La Corte Suprema ha deciso che il Pianeta può continuare a bruciare | Rolling Stone Italia
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La Corte Suprema ha deciso che il Pianeta può continuare a bruciare

Con una sentenza ambigua, la massima magistratura federale americana ha limitato i poteri del governo sulla regolamentazione delle emissioni inquinanti. Dopo l'eliminazione costituzionale del diritto all'aborto, la Corte regala un'altra vittoria ai conservatori

Foto HUM Images/Universal Images Group via Getty

Con una decisione legittimata da una maggioranza di 6 voti su 9, la Corte Suprema ha stabilito che l’Epa (Environmental Protection Agency, l’ente governativo che si occupa della tutela dell’ambiente) non potrà regolare le emissioni inquinanti prodotte dalle centrali elettriche ai sensi del Clean Air Act.

«Limitare le emissioni di anidride carbonica a un livello tale da costringere una transizione a livello nazionale dall’uso del carbone per generare elettricità può essere una soluzione sensata per la crisi climatica», ha scritto nel parere di maggioranza il giudice capo John Roberts, «Ma non è plausibile che il Congresso abbia conferito all’EPA l’autorità di adottare da solo un tale schema normativo. Una decisione di tale portata e conseguenza spetta al Congresso stesso o a un’agenzia che agisce in base a una chiara delega di quell’organo rappresentativo».

La pronuncia del caso “West Virginia v. Environmental Protection Agency” riguarda in particolare il Clean Air Act, una legge dell’era Obama che imponeva alcuni limiti normativi sulle emissioni inquinanti. Il West Virginia è stato uno dei numerosi stati americani ricchi di combustibili fossili a citare in giudizio l’EPA, portando la Corte Suprema a stabilire che il Clean Power Plan (la parte del Clean Air Act che richiedeva regolamenti sulle emissioni) debba essere sospeso fino a quando i tribunali potranno confermarne la legalità.

L’opinione dissenziente è stata scritta da Elena Kagan, esponente della minoranza progressista della Corte. Secondo Kagan, «A prescindere dai fatti di cui questa Corte sia a conoscenza, ha dimostrato di non avere la più pallida idea di come affrontare il cambiamento climatico», dato che la maggioranza conservatrice della SCOTUS «ha deciso di nominare se stessa, invece del Congresso o dell’agenzia di esperti, come principale decisore sulla politica climatica. Non riesco a pensare a un qualcosa di più spaventoso».

Dopo l’eliminazione delle protezioni costituzionali per l’aborto, la sentenza della Corte rappresenta un’altra vittoria per il sottobosco conservatore legato agli interessi dell’industria del fossile, che da anni riversa fiumi di denaro nell’ottica di contrastare l’azione per il clima a livello federale. L’uso del Clean Air Act per regolare le emissioni di gas serra era, nella migliore delle ipotesi, un piano di riserva, poiché i Democratici avevano inizialmente sperato di ridurre le emissioni climatiche attraverso la promulgazione legislazione climatica completa. Sotto il presidente Obama, infatti, i Democratici hanno lanciato un piano per le emissioni di carbonio “cap-and-trade”, basato sull’andamento del mercato, ma il disegno di legge è morto al Senato grazie all’opposizione quasi unanime dei Repubblicani.

L’amministrazione Obama aveva poi ridimensionato le proprie ambizioni, strutturando il Clean Air Act come uno strumento utile per affrontare il tema del contributo del settore elettrico al cambiamento climatico, ma la lobby dei combustibili fossili ha esercitato pressioni per far naufragare ogni sforzo: un ostruzionismo culminato nella vittoria di ieri.

I leader democratici hanno condannato unanimamente la pronuncia della SCOTUS. «La maggioranza della Corte nominata dai repubblicani sta proiettando il Paese in un passato oscuro, riportandolo nei tempi in cui i baroni rapinatori e le élite corporative esercitavano il potere completo e i comuni cittadini non avevano alcuna voce in capitolo”, ha affermato il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer.

Il presidente Biden, che ha ampiamente scommesso sulla sua presidenza nell’affrontare la crisi climatica, ha definito la sentenza una «decisione devastante».

«Questa pronuncia rischia di danneggiare la capacità della nostra nazione di mantenere l’aria pulita e combattere i cambiamenti climatici: utilizzerò i poteri di cui dispongo per proteggere la salute pubblica e affrontare la crisi climatica», ha scritto il presidente in una nota.