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La “droga del migrante” che sta arrivando in Italia: che cos’è il Tramadol

Il suo mercato nero è sempre più vasto, e la clientela va dai miliziani libici ai braccianti clandestini del sud Italia che lo usano per non sentire la fatica

Fred Tanneau/AFP via Getty Images

Negli ultimi anni si è parlato molto del mercato nero degli oppioidi sintetici, soprattutto a causa del Fentanyl, un antidolorifico creato per il trattamento oncologico, il cui utilizzo non medico negli Stati Uniti aveva rapidamente assunto i connotati di quello che solitamente definiamo “allarme sociale”. Causando 50.000 decessi per overdose solo nel 2017. 

Adesso, invece, l’attenzione si sta concentrando su un altro farmaco oppioide, a scopo analgesico, il cui mercato nero si sta rapidamente espandendo in tutta l’Africa Occidentale (specialmente in Nigeria), e che tramite la rotte illegali starebbe arrivando pian piano anche in Europa: il Tramadol (o Tramadolo).

A differenza del Fentanyl, il Tramadol è considerato un oppioide sintetico leggero, forse il più leggero in commercio. Tanto da non essere inserito nella lista delle sostanze a scopo medico che necessitano della prescrizione speciale per gli stupefacenti. Sviluppato alla fine degli anni Settanta dall’industria farmaceutica Grünenthal GmbH, con il nome commerciale di Tramal, nel corso dei decenni la licenza è stata concessa a industrie farmaceutiche di tutto il mondo, diventando principio attivo di svariati farmaci pensati per il trattamento di stati di dolore da moderato a grave, e terapie del dolore successive a operazioni chirurgiche. Come Tamol XX, Ultram, Fortradol, Tramalin, Lenizak e, in Italia soprattutto, Contramal.

Per acquistare farmaci a base di Tramadolo, serve una prescrizione medica normale, che viene rilasciata in forma non ripetibile. Ed è proprio questo status di controllo lasco che lo ha ben presto trasformato in un oppioide sintetico di largo consumo ricreativo. Specialmente in aree geografiche – come appunto l’Africa – in cui altri analgesici più costosi non sono facilmente acquistabili, e in cui i canali d’accesso alternativo ai farmaci sono molto diffusi: il mercato africano dei medicinali contraffatti è infatti un business da 200 miliardi di dollari (più remunerativo di prostituzione e traffico di marijuana).

Negli ultimi dieci anni il Tramadol in paesi come la Nigeria è diventato il nuovo “allarme sociale”: come rivela il World Drug Service 2019, nel 2011 a livello globale sono stati sequestrati 10 chili di Tramadol illegale, mentre nel 2017 – ultimo anno di rilevazione – la quantità sequestrata è salita a 125 tonnellate. Ed è proprio stato il traffico illegale di Tramadol che ha fatto balzare la Nigeria al primo posto fra i paesi mondiali per quantitativo di oppiacei sintetici sequestrati dalle forze dell’ordine. Per capirci: nel 2017 quasi il 5 percento della popolazione nigeriana fra i 15 e i 64 anni dichiarava di utilizzare il Tramadol a scopo non medico. 

La normale indicazione medica per un trattamento medico con il Tramadol è l’assunzione di una compressa da 50 mg. Ma nei paesi dell’Africa occidentale le dosi variano dai 200 ai 250. Perché spesso, appunto, sono contraffatte esplicitamente per l’uso ricreativo. La sostanza base viene acquistata negli hub dei maggiori paesi che la esportano a basso prezzo – soprattutto India e Cina, come si vede in questo grafico della UNODC – e sintetizzata in piccole farmacie clandestine. 

In realtà il Tramadol era diventato già famoso qualche anno fa come “droga del combattente”, quando il suo utilizzo fra i miliziani libici – testimoniato da un maxi sequestro, al porto di Genova, di 40 tonnellate di Tamol X destinate alla città di Tobruk – per lenire la paura e l’ansia prima di una battaglia l’aveva fatto diventare una “sostanza bellica” al pari del Coptagon, un’anfetamina usata per aumentare le prestazioni in guerra e non sentire la fatica, divenuta nota come “la pillola dei jihadisti”. Recentemente il nomignolo del Tramadolo è cambiato. L’influenza sempre maggiore della mafia nigeriana sui traffici di droga che dall’Africa arrivano in Europa, e sul business delle migrazioni, l’hanno fatta diventare “la droga del migrante”.

Come si legge in una recente inchiesta del Fatto Quotidiano, infatti, l’utilizzo del Tramadol è molto diffuso fra i braccianti clandestini che lavorano dieci ore al giorno come raccoglitori nei campi del sud Italia: serve per lenire i dolori alla schiena e la fatica, e per stonarsi un po’ e decomprimere da una vita complicata passata nelle baracche e senza alcuna tutela. Alcuni la utilizzano per alleviare i sintomi d’astinenza da eroina, altri la mescolano sciroppi e insetticidi per acuire l’effetto, altri la combinano con il consumo di marijuana per combattere la depressione.

E il consumo si sta allargando a tutta Italia: stando a un recente studio condotto da Unità di Strada UP, della cooperativa Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, riguardo ai loro servizi di supporto alle fasce più deboli del territorio, i blister di Tramadol rinvenuti nelle aree di intervento sono sempre di più. Così come si stanno moltiplicando gli arresti per spaccioIl Tramadol, insomma, potrebbe essere ufficialmente diventato la versione per poveri del Fentanyl.

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