Ivan Vavassori, il calciatore che si è arruolato per combattere in Ucraina, è ancora vivo | Rolling Stone Italia
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Ivan Vavassori, il calciatore che si è arruolato per combattere in Ucraina, è ancora vivo

Era stato dato per disperso in seguito a un'esplosione a Mariupol. Questa mattina il padre ha dichiarato che starebbe ricevendo delle cure in ospedale

Ivan Vavassori, il calciatore che si è arruolato per combattere in Ucraina, è ancora vivo

Ieri si è parlato moltissimo di Ivan Vavassori, 29enne ex portiere di Pro Patria, Legnano e Bra arruolatosi come volontario nelle brigate internazionali. Vavassori era stato dato per disperso in seguito all’esplosione, avvenuta domenica sera, di due convogli distrutti dall’esercito russo in quel di Mariupol.

Per un giorno intero non si sono avute sue notizie, ma l’allarme è finalmente rientrato: come riporta Repubblica, questa mattina il padre Pietro ha dichiarato che Ivan è ancora vivo, e starebbe ricevendo delle cure in ospedale.

Ivan è nato in Russia ed è stato adottato a cinque anni da Pietro e Alessandra Sgarella, morta nel 2011 dopo una lunga malattia. Il nome della madre adottiva è ben noto perché fu protagonista di un caso di cronaca che fece parecchio discutere: Sgarella, infatti, fu imprigionata per dieci mesi dalla ‘ndrangheta nel 1997, proprio quando era in attesa dell’arrivo dalla Russia del figlio adottivo.

La donna era stata rapita l’11 dicembre del 1997 davanti alla sua abitazione, in viale Caprilli 17, in zona San Siro, e fu rilasciata il 4 settembre dell’anno dopo a Locri, in Aspromonte, in seguito a una prigionia lunga 266 giorni. Il 21 gennaio 1998, quando i beni della famiglia erano già stati bloccati, i rapitori si fecero vivi chiedendo la folle cifra di 50 miliardi di lire a titolo di riscatto. All’epoca dei fatti il marito, Pietro Vavassori, era amministratore delegato della Italsempione, un’avviatissima azienda di trasporti.

Ivan aveva comunicato la decisione di abbandonare il calcio e di arruolarsi come volontario per difendere l’Ucraina lo scorso 28 febbraio scorso, con un post sul suo profilo Facebook.

«È difficile come decisione… Ma può aiutare a salvare vite innocenti», aveva scritto postando la foto di un cartello in cui si invita ad aderire alla Legione Straniera. Il benestare per quella decisione è arrivata dall’ambasciata di Kiyv in Italia: è così entrato a far parte della “Legione di difesa internazionale Ucraina”, acquisendo il nome di “comandante Rome”.