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La Francia rischia di diventare uno Stato di polizia

La nuova legge di sicurezza in discussione in Francia, che tra le altre cose vieta di diffondere foto e video di agenti di polizia in servizio, sta causando enormi proteste e parecchia preoccupazione per la libertà di espressione

La Francia rischia di diventare uno Stato di polizia

Julien Mattia/Anadolu Agency via Getty Images

Chi controlla i controllori? Se lo domandano da settimane in Francia, dove il governo di Jean Castex deve far fronte a una seria crisi politica scatenata da un disegno di legge a favore delle forze dell’ordine – la Loi Securitè Globale, o legge di sicurezza globale – che molti interpretano come deriva securitaria di un governo che continua a slittare verso destra.

Ideata da alcuni parlamentari di En Marche, il partito del presidente Emmanuel Macron, per rispondere alle “nuove sfide per la sicurezza francese”, se dovesse passare così com’è la legge estenderebbe i poteri della polizia municipale e del settore della sicurezza privata, assicurando l’accesso a telecamere di sicurezza intorno ai negozi o negli edifici e concedendo loro il diritto di schierare droni dotati di tecnologia di riconoscimento facciale per monitorare le manifestazioni pubbliche.

Il punto che più sta infiammando l’opinione pubblica, portando centinaia di migliaia di manifestanti in piazza il 28 novembre – 500 mila secondo gli organizzatori, 133 mila secondo le autorità – è contenuto nell’articolo 24 della proposta di legge. “È punito con un anno di reclusione e con una multa di 45mila euro chi diffonde con l’obiettivo di nuocere alla sua integrità fisica o mentale l’immagine del volto o qualsiasi altro elemento di identificazione diverso dal numero di identificazione individuale di un agente della polizia nazionale o della gendarmeria nazionale che agisce nel quadro di un’operazione di polizia”, recita l’articolo. Gli autori del disegno di legge hanno affermato che l’articolo è stato inserito come risposta ad alcuni casi in cui la circolazione online dell’immagine di alcuni agenti in servizio li ha resi bersaglio di attacchi, accrescendo il rischio di atti violenti contro le forze di polizia.

I media del Paese si sono opposti all’unanimità a questo articolo, che renderebbe molto più difficile il lavoro di giornalisti e fotoreporter sul campo durante le proteste che coinvolgono spesso la Francia. Hanno inoltre fatto notare che vietare di riprendere le forze dell’ordine, le cui azioni violente sono spesso state scoperte dal pubblico negli ultimi anni proprio grazie a video e foto diventati virali, significherebbe sostanzialmente assicurare loro l’impunità.

Soltanto negli ultimi giorni sono circolate moltissimo le immagini di due casi di violenza delle forze dell’ordine. Il 24 novembre la polizia ha sgomberato brutalmente, con tanto di gas lacrimogeni e granate stordenti, l’accampamento di migranti che la sera prima si era stabilito nella simbolica Place de la République per manifestare contro lo smantellamento dei campi per senzatetto della città. Il 26 novembre, invece, il sito di informazione Loopsider ha diffuso le immagini del produttore discografico nero Michel Zecler, pestato per un quarto d’ora – tra manganellate, calci e botte – da quattro agenti nel suo studio di registrazione, con tanto di insulti razzisti.

Riassumendo la questione sul Washington Post, l’attivista francese Rokhaya Diallo scrive che “la legge sembra essere scritta per soddisfare i sindacati di polizia” – che hanno effettivamente esercitato grande pressione sul governo affinché la legge includesse l’articolo 24 – “piuttosto che proteggere i cittadini e il loro diritto di esercitare le loro libertà civili”. Diallo cita l’avvocato Vincent Brengarth, che ha descritto le disposizioni contenute nel disegno di legge come “un capovolgimento del nostro modello sociale verso quello che potremmo chiamare, senza esagerare, uno Stato di polizia”. Un’analisi che suona particolarmente inquietante se si considera che uno dei parlamentari di En Marche che hanno proposto il disegno di legge, Jean-Michel Fauvergue, è stato a capo di un’unità d’élite della polizia nazionale francese.

Nonostante il governo contasse di passare in fretta la legge – Castex aveva addirittura richiesto la procedura accelerata, che riduce i tempi del dibattito sul testo – le critiche che sono piovute da ogni lato per giorni hanno portato a un dietrofront sul testo. L’ex ministro dell’Interno, Christophe Castaner, capogruppo del partito di Macron all’Assemblea Nazionale, ha dichiarato che l’articolo 24 verrà sospeso e completamente riscritto. “Non si tratta né di un ritiro né di una sospensione, ma di una riscrittura totale del testo”, ha sottolineato Castaner: per ora si tratta di “una proposta che faremo al governo”. La nuova bozza dovrebbe essere realizzata insieme ai tre gruppi della maggioranza dopo aver incontrato il presidente del Consiglio e vari membri del governo interessati.

“L’obiettivo è semplice: rafforzare la sicurezza delle forze dell’ordine, garantendo anche il diritto fondamentale alla libera informazione”, ha affermato Castaner. “L’equilibrio che abbiamo cercato su questo articolo 24 non è stato percepito in modo unanime, e ne prendiamo atto”, ha aggiunto il capogruppo. “Quando un tale malinteso continua a intensificarsi su un argomento così fondamentale, abbiamo il dovere di interrogarci collettivamente”. Non è il primo esponente di En Marche che sostiene che attorno all’articolo 24 si sia sollevato un grosso malinteso: la settimana scorsa i due autori del disegno di legge, Fauvergue e Alice Thourot, avevano detto che “la diffusione dei video per scopi giornalistici rimane libera e senza ostacoli, mentre il divieto copre esplicitamente le operazioni svolte con l’obiettivo di minare l’integrità dell’agente preso di mira”.

Non sono convinti osservatori internazionali come il Consiglio per i diritti umani dell’ONU, secondo cui la proposta “potrebbe scoraggiare, persino punire coloro che potrebbero fornire elementi di potenziali violazioni dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine, e fornire una sorta di immunità.” L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani presso le Nazioni Unite ritiene a sua volta che la legge “potrebbe portare a significative violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare il diritto alla privacy e il diritto alla libertà di espressione.” Una preoccupazione condivisa anche da Claire Hedon, “difensora dei diritti” della Francia – una figura civile indipendente che monitora lo stato dei diritti umani e civili nel paese. Secondo Hedon, il testo attualmente “rischia di minare significativamente i diritti umani”. “ Quando la popolazione non si fida più della polizia, è la nostra democrazia a soffrirne”, ha affermato di fronte all’Assemblea Nazionale.