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La breve vita e la morte virale di Bianca Devins

Bianca Devins viveva online e aveva problemi di salute mentale. Poi un giorno le foto del suo brutale omicidio sono comparse su Instagram

Su Instagram era escty, un Lolita goth con manette a forma di cuore e peluche di Hello Kitty. Era anche beegtfo, la ragazza della porta accanto esista pastello nelle foto di Natale con sua sorella, o con in braccio la sua sorellastra appena nata. Ma era anche oxiecontin, la reginetta dark con lo sguardo annebbiato, i lividi e le Converse, che fumava e roteava gli occhi mentre il mondo le collassava intorno. 

Su Tumblr era switchblades, su 4chan firmava “Oxy”, su Snapchat era “virgovenus”, su Discord era “bia”. Le persone che la adoravano la chiamavano Bia o Bee. Quelle che la odiavano (per la maggior parte uomini, per la maggior parte estranei) la chiamavano e-whore, troia di internet, o BPD-slut, per il suo disturbo borderline della personalità, o “roastie” che è un termine dello slang incel per le ragazze sessualmente attive. Dato che era cresciuta su internet, dove questi insulti sono quotidiani, aveva imparato a non farci troppo caso. “Quando mi chiamano in questo modo è divertente… e arrapante” aveva scritto sulla app di domande e risposte anonime Tellonym (dove si chiamava escty).

Nella vita reale, invece, era una che rubava i cartelli “Trump 2016” dal prato dei vicini, e aveva contribuito a organizzare una protesta di studenti dopo la strage di Parkland. Passava ore a dare consigli e supportare una ragazzina che non aveva mai incontrato in vita sua, per aiutarla a superare i suoi problemi di salute mentale. Faceva ritratti agli sconosciuti. Un ragazzo sovrappeso vittima di bullismo nella sua classe avrebbe raccontato, più tardi, che lei era stata l’unica ragazza in tutta la scuola a essere stata carina con lui. Amava i bambini, i cuccioli, i brownies, The Breakfast Club e le parrucche colorate con cui farsi foto insieme alla sua migliore amica. L’unica cosa che faceva fatica ad amare era se stessa.

Il suo vero nome, quello che molta gente su internet ha scoperto nel modo peggiore, era Bianca Michelle Devins. Aveva solo 17 anni quando è morta e aveva passato la maggior parte della sua breve vita a costruirne un’altra che fosse, se non più felice, più interessante, strana e affascinante della sua.  

Bianca Devins viveva ed è morta a Utica, nello stato di New York. Utica, 62mila abitanti, è stata una cittadina industriale che come molte altre città della zona ha sofferto una grave crisi economica tra la metà e la fine del Ventesimo secolo, e che come molte altre città della zona non si è mai veramente ripresa. È nota per la squadra universitaria di hockey, la sua consistente comunità italiana e il suo alto tasso di criminalità. “Se accendi la tv e metti il telegiornale di solito senti qualche notizia su qualche sparatoria,” mi ha detto Rachel Shanley, una delle amiche di scuola di Bianca. Anche se lo stato ha investito milioni di dollari in progetti per riqualificare la zona, Utica rimane una città quasi morta. Quando ci sono stata, lo scorso settembre, le strade erano vuote. 

Ma Utica è anche una città a cui la gente si affeziona – e anche se se ne lamentano, molti dei suoi abitanti alla fin fine decidono di rimanerci. “È una zona a posto dove vivere e metter su famiglia,” mi ha detto Tom Holt, il cugino di Bianca. “Molto spesso la gente dice, ‘Me ne devo andare, devo andare in una grande città’ e così via, ma anche qui ci sono opportunità”. Anche Bianca non sentiva il bisogno di andarsene. Al momento della sua morte si era iscritta a Psicologia al Mohawk Valley Community College, a 15 minuti di macchina da casa sua. “Avrebbe comunque fatto avanti e indietro da casa,” mi ha detto sua madre Kim, 36 anni, quando l’ho incontrata a casa sua. “Non voleva allontanarsi troppo da noi”.

La casa dei Devins è accogliente e affollata, con fiori, un unicorno di peluche, Lego dispersi sul pavimento. Quando ci sono stata il salotto era stato riempito di soprammobili e tovagliette arancioni, anche se mancava ancora un mese ad Halloween. Kim e la sua figlia più giovane, Olivia, dividono la casa con Kaleigh Rimmer, un’amica di Kim nonché ex fidanzata del suo ex marito, con l’ex di Rimmer Cody Meulengracht e con i quattro figli di Rimmer che per tutto il pomeriggio hanno fatto avanti e indietro dal salotto. È facile immagina come in un contesto del genere una ragazza adolescente passi il suo tempo chiusa in camera sua a giocare a Minecraft, a essere triste e a parlare con altri adolescenti tristi su internet – che è come spendeva la maggior parte del suo tempo Bianca. 

Kim, ex manager dell’ufficio HR, è cresciuta poco lontano da quella casa. È rimasta incinta di Bianca quando aveva 17 anni, andava in una scuola cattolica e aveva avuto solo un ragazzo, Mike, che frequentava da pochi mesi. Kim mi ha fatto vedere una sua foto di poco prima della gravidanza, con i capelli legati a un concerto degli ‘NSync.

Quando aveva scoperto di essere incinta, era terrorizzata. Ma non aveva mai avuto dubbi sul fatto di tenere il bambino. “Mia mamma mi ha sempre detto che sapeva di voler diventare una madre. Che era l’unica cosa che avesse mai voluto. E anche io mi sono sempre sentita così”, mi ha detto. 

Bianca era nata il 2 ottobre 2001 e Olivia, detta Liv, la sorella minore di Bianca, era nata due anni dopo. Bianca adorava la sua sorellina ed era molto protettiva nei suoi confronti. Kim mi ha raccontato che quando era incinta di Liv Bianca andava in giro a mostrare a tutti la foto dell’ecografia della futura sorella. 

Nel 2010 Kim e Mike si erano lasciati per la prima volta. A suo dire, Mike era “emotivamente abusivo” e la polizia di Utica ha confermato che Kim aveva segnalato diverse volte dei casi di violenza domestica. Mentre cresceva, Bianca diventava sempre più protettiva anche nei confronti di sua madre e sempre più arrabbiata con il padre. Nel 2015 Mike se n’era andato, tagliando i contatti con Bianca. Quando l’abbiamo contattato per questa storia, non ha risposto. 

Secondo Kim, quando il padre se n’era andato Bianca era stata sollevata ma si era anche sentita abbandonati. “Quando voleva era un buon padre”, mi ha detto Kim. “Quando non voleva, non lo era. Era fuori di testa”. Sia la migliore amica di Bianca, Gianna Murray, che la madre di Gianna, Erica, si sono dette d’accordo al riguardo. 

Secondo Kim, i problemi di Bianca in fatto di salute mentale erano cominciati quando aveva cominciato a frequentare la Notre Dame Junior/Senior High School. Anche se in passato aveva avuto ansia da separazione, fino a che non era entrata nell’adolescenza era rimasta una persona estroversa e popolare. Con l’adolescenza, “aveva perso interesse per tutto”, mi ha detto Kim. Anche se Bianca si apriva con poche persone con cui condivideva la passione per gli anime o per il disegno, la maggior parte dei suoi compagni di liceo la vedevano come una persona timida e ansiosa.

Kim mi ha raccontato di aver portato Bianca da diversi analisti, molti dei quali però non erano stati in grado di aiutarla. Mi ha detto che Bianca aveva avuto difficoltà a rapportarsi con il mondo della terapia e che era stato quest’esperienza a spronarla a iscriversi a Psicologia. 

A un certo punto, Bianca era stata trasferita alla Thomas R. Proctor High School, una scuola pubblica con oltre 2700 studenti, perché dopo il divorzio dei suoi la sua famiglia non poteva più permettersi di mantenerla nella Notre Dame, che è privata. Nonostante il suo aspetto fisico, nella nuova scuola Bianca non era affatto popolare. “La gente la trovava diversa, pensava, ‘che ha quella che non va?’” mi ha detto Mae Scialdone, una fotografa che ha fatto da mentore in materia a Bianca. 

Un collage dall’Instagram di Bianca

Chi la pensava diversamente invece era Derek Ward, un sosia tatuato di Robert Pattinson che lavorava in un’azienda di plastiche a Utica. Lui e Bianca hanno cominciato a uscire nel loro primo anno di liceo. “Potevo dirle qualsiasi cosa”, mi ha detto. “È stata la miglior psicologa che io abbia mai avuto”. Con il progredire della loro relazione, il loro legame si era rafforzato anche per via delle loro situazioni familiari complicate. “Mi raccontava che faceva da babysitter ai bambini che vivevano a casa sua. C’erano un sacco di bambini in quella casa. Mi diceva che aveva un sacco di pressioni”.

Le persone che conoscevano Bianca a Utica mi hanno raccontato che era una buona amica, dolce e sempre pronta a supportarti. Ma hanno anche detto che ogni tanto i suoi comportamenti sembravano strani. In parte erano cose un po’ eccentriche, affascinanti, attribuibili all’adolescenza – come il fatto che le piacesse tagliarsi o tingersi continuamente i capelli. Altre cose però erano preoccupanti. Le amiche di Bianca mi hanno raccontato che aveva la tendenza a mentire riguardo a piccoli dettagli della sua vita: a un’amica di scuola aveva detto di essere ebrea e di avere un disturbo dello spettro autistico, a un ex fidanzato di avere origini cubane e asiatiche. 

Devon Barnes, un amico di Ward, mi ha detto che Bianca era diventata paranoica e gelosa, che non voleva che Ward parlasse con altre ragazze e che Ward e Bianca litigavano spesso. La loro relazione era finita quando lei aveva tagliato tutti i contatti con lui da un giorno all’altro, ghostando e facendo lo stesso con tutti i suoi amici, senza dare nessuna spiegazione e anzi smettendo di farsi vedere a scuola per un po’. 

Comportamenti del genere sono compatibili con un disturbo borderline della personalità – una malattia mentale i cui sintomi principali sono instabilità emotiva, scarsa autostima, tendenza a comportarsi in modo impulsivo e paura dell’abbandono. Anche se a Bianca il disturbo borderline non è stato diagnosticato fino al 2018, mi ha detto Kim, già quando andava al liceo esso aveva raggiunto una gravità tale da impedirle di uscire di casa. Più o meno in quel periodo un terapista le aveva diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico, e Cody Meulengracht mi ha detto che i rumori forti e le urla le davano molto fastidio. “La mattina quando si preparava per andare a scuola a volta aveva degli attacchi di panico e diceva ‘non ce la posso fare’”, mi ha detto Kim. “Oppure andava a scuola, andava in infermeria e tornava a casa”. Nel 2017, a metà del secondo anno di liceo, Kim aveva deciso di farla studiare in casa. 

Chiusa in casa tutto il giorno, Bianca aveva cominciato a ritirarsi ancora di più nel suo mondo online. “Stava sempre al telefono,” mi ha detto Gianna Murray, una delle poche persone con cui Bianca è rimasta in contatto in quel periodo. “Tipo che quando la invitavo a casa mia insieme ad altre persone, lei era come se non sapesse come interagirci”. Su Tumblr si era costruita una serie di identità elaborate, che variavano molto in termini di razza e genere. A quanto pare tutte queste identità erano in parte sperimentazione adolescenziale, in parte una tutela contro il doxxing e contro molestie online, in parte marketing. “Creava l’identità più adatta alla persona con cui parlava o alla comunità con cui interagiva, quella che l’avrebbe aiutata a mantenere la loro attenzione”, mi ha detto Young Shim, una delle tante conoscenze online di Bianca. 

Ma tra tutte queste identità, quella che alla fine aveva ottenuto più attenzioni era quella più simile a come Bianca era in realtà: una ragazzina dolce, timida, un po’ nerd e molto molto triste. 

Quando la notizia dell’omicidio di Bianca aveva cominciato a comparire sui media, questi ne avevano parlato come di una “celebrità di Instagram” – una definizione decisamente sbagliata. Bianca aveva appena 2000 follower, non pochi ma nemmeno abbastanza da poter essere una celebrità. Però c’era una comunità in cui aveva ottenuto un qualche forma di fama: 4chan, la famosa image-board anonima. 

Oggi 4chan è ampiamente noto come una cloaca popolata di estremisti di destra di vario tipo. Ma questa percezione – mi spiega Joshua Citarella, un ricercatore specializzato in comunità online e cultura della Generazione Z – deriva principalmente da /pol/, una delle tante comunità del sito. Anche se non tutti i frequentatori di 4chan sono di estrema destra, quelli che lo sono tendono a dominare le discussioni su diverse sezioni del sito – come /r9k/, quella che Bianca frequentava. “La propaganda di estrema destra su 4chan è partita da /pol/ ed è arrivata anche dentro /r9k/, con tutto il razzismo, la misoginia e il resto”, mi ha detto Citarella. 

In teoria, /r9k/ è un forum dove postare contenuti originali. In pratica tuttavia è “un ritrovo di tizi solitari che parlano del fatto che sono depressi e del perché sono depressi”, mi ha detto Shim, che ha conosciuto Bianca su Discord nel 2016. È anche un posto frequentato praticamente solo da maschi, il che significa che le ragazze che frequentano /r9k/ in genere finiscono per raccogliere un sacco di follower in poco tempo. E queste ragazze tendono ad avere tutte le stesse caratteristiche: magre, bianche, con gli occhioni, appassionate di cosplay e cultura coreana e giapponese. Spesso vengono chiamate egirls, un temine che descrive un’estetica emo-anime ma che viene solitamente utilizzato in modo negativo e sessualizzante. Ma soprattutto le ragazze di /r9k/ hanno un’altra cosa in comune: tendono ad avere problemi di salute mentale e ad essere molto, molto giovani. “Un sacco di noi ci entra a 13 o 14 anni”, mi ha detto Chloe Frazier, un’amica di internet di Bianca. “Perché ci sentiamo così sole nella vita reale e aqbiamoproblemi che ci impediscono di socializzare in altri modi. E quindi entriamo in queste comunità. E poi uscirne è molto difficile”.

Una foto di Bianca scattata dalla sua amica e mentore Mae Scialdone

Nonostante la loro giovane età, molte di queste ragazze attirano l’attenzione di ragazzi più grandi, i cosiddetti orbiter, che “venerano le ragazze più giovani” come l’ha messa già Erica Rose, una delle amiche di internet di Bianca e una frequentatrice di /r9k/. “Le adorano al punto che ne diventano ossessionati”. Spesso gli orbiter mandano alle ragazze regali, soldi o droga, di solito aspettandosi in cambio qualche forma di attenzione o perlomeno delle foto di nudo. E se la ragazza che adorano fa qualcosa che devia da quella che è l’immagine che l’orbiter ha di lei, questo si vendica in modi brutali, spesso facendole doxxing o pubblicando le sue foto di nudo. Alcune ragazze mi hanno raccontato di orbiter che le hanno minacciate o che si sono presentati a casa loro senza avvisarle. Una ragazza mi ha mi detto che un suo orbiter aveva chiamato la sua scuola minacciando di fare una strage. Per queste ragazze, “attirare l’attenzione in queste comunità online serve a rafforzare la loro autostima”, mi ha detto Citarella. “Ma è anche una forma di masochismo”.

Bianca era nota per intrattenersi più del normale con i suoi orbiter. “Era troppo gentile per ignorare quale persone”, mi ha detto Chloe, “anche troppo gentile, talvolta”.

Nel senso che Bianca teneva a tenere aperte certe porte che avrebbe dovuto chiudere. Un altro ex fidanzato, Rob – il nome è di fantasia, ha chiesto di restare anonimo – ha detto di aver conosciuto Bianca all’inizio del 2017 su /soc/, una board di 4chan dedicata agli incontri e al sesso. “Ero molto solo”, mica detto Rob, che allora aveva 18 anni mentre Bianca ne aveva 15. “E anche lei era molto sola”. Nel giro di una settimana Bianca gli aveva chiesto di diventare il suo ragazzo. Avevano continuato a vedersi e a uscire insieme per i successivi due anni. 

Nell’agosto 2017 Bianca era scappata di casa ed era andata a Long Island a casa di Rob. Kim era stata in grado di rintracciarla grazie all’attività del suo cellulare e con l’aiuto di un investigatore privato. Mi ha raccontato che quando Bianca aveva scoperto che la polizia la stava cercando, aveva cercato di farsi investire da una macchina. Era stata portata in una clinica psichiatrica, dove era rimasta ricoverata per 9 giorni. 

Secondo Kim, secondo le amiche di Bianca e secondo lo stesso Rob, la relazione tra Bianca e Rob era estremamente tossica. Rob aveva un problema di droga e un disturbo bipolare e lui e Bianca si “alimentavano a vicenda”, per dirla con le parole di Kim. Kim e le amiche di Bianca accusato Rob di averla stalkerata, di aver provato ad accedere ai suoi account sui social e di essersi presentato a casa sua senza dirle niente. Rob nega, e dice che Bianca gli aveva dato le password dei suoi account.

Quell’inverno, Bianca aveva lasciato Rob dopo che lui l’aveva accusata di flirtare con altri ragazzi. Secondo gli amici di internet di Bianca, Rob si era vendicato mandando a certe persone che conosceva su Discord alcuni video pornografici girati da lui e Bianca – che all’epoca aveva 15 anni – senza il suo consenso. Rob ammette di aver pubblicato i video ma dice che pensava che Bianca fosse d’accordo. I video erano arrivati a Bianca, che aveva fatto vedere uno screenshot a sua madre. Avevano denunciato Rob alla polizia. Più tardi, dopo che Rob aveva minacciato di suicidarsi, Bianca si era rifiutata di collaborare con l’indagine. “Prendeva decisioni che non avevano senso”, mi ha detto Kim. 

Nonostante le azioni di Rob, Bianca aveva continuato a scappare di casa per vederlo. Secondo la polizia di Utica, Kim aveva denunciato tre volte la scomparsa della figlia tra l’agosto 2017 e il giugno 2018. Quando gli ho chiesto come mai Bianca continuava a tornare da lui, Rob ha risposto semplicemente: “era molto sola, e non aveva nessuno. Io ero l’unica opzione, il minore dei mali. Poteva stare da sola o stare con me”.

Più o meno in questo periodo, secondo Kim, Bianca aveva raccontato a uno degli analisti che la seguivano per i suoi problemi di salute mentale che aveva fantasticato di andare in un parcheggio e buttarsi di sotto. Di conseguenza era stata ricoverata a Pinefield, una clinica psichiatrica di Utica, per un mese. Stando alle testimonianze, Bianca si era trovata bene in clinica. La sua famiglia le portava la pizza, ed era considerata popolare nella struttura. “Una volta è arrivata a dire ‘questa è la prima volta dopo anni che sento di avere degli amici’”, mi ha detto Kim. Ma non molto tempo dopo essere stata dimessa, era scappata di casa per raggiungere Rob di nuovo. 

Dato che non era in grado di impedire a sua figlia di scappare di casa, Kim si era rivolta a un giudice. Aveva fatto entrare Bianca nel programma Persons in Need of Supervision, e un giudice aveva ordinato che indossasse una cavigliera per monitorare i suoi movimenti e che fosse messa ai domiciliari. In un video che Kim mi ha fatto vedere, in cui c’è Bianca che canta Can’t Help Falling in Love e suona l’ukulele con la figlia neonata di Rimmer, si vede la cavigliera che le spunta sotto i jeans. Nel giugno 2018, aveva violato l’ordine del giudice tagliando la cavigliera e scappando di nuovo. 

Nell’ottobre 2018, Bianca era stata spostata al St.Anne Institute, una residenza psichiatrica ad Albany. Vi aveva passato buona parta del 2018, lontana dalla sua famiglia. Kim mi ha detto che la St.Anne era stata “la cosa migliore che potesse capitare” a Bianca. Lì aveva trovato finalmente un analista che le piaceva e aveva cominciato a fare un tipo di terapia cognitivo-comportamentale finalizzata a ridurre i suoi pensieri suicidi e i suoi comportamenti autodistruttivi. Sembra che anche Bianca la pensasse come Kim riguardo alla St.Anne. In un post su Instagram pubblicato in occasione della festa della mamma, Bianca si è photoshoppata in alcune foto di famiglia, ringraziando Rimmer e Kim per esserci state quando ne aveva bisogno. “Ho imparato così tante cose e oggi vi voglio più bene che mai”, aveva scritto. “Spero di rendervi fiere di me. Faccio del mio meglio per voi perché vi voglio bene”.

Nel febbraio 2019 Bianca era tornata a casa, era tornata a scuola e si era diplomata. Stando a tutte le testimonianze, compresa la sua, in questo periodo la sua salute mentale era migliorata sensibilmente. “Sono più felice e in generale sto meglio”, aveva scritto nel maggio 2019 sulla app di domande e risposte Tellonym. “Ho quasi 18 anni e se ripenso alla me stessa di due anni fa penso, cazzo”. Aspettava con ansia di andare all’università, e voleva trasferirsi a New York. “Era su di giri”, mi ha detto Chloe. “Stava meglio e la sua vita stava cambiando in meglio”.

Bianca era anche tornata in contatto con molti suoi amici e con il suo ex fidanzato Ward. Kim mi ha detto che i due erano inseparabili e Ward mi ha detto che si parlavano o scrivevano tutti i giorni. Lui era uscito con un po’ di ragazze dopo essersi mollato con Bianca ma mi ha detto che “non erano niente di speciale paragonato a lei”. Appena prima che Bianca morisse, Ward stava per parlarle dei suoi sentimenti ma si era trattenuto. Invece, l’ultima cosa di cui hanno parlato sono stati alcuni meme sull’Area 51. 

Circa un anno prima della morte di sua figlia, mentre Bianca attraversava il momento peggior della sua depressione, Kim le aveva dato una carta, che ha ritrovato nella sua stanza dopo che è morta. Sulla carta Kim aveva scritto: “se non riesci ad andare avanti per te, fallo per me. Se dev’esserci una sola cosa che ti tiene viva, fai che sia io. Perché io non posso vivere senza di te”. Bianca aveva promesso di continuare ad andare avanti e a combattere. E cominciava a sembrare che ce l’avesse fatta, che tutto sarebbe andato bene. “Ho combattuto per lei per così tanti anni, per così tanto”, mi ha detto Kim. “E finalmente ce la stavamo facendo. E poi lui ce l’ha portata via”.

Un disegno di Bianca. Foto per gentile concessione della famiglia Devins

Nella primavera del 2019, Bianca aveva conosciuto su internet Brandon Clark. Clark era un 21enne di Syracuse, a meno di un’ora da Utica, appassionato di palestra, gaming e anime. Ma aveva anche un passato violento e traumatico: quando aveva 12 anni suo padre aveva preso in ostaggio per 10 ore sua madre, minacciandola con un coltello, perché pensava che lei lo tradisse. L’aggressione l’aveva portato in carcere. Secondo la testimonianza della madre di Clark, dopo che anche lei era stata arrestata in un’altra vicenda, Brandon era stato dato in affido. 

Da bambino Clark era nerd, gentile e fin troppo sollecito nei confronti degli altri – me l’ha detto Joe (il nome è di fantasia), il suo miglior amico d’infanzia. Sempre secondo Joe, era anche ossessivo, fissato con i Pokemon o con qualsiasi cosa attirasse la sua attenzione. Eppure Joe sostiene che Clark fosse un ragazzino relativamente normale. La loro amicizia si era interrotta quando Joe aveva scoperto che Clark era ossessionato dai lolicon – un genere di manga con ragazze molto giovani – e flirtava con una 12enne, mentre lui di anni ne aveva 16. Stando a degli screenshot ottenuti da Rolling Stone, Joe e i suoi amici avevano affrontato Clark al riguardo. “Credetemi, fareste meglio a non preoccuparvi di che cazzo faccio, perché non vi piacerebbe scoprirlo”, aveva risposto Clark. Joe dice di non avergli mai più parlato. 

Eppure, quando Kim l’aveva incontrato, Clark le era sembrato affascinante e beneducato. Si era anche aperto con lei, raccontandole di come avesse speso l’infanzia passando da un affido all’altro. Così quando Bianca aveva detto a sua madre che andava con Clark al concerto di Nicole Dollanganger al Trans-Pecos, un piccolo locale del Queens, Kim non aveva trovato ragioni per vietarglielo, a patto che Clark riportasse Bianca a casa non appena finito il concerto. Bianca era su di giri. Era la prima volta che aveva il permesso di andare a un concerto da sola. 

Stando a tutte le testimonianze, Bianca era stata molto chiara con Clark riguardo alla natura della loro relazione. L’unica cosa che l’aveva colpita perché un po’ strana, mi ha detto Kim, è che Clark ogni tanto dicesse di essere il ragazzo di Bianca, mentre Bianca le aveva detto chiaramente che non era così. “Aveva 17 anni e si preparava ad andare all’università”, mi ha detto Kim. “Non voleva una relazione”. Chloe, l’amica di Bianca, mi ha detto che Bianca si era lamentata dei messaggi inquietanti e ossessivi di Clark. Ma nessuno l’aveva considerata una cosa particolarmente inusuale. Alla fin fine, Clark era solo un altro orbiter, ed era tutt’altro che strano che persone di quel tipo avessero comportamenti del genere. Quei messaggi, mi ha detto Chloe, sono “facili da ignorare quando ne ricevi tanti”.

Il 14 luglio 2019 la serata sarebbe dovuta andare così: alle prime luci del mattino Bianca sarebbe dovuta tornare a casa, attraversare il salotto in punta di piedi per non far rumore, entrare nella camera che condivideva con la sorella minore e mettersi a dormire tra le mura dipinte con disegni ispirati agli anime fatti da lei stessa. 

Invece era andata così: alle 6.03 di mattina, un messaggio era comparso sul server Discord di Bianca. “Scusate stronzi, dovrete trovare qualcuno altro da idolatrare”, diceva il messaggio, accompagnato dalla foto di una ragazza coi capelli scuri, l’eye-liner e un top nero, con la gola tagliata e la faccia coperta di sangue. A prima vista era facile scambiarla per una foto tratta da qualche film horror low budget e molti utenti sul server avevano pensato che fosse proprio questo. “All’inizio non ho reagito, ho pensato che fosse una foto gore e basta”, mi ha detto Erica, un’amica di internet di Bianca. Stando a degli screenshot dalla chat, qualcuno nel server aveva fatto una ricerca per immagini senza risultato e aveva chiesto da dove venisse la foto. “È la mia cazzo di macchina. Mi scopo Bianca stronzi”, aveva risposto l’autore del post, prima di dire ai follower di iscriversi al canale YouTube di PewDiePie – un meme già citato da Brenton Tarrant, autore della strage di Christchurch. 

Nelle ore successive gli amici e le amiche di Bianca avevano cercato di capire cosa fosse successo. Lentamente, avevano ricostruito com’era realmente andata la serata: al concerto Bianca e Clark avevano incontrato una terza persona, un tizio noto col nome utente di “Oipu” che frequentava le stesse board online. Anche se lui e Bianca frequentavano la stessa community, quella era probabilmente la prima volta che si vedevano. Quella sera stessa, stando ad alcuni screenshot tratti da una chat di Discord con un’amica, Bianca ne era rimasta estasiata. “È perfetto… sono innamorata”. Secondo la polizia, Bianca aveva baciato Oipu mentre Clark andava a cercare delle cartine. Clark li aveva visti. E poi Bianca aveva smesso di dare segni di vita online.

Alle 7.21 di mattina, un’ora dopo che Clark aveva postato la foto, il dipartimento di polizia di Utica aveva cominciato a ricevere chiamate da tutto il paese, che denunciavano che una “foto disturbante di una ragazza chiamata Bianca Michelle Devins” era stata pubblicata su Discord. Secondo il tenente Bryan Coromato, il dipartimento aveva ricevuto anche delle chiamate dai familiari di Clark, che avevano trovato un messaggio delirante simile a quelli che si lasciano prima di suicidarsi nella casa di sua zia. Clark aveva anche pubblicato alcune immagini e messaggi strani nelle sue Instagram stories, tra cui la foto del braccio insanguinato di una ragazza con scritto “mi dispiace, Bianca”. E aveva anche cambiato la sua bio di Instagram mettendo la data di quel giorno come data di morte. La madre di Clark ha detto a Rolling Stone che a un certo punto, durante la notte, Clark le aveva mandato un messaggio su Facebook: “scusa mamma. Ti voglio bene.”

Bianca (al centro) con sua madre Kim (a destra) e sua sorella Olivia. Foto per gentile concessione della famiglia Devins

Alle 7.30 il 911 aveva ricevuto una chiamata da Clark, che aveva detto dove si trovata: in Poe Street, una strada senza uscita distante circa un chilometro dal liceo di Bianca. Secondo Coromato, Clark aveva detto di aver commesso un omicidio-suicidio, di stare per suicidarsi e che voleva donare i suoi organi. Poi aveva aggiunto, “adesso faccio la parte del suicidio” e aveva messo giù. 

Secondo la polizia, una volante era arrivata pochi minuti dopo e aveva trovato Clark sdraiato su un telo verde, con un piccolo falò poco distante i cui bruciava il suo laptop. Per terra aveva scritto con lo spray “non mi dimenticherai mai” e stava facendo una live su Instagram. All’arrivo della polizia Clark si era tagliato la gola e poi si era scattato un selfie, che aveva messo nella sua storia di Instagram scrivendo “polvere alla polvere”. “Non credo che si aspettasse che tagliarsi la gola gli avrebbe fatto così male”, mi ha detto l’investigatore Peter Paladino. “Andava avanti e indietro per il dolore”. Uno degli agenti gli aveva chiesto dove fosse Bianca. “Dove cazzo pensi che sia?” aveva risposto Clark, gridando. Solo a quel punto un agente aveva notato dei capelli neri che spuntavano da sotto il telo verde. 

Clark era sopravvissuto alle sue ferite auto-inflitte. Il giorno dopo, quando i medici l’avevano giudicato in grado di venire interrogato, Paladino era andato a trovarlo. Anche se la polizia non può rivelare i dettagli di quanto ha detto Clark perché il processo deve ancora cominciare, Coromato mi ha detto che “era molto interessato a come la televisione parlava del caso, diciamo così”.

Paladino è convinto che il crimine – presumibilmente – commesso da Clark e le immagini che aveva postato su Discord e Instagram lanciassero un messaggio ben preciso: che lui non era, per dirla con lo slang della community, solo un altro degli “orbiter beta” ossessionati da Bianca, ma che “aveva il controllo su di lei”. Secondo Paladino, Clark voleva qualcosa da Bianca e quando Bianca non aveva potuto o voluto darglielo lui aveva voluto mandare a lei e al resto del mondo un messaggio, che Paladino sintetizza così: “non puoi fare questo a uno come me, perché altrimenti ti succede questo”

L’orrore è stato solo amplificato dai social. Dato che le foto di Bianca erano state postate su Discord, nel giro di poche ore dopo la sua morte l’hashtag #ripbianca era diventato virale su Twitter. L’omicidio di Bianca era diventato presto la tela su cui chiunque poteva proiettare le proprie convinzioni. Si erano diffuse voci secondo cui Bianca fosse asessuale (possibile), avesse una malattia mentale (vero), avesse una dipendenza da droghe pesanti (falso, secondo la sua famiglia e i suoi amici). C’era chi aveva usato la sua morte come spunto per attaccare la mascolinità tossica e la cultura misogina di 4chan. Altre fonti dicevano che era stata “decapitata” da un “incel”. Ma Bianca non è stata decapitata e Clark non è un incel in senso convenzionale – secondo Coromato, dalle prove ritrovate sui cellulari di Clark e di Bianca emerge che avevano una relazione intima. 

Mentre le informazioni false riguardo all’omicidio di Bianca si diffondevano, si diffondeva anche la foto che Clark aveva postato su Discord, che era presto finita anche su Instagram. Per giorni era impossibile cecare il nome di Bianca o guardare l’hashtag #ripbianca senza vederla. All’inizio Instagram aveva detto di star facendo il possibile per eliminare la foto dalla piattaforma, dichiarando a Rolling Stone  che aveva “adottato delle misure per prevenire che il contenuto venga ricondiviso da altri”. Ma Kim mi ha detto che la risposta dei social è stata “inadeguata. Hanno detto di aver fatto più di quanto non abbiano fatto davvero”. In una dichiarazione, Instagram ha affermato: “tutti noi a Instagram siamo rimasti sconvolti e tristi per la morte improvvisa di Bianca… stiamo continuando a lavorare per impedire che una cosa del genere accada di nuovo, e stiamo collaborando molte istituzioni accademiche e di ricerca per capire come individuare meglio e più in fretta le immagini e i video di questo tipo”.

Per settimane, sembrava che la gente su internet provasse un sadico piacere nel costringere i membri della famiglia di Bianca a vedere quella foto. Qualcuno l’aveva postata come commento sotto la foto profilo di Kim su Facebook. Qualcun altro l’aveva mandata via AirDrop a Rimmer mentre era al supermercato. Qualcuno di 4chan aveva persino mandato a Kim un “cum tribute” – ovvero si era masturbato e aveva eiaculato sulla foto, e aveva fotografato il risultato. Poi l’aveva postato anche su /r9k/. 

Ward, l’ex fidanzato di Bianca, ha ancora gli incubi per quella foto. Mi ha detto che a volte sogna ad occhi aperti e si ritrova a pensarci. Dopo la morte di Bianca è uscito con un’altra ragazza, ma è durata pochissimo. “La abbracciavo e pensavo che non mi sentivo bene, che non mi sembrava giusto, perché sapevo chi avrei voluto avere accanto”, mi ha detto. 

Sui media, molti hanno derubricato in fretta la morte di Bianca attribuendola ai rischi dell’incontrare degli sconosciuti con cui si è interagito online – una narrativa che Kim odia. “Sì, Bianca e Brandon si sono conosciuti su internet, ma siamo nel 2019”, mi ha detto. “È così che si conosce la gente oggi.” Ma gli amici di internet di Bianca pensano che ci sia più di un fondo di verità nell’idea che sia stato internet a ucciderla, o perlomeno che la tossicità che permea la specifica community che Bianca frequentava abbia contribuito alla sua morte. “Pensavo di essere stato la peggior cosa che potesse succederle”, mi ha detto Rob, il suo ex fidanzato di Long Island. “Ma dopo tuto quello che le è successo con me, pensavo avesse imparato una lezione sul non fidarsi della gente con cui interagiva online”. 

Per molte ragazze della community, in particolare per quelle che avevano visto la foto quando era stata posta su Discord, l’omicidio di Bianca è stata una sveglia terribile. Hanno visto il comportamento ossessivo di Clark come un’estensione della tossicità degli orbiter, portata alle sue estreme conseguenze. “Tutte noi abbiamo incontrato orbiter, tutte noi abbiamo incontrato ragazzi conosciuti online, ragazzi inquietanti o che magari hanno minacciato di ucciderci. È capitato a tutte”, mi ha detto Erica. “E stavo pensando che sarebbe potuto succedere a me, sarebbe potuto succedere a chiunque di noi. Ma invece è successo a Bianca”.

La foto segnaletica di Brandon Clark

Il prossimo febbraio Brandon Clark sarà processato per omicidio di secondo grado. Si è dichiarato non colpevole. Il suo avvocato d’ufficio, Luke Nebush, che ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni a Rolling Stone riguardo al processo, potrebbe provare ad adottare una strategia legale che punti sui gravi disturbi emotivi di cui Clark soffre e sul fatto che Clark sia impazzito dopo aver visto Bianca baciare un altro ragazzo. Ma secondo le autorità ci sono un sacco di prove che l’omicidio sia stato premeditato: sulla scena del crimine la polizia ha ritrovato coltelli, una corda e diversi altri oggetti. “Aveva un piano”, mi ha detto Paladino. “E l’unica parte del piano che è andata storta è stata il suicidio”.

Kim Devins e la sua famiglia sono state presenti a tutte le udienze di Clark e hanno richiesto il massimo della pena – da 25 anni di carcere all’ergastolo. Kim spera di incrociare lo sguardo di Clark in tribunale e di costringerlo a prendere coscienza delle vite che ha rovinato. “Non è giusto che sia ancora vivo”, mi ha detto. 

Negli ultimi mesi, Kim ha passato la maggior parte del suo tempo a cercare di dare un senso all’unico evento della sua vita che non ne ha nessuno. Ha fondato una borsa di studio in nome di Bianca, che verrà assegnata a studenti di Psicologia, e sta organizzando un gala di beneficenza il prossimo febbraio dove esporre dei disegni di Bianca. Lo scopo, mi ha detto, è onorare la sua memorie e il suo sogno di aiutare altri adolescenti con problemi di salute mentale.

Anni prima di essere uccisa, Bianca, sua sorella minore Liv e la sua migliore amica Gianna Murray hanno fatto alcuni video e li hanno pubblicati su YouTube. All’epoca, mi ha detto Gianna, Bianca odiava stare davanti alla telecamera. Nella maggior parte dei video, lei è quella che filma. Ma in un video compare: ha circa 11 anni. È in un parco giochi e corre già da una collinetta, sorride divertita. 

Guardando quel video è facile immaginare quella ragazza da grande, che torna dall’università per le vacanze in quella casa accogliente e sicura, che si tinge i capelli nel lavandino, che ignora i messaggi di ragazzi che non valgono la pena, che suona l’ukulele per sua sorella. È facile immaginarla in un futuro più felice. È difficile immaginare perché qualcuno avrebbe dovuto volerglielo togliere.

Nota della redazione: questo articolo è stato aggiornato per specificare che Bianca aveva inviato una foto all’account Twitter @ThisIsWhatAsexualLooksLike, nonostante i suoi amici e i suoi familiari, incluse sua madre e sua sorella, hanno detto a Rolling Stone di non credere che lei si identificasse come asessuale.

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