definiti dei colli di bottiglia del processo legislativo. Questo avviene a esempio al Consiglio Ue, dove le decisioni vengono prese a maggioranza qualificata o all’unanimità degli Stati membri. Il potere di veto di un singolo Stato membro è sempre dietro l’angolo e può portare a bloccare interi processi legislativi, come è stato nella precedente legislatura la riforma del trattato di Dublino sulle regole di ingresso e distribuzione dei migranti che entrano sul suolo europeo.

Per una riforma dal basso dell’Ue sarebbe stata necessaria, continua Meucci, “una vera elezione costituente per un’assemblea di eletti che creino una costituzione e attorno ad essa un dibattito tra elettori con liste transnazionali. Avrei visto più naturale una svolta costituente in cui le istituzioni si mettono in gioco, un vero momento di cesura per l’Ue”.

Anche Nadia Urbinati, professoressa di Scienze politiche alla Columbia University di New York, apprezza lo sforzo della Conferenza nei coinvolgere i cittadini “almeno per stimolare la loro abitudine a dibattere”, ma avrebbe preferito “l’istituzione di un’Europa federale. Ora non è così perché si tratta di una Ue centralizzata e burocratizzata, formata per accumulazione da una serie di trattati. Ogni problema ha creato più burocrazia e meno accountability”. Democrazia europea e accountability sono proprio uno dei temi di dibattito del prossimo incontro tra cittadini. E sarà ancora la sorte a sceglierli.