La lotta delle calciatrici americane per farsi pagare come i maschi | Rolling Stone Italia
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La lotta delle calciatrici americane per farsi pagare come i maschi

Le donne del calcio statunitense sono state ben quattro volte campionesse del mondo, ma sono state sempre pagate meno dei maschi, molto meno forti. Ora sono riuscite a cambiare le cose

Emilee Chinn/Getty Images

Le donne del calcio statunitense sono state ben quattro volte campionesse del mondo. La squadra maschile, invece, ha partecipato ai mondiali una decina di volte e il suo migliore risultato è ancora un terzo posto ottenuto nel 1930. Eppure, i maschi sono pagati di più. 

Per ottenere una paga equa le giocatrici della nazionale femminile sono dovute andare in tribunale, portando avanti una serie di battaglie legali. Nel 2019, guidate dalla capitana Alex Morgan, hanno citato in giudizio la US Soccer Federation per discriminazione di genere – perché, nonostante condividessero le stesse responsabilità dei colleghi maschi e riuscissero anche a ottenere prestazioni migliori sul campo – erano “state costantemente pagate meno delle loro controparti”. E così hanno chiesto i danni, per 64 milioni di dollari più 3 milioni di interessi, in virtù dell’Equal Pay Act e del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964.

E hanno vinto. Qualche giorno fa, la federazione calcistica statunitense ha annunciato che i contratti delle squadre calcistiche nazionali maschili e femminili sono stati parificati in termini di salari. L’obiettivo, per il momento, è allineare i livelli salariali delle due nazionali maggiori in un’unica struttura di contratto collettivo. 

“Questo è sicuramente un grande passo avanti”, ha commentato Leeja Carter, studiosa di psicologia dello sport presso la Temple University. La decisione di parificare i contratti è il riconoscimento del fatto che “la squadra di calcio femminile degli Stati Uniti non era stata trattata abbastanza bene in passato”. E la federazione statunitense ha anche chiesto alle federazioni degli altri Paesi di lavorare insieme per far sì che anche la FIFA pareggi i premi in denaro riservate alle squadre che partecipano ai Mondiali di calcio – che al momento, appunto, sono ancora maggiori per i maschi. 

Nel 2015, infatti, i Mondiali di calcio femminile prevedevano un premio di 15 milioni di dollari. Quattro anni dopo, nel 2019, erano diventati 30. E dopo la vittoria proprio della nazionale femminile degli Stati Uniti nel 2019 il presidente della FIFA Gianni Infantino si è impegnato a raddoppiare di nuovo il premio in vista dei Mondiali del 2023. Ma si tratta ancora di cifre ben lontane da quelle riservate ai maschi, il cui premio è intorno ai 400 milioni di dollari. 

E in Italia? Nel nostro Paese la situazione è ancora molto più indietro rispetto agli Stati Uniti. Il calcio femminile italiano è ancora considerato sport dilettantistico, anche se negli ultimi anni sono stati fatti grossi passi avanti in merito e a partire dalla stagione 2022/23 il calcio femmine diventerà ufficialmente professionistico – il primo sport femminile a venire considerato tale in Italia.