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La grande guerra tra Cina e Hong Kong su ‘Animal Crossing: New Horizons’

I gamer cinesi hanno riempito il gioco di foto di Mao e di Xi Jinping, quelli di Hong Kong hanno risposto con slogan pro-indipendenza e alla fine il gioco è stato messo al bando in Cina

Foto via Twitter

In questo periodo in cui metà della popolazione mondiale non può uscire di casa, era logico che un videogioco in cui la trama è, di base, uscire di casa diventasse un successo planetario – i motivi del successo di Animal Crossing: New Horizons sono così semplici. Nel gioco per Nintendo Switch uscito lo scorso 20 marzo i giocatori hanno ciascuno la loro isola deserta da sistemare, costruire e arredare e possono andare a fare passeggiate sulle isole degli amici o invitarli da loro. 

Tutto a prima vista molto tranquillo e poco problematico, non fosse per un dettaglio: la possibilità di convertire immagini di qualsiasi tipo in pixel per decorare oggetti di vario genere. Questa piccola funzionalità ha subito avuto una grossa conseguenza: il videogioco si è trasformato subito in uno strumento di propaganda.

A cominciare sono stati gli utenti cinesi, che hanno cominciato a decorare le loro isole con ritratti di leader comunisti, dazibao – i poster di propaganda cinesi – e trasformando quello che nel gioco dovrebbe essere un giardino in una grande opera di propaganda a favore di Xi Jinping e dei “valori fondamentali del socialismo”

I “valori fondamentali del socialismo” su Animal Crossing. Foto via Twitter

Nello stesso tempo, dentro Animal Crossing: New Horizons entravano anche i riferimenti all’epidemia di coronavirus: i personaggi cominciavano a indossare la mascherina e a mettere posti di blocco all’ingresso delle loro isole dove fingevano di misurare la temperatura degli amici in visita.

Poco dopo la cosa è arrivata anche a Hong Kong – dove le grandi proteste dell’anno scorso sono scemate per via delle misure di distanziamento sociale contro il coronavirus, la scena dell’arte di propaganda è molto fiorente e gli attivisti cercano attivamente modi per far sentire la loro voce ora che non possono più occupare le piazze. Così è cominciata una vera e propria battaglia per l’egemonia su Animal Crossing: da una parte i ritratti di Mao, dall’altra gli slogan delle proteste di Hong Kong. 

Man mano che le foto di Carrie Lam e gli slogan “Free Hong Kong” si moltiplicavano sul videogioco, anche Joshua Wong – leader di Demosisto e “volto” delle proteste – si è buttato su Animal Crossing, pubblicando diversi screenshot della sua isola, tra cui uno in cui si vedeva un finto funerale per Xi Jinping e per il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, che gli attivisti di Hong Kong considerano filocinese.

I tweet di Wong hanno portato ancora più attenzioni sul gioco, e probabilmente sono stati la goccia che ha fatto traboccare definitivamente il vaso per la Cina: come riporta oggi Reuters, il gioco è stato rimosso dalle piattaforme di vendita cinesi – non è chiaro se dietro esplicita richiesta delle autorità cinesi o in modo autonomo, per prevenire problemi.  

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