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La lezione dello storico ai super-ricchi di Davos: “Iniziate a pagare le tasse”

Rutger Bergman, autore di 'Utopia per realisti', ha detto quello che tutti pensano: basta con le cazzate sulla filantropia, restituite un po' di denaro

Bill Gates e Bono insieme al meeting del World Economic Forum nel 2008

Foto Jeff J Mitchell/Getty Images

Davos: quell’evento – l’incontro del World Economic Forum, che si svolge ogni anno in un resort sciistico tra le Alpi svizzere, dove i ricchi & potenti del pianeta se la cantano e se la suonano – così fuori moda da pensare che Bono sia ancora rilevante per parlare dei problemi del mondo. L’edizione di quest’anno, poi, sembra essere ancora più sottotono del solito: l’anno scorso almeno era arrivato Donald Trump a muovere le acque, ma l’edizione corrente manca di big player come Xi Jinping (Cina) e Vladimir Putin (Russia), oltre al presidente americano, attualmente impegnato in altre faccende. In compenso si è presentato il neo-presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che ha rassicurato tutti i presenti, ma soltanto loro, dicendo che un’armonia è possibile tra le esigenze della crescita economica e la salvaguardia dell’ambiente, cioè l’Amazzonia. È noto come il capitalismo sappia autoregolarsi, in tal senso. 

Così, sarà per la mancanza di veri headliner, alcune voci fuori dal coro stanno per la prima volta rompendo l’insopportabile autoreferenzialità dell’evento. Prima il 92enne sir David Attenborough, documentarista e divulgatore britannico, ha cazziato con spirito molto poco davosiano i presenti sulla necessità di fare qualcosa di concreto, e immediato, per contrastare il climate change (la risposta generale è stata più o meno: “Ok, ma fateci andare avanti col carbone ancora un pochino”). Anche la giovane attivista Greta Thunberg, 16 anni, ha cercato di dare una scossa all’intorpidimento generale gridando dal palco: “Dovete entrare nel panico e agire come se la vostra casa fosse in fiamme”. È stata accolta perlopiù da sorrisi paternalistici. 

Ma adesso una terza voce ha pizzicato i super-ricchi proprio dove fa più male, il loro patrimonio. “Basta con le cazzate su filantropia, trasparenza, partecipazione: perché nessuno parla di tasse?”, è stato il messaggio di Rutger Bergman, 30, storico olandese e autore del saggio Utopia per realisti (pubblicato in Italia da Feltrinelli). “Questa è la mia prima volta a Davos, e sono abbastanza sconcertato”, ha detto durante un panel organizzato dalla rivista Time. “Sembra di essere a una conferenza di pompieri, dove però nessuno è autorizzato a pronunciare la parola ‘acqua’”, ha continuato. “Il vero problema qui è il fatto che la parte più ricca del pianeta non paga la sua giusta quota di tasse”. 

Bregman è stato contestato da Ken Goldman, ex CFO di Yahoo, che ha accusato i moderatori del panel di essere a “senso unico”, sostenendo che l’attuale regime fiscale ha promosso la crescita e l’occupazione a livello globale. Bregman ha citato il caso degli Stati Uniti degli anni ’50 come esempio di un’economia che coniugava alta tassazione personale e crescita economica. La tesi di Goldman è stata attaccata anche da Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam, che ha ricordato come la dignità delle persone sia un valore che deve essere tenuto in conto. Se anche in uno dei Paesi più ricchi del mondo, gli Stati Uniti, oggi alcuni lavoratori sono costretti a indossare pannoloni per l’impossibilità di andare in bagno (Byanyima ha citato il caso di una donna impiegata nell’industria del pollame), qualche problema deve esserci di sicuro.

 

 

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