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La lotta della destra italiana contro la gestazione per altri

La battaglia di Giorgia Meloni per rendere la gestazione per altri – definita in maniera dispregiativa 'maternità surrogata' o 'utero in affitto' – un reato anche se commesso all’estero è iniziata nel 2018, ma è piena di inesattezze

Foto di Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images

«Il centrodestra incassa la sua vittoria nella battaglia per la proposta di legge sulla maternità surrogata», ha scritto lo scorso giovedì su Twitter Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia alla Camera. La vittoria in questione è l’adozione come testo base della proposta di legge presentata da Giorgia Meloni per rendere la gestazione per altri un reato anche se commesso all’estero, modificando la legge 40/2004 che già prevede la reclusione da 3 mesi a 2 anni e una multa da 600mila a un milione di euro per chiunque realizzi, organizzi o pubblicizzi la gestazione per altri in Italia.

Con gestazione per altri, anche conosciuta in maniera riduttiva e spesso dispregiativa come “maternità surrogata” o “utero in affitto”, si definisce una forma di procreazione assistita nella quale una donna (detta gestante) porta a termina la gravidanza per conto di una coppia o un singolo genitore intenzionale. In alcuni paesi le gestanti possono essere ricompensate economicamente, come in Ucraina, Russia, Canada, Bielorussia, Kazakhistan, Georgia e in alcuni stati degli Stati Uniti, mentre in altri questa pratica è vietata, non è regolata esplicitamente dalla legge o è autorizzata solo nella sua forma “altruistica” o “solidale”, ovvero senza compenso economico. Nel caso dell’Italia, la legge vieta la gestazione per altri sia nella sua forma commerciale che altruistica, motivo per cui le coppie omogenitoriali italiane, le persone single o quelle con problemi di infertilità spesso vanno all’estero per poter accedere a questa procedura e avere figli.

La battaglia di Giorgia Meloni per estendere il reato di gestazioni per altri è iniziata formalmente nel 2018, quando la modifica era stata proposta per la prima volta alla Camera, e ha ritrovato nuovo slancio lo scorso novembre, quando il Tribunale di Milano ha ordinato al Comune di trascrivere l’atto di nascita di un bambino nato negli Stati Uniti da una coppia di genitori omosessuali che avevano scelto di ricorrere alla gestazione per altri. Una decisione che va contro la sentenza pronunciata nel 2019 dalla Corte di Cassazione secondo cui le anagrafi italiane non possono trascrivere gli atti stranieri di bambini nati attraverso la gestazione per altri (e che costringe quindi i genitori non biologici a procedere con la richiesta di adozione, un processo spesso lungo e faticoso) e che si appellava invece ai diritti fondamentali dei bambini e delle bambine tutelati dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

«Facciamo fronte comune in Parlamento e approviamo la proposta di FdI per rendere l’utero in affitto reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all’estero. Basta perdere tempo», aveva commentato Meloni a novembre, rivolgendosi alla Lega e Forza Italia, che la settimana scorsa hanno risposto all’appello sostenendo la proposta insieme a Coraggio Italia e alcuni deputati del gruppo misto.

L’approvazione del testo base del disegno di legge è il primo riconoscimento concreto degli sforzi delle destre italiane sulla gestazione per altri, un tema sul quale si sono accumulate alcune proposte sostanzialmente simili a quella di Meloni, come quella avanzata dalla deputata di Forza Italia Mara Carfagna nel 2020 (che resta abbinata alla proposta di FdI) o quella annunciata dalla Lega a inizio aprile (che invece dovrà raccogliere almeno 50mila firme nei prossimi sei mesi, dato che si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare).

Già in altre occasioni negli scorsi anni si era tornato a discutere sulla gestazione per altri, spesso in maniera impropria per inquinare il dibattito sui diritti delle persone che appartengono alla comunità LGBTQIA+. È il caso del senatore Pillon, che nel 2021 era intervenuto nel dibattito sul ddl Zan sostenendo che la legge sull’omotransfobia avrebbe reso la gestazione per altri «un diritto inalienabile delle coppie gay». In realtà, il disegno di legge non conteneva nessun riferimento a questa pratica. Lo stesso equivoco era stato generato dall’ex ministro dell’Interno Alfano, che nel 2016 a proposito della legge Cirinnà sulle unioni civili aveva dichiarato che la stepchild adoption avrebbe portato l’Italia «verso l’utero in affitto, verso il mercimonio più ripugnante che l’uomo abbia saputo inventare», affermando già allora che la gestazione per altri sarebbe dovuta diventare un “reato universale”. Come nel caso del ddl Zan, anche la legge Cirinnà non conteneva nessun accenno alla gestazione per altri.

«È il segno che la campagna elettorale è iniziata e che le destre hanno intenzione di farla non solo sulla pelle delle famiglie omogenitoriali», commenta Alessia Crocini, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, «ma anche su quella di tutte le persone eterosessuali con problemi di fertilità, tra cui le donne che soffrono della sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser, ovvero che nascono senza utero». Le donne affette da questa sindrome – che spesso si autodefiniscono “le ragazze Roki” – sono circa seimila in Italia e da tempo si battono per la regolamentazione della gestazione per altri in forma solidale, grazie anche all’aiuto dell’associazione Luca Coscioni che verso fine 2020 ha depositato alla Camera la sua proposta di legge sulla gravidanza solidale e altruistica.

Mentre la proposta dell’associazione è ancora in attesa di essere discussa, per quella di Meloni ora arriva la fase degli emendamenti. Un passaggio molto atteso, dato che il testo della proposta si scontra con alcuni principi del sistema penale italiano e in particolare con il principio di doppia incriminazione. «In base a tale principio, una condotta punita dalla legge italiana sarebbe perseguibile anche all’estero, a condizione che la stessa sia punita anche ai sensi della legge straniera, circostanza inesistente in tali casi se solo si considera che la gestazione per altri in alcuni paesi non solo è consentita, ma è, altresì, espressamente disciplinata e regolamentata dalla legge», spiega Ida Parisi, avvocata specializzata in Diritto di Famiglia e procreazione medicalmente assistita.

Inoltre, «l’approvazione di questa proposta di legge inciderebbe negativamente sui diritti dei minori che verrebbero allontanati dai genitori d’intenzione invece di essere tutelati nel rapporto genitoriale con questi ultimi e potrebbe poi dar vita a situazioni di clandestinità che comporterebbero abusi, sfruttamenti e pregiudizi per tutti i soggetti coinvolti» aggiunge Parisi.

Non si tratterebbe della prima volta in cui le destre si oppongono alla regolamentazione di una pratica per ‘tutelare’ le donne o i bambini, favorendone implicitamente l’illegalità: succedeva prima del referendum sull’aborto nel 1978, quando le donne erano costrette ad abortire usando ferri da calza e appendiabiti, e succede ancora oggi nel caso del lavoro sessuale, condannando migliaia di persone a essere vittime di sfruttamento.

In tutti questi casi, il ragionamento è spesso molto simile, e quasi mai particolarmente analitico, come ricorda la docente di Storia della Medicina, filosofa e giornalista Chiara Lalli: «Non si tratta nemmeno più di essere conservatori o liberali, si tratta di decidere se salire su una cassetta di frutta rivoltata e appoggiata sull’erba, mettendosi a declamare minacce da fine del mondo in un parco cittadino, oppure di capire quali sono le questioni. Si tratta di decidere se fare finta di essere morti oppure considerare il diritto come uno strumento per regolare e risolvere dei problemi e non una frusta punitiva, un sistema che dà le scosse a chi si comporta male e le caramelle a chi non disubbidisce». Una frusta che assume ogni giorno sempre più le sembianze di un fulmine divino da cartone animato.