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Inizia oggi il processo per l’omicidio di Giulio Regeni

A quasi sei anni di distanza dalla sua scomparsa, finiscono sul banco degli imputati quattro membri dei servizi di sicurezza egiziani. E la presidenza del Consiglio dei ministri ha annunciato che si costituirà parte civile insieme alla famiglia Regeni

Foto: Ansa/42° Parallelo

A quasi sei anni di distanza dalla sua scomparsa al Cairo nel gennaio 2016, comincia oggi a Roma il processo contro quattro membri dei servizi di sicurezza egiziani accusati dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore 28enne scomparso nel 2016 mentre lavorava, facendo ricerca sul campo, a una tesi di dottorato per l’università di Cambridge sui sindacati indipendenti dei venditori ambulanti in Egitto.

Gli imputati sono quattro funzionari dei servizi di sicurezza egiziani: il generale Tareq, i colonnelli Helmy e Kamal e il maggiore Magdi Sharif, per i quali la Procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. Non saranno presenti in aula, e proprio la loro assenza sarà il primo punto all’ordine del giorno del processo: le autorità egiziane infatti non hanno comunicato a quelle italiane gli indirizzi degli imputati dove notificargli gli atti, proprio per impedire che vengano processati, ed è possibile che il processo venga sospeso per questo motivo. 

Nel corso del processo saranno chiamati a testimoniare tutti quelli che, da parte italiana, sono stati i protagonisti del caso Regeni negli ultimi anni: dai premier Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi, ai loro ministri degli Esteri, ai funzionari dei servizi segreti. La presidenza del Consiglio dei ministri, ieri sera, ha anche annunciato che si costituirà parte civile insieme alla famiglia Regeni. 

L’importanza del processo sta nel fatto che per la prima volta sul banco degli imputati ci sono le autorità egiziane, che dal giorno della scomparsa di Regeni sono state protagoniste di tentativi di depistare le indagini e insabbiare le prove. All’epoca dei fatti le autorità non avevano permesso posto grandi restrizioni all’attività degli investigatori italiani che indagavano sul caso, la prima versione ufficiale era che Regeni fosse morto in un’incidente stradale, più tardi la colpa era stata addossata a una banda di criminali specializzata nel fingersi agenti di polizia per sequestrare cittadini stranieri a scopo di estorsione.