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La Corte costituzionale ha bocciato il primo decreto Sicurezza di Salvini

In particolare, ha bocciato la norma che preclude l'iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo, giudicata incostituzionale sia "per irragionevole disparità di trattamento" che "per irrazionalità intrinseca"

Salvini ieri in piazza a Roma. Antonio Masiello/Getty Images

Come riportano diversi quotidiani, ieri sera i giudici della Corte costituzionale si sono pronunciati sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno riguardo a una disposizione del primo “dl Sicurezza” di Salvini, entrato in vigore nel 2018, che preclude l’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo.

Le motivazioni del pronunciamento della Corte non sono ancora note, ma la notizia è che la disposizione censurata non è stata ritenuta dalla Corte in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione, sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge. Tuttavia, la Corte ne ha dichiarato l’incostituzionalità per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata “non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto”; e per irragionevole disparità di trattamento, perché “rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti”.

Ovviamente la reazione di Salvini non si è fatta attendere. “Anche sui decreti Sicurezza qualche giudice, come accade troppo spesso, decide di fare politica sostituendosi al Parlamento”, ha detto intervistato da Affaritaliani.it. “Un ‘richiedente asilo’ in oltre il 50% dei casi viene riconosciuto come clandestino dalle commissioni prefettizie, senza quindi nessun diritto di rimanere in Italia: secondo la Corte dovremmo quindi premiare chi mente e infrange la legge? La sicurezza e il benessere degli Italiani, degli immigrati perbene e dei veri richiedenti asilo, vengono prima di tutto.”