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In Polonia ci sono grandi proteste contro l’ennesima limitazione al diritto all’aborto

Una sentenza del Tribunale costituzionale ha reso illegale l'aborto anche in caso di malformazione del feto modificando una legge già parecchio restrittiva, ma le femministe non ci stanno

Attila Husejnow/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Da una settimana in Polonia ci sono grandi proteste di piazza contro una sentenza del Tribunale costituzionale arrivata giovedì scorso che rende illegale l’aborto anche in caso di malformazione del feto. La sentenza va così a modificare la legge polacca in materia di aborto, che già era una delle più restrittive d’Europa, e arriva dopo che il governo aveva già tentato più volte di introdurre limitazioni ulteriori al diritto all’aborto, rinunciando tutte le volte dopo grandi proteste. 

Dall’entrata in vigore della sentenza, in Polonia l’aborto resterà legale solo in caso di stupro, incesto o grave minaccia alla vita e alla salute della donna – circa il 2,4% degli aborti praticati negli ospedali polacchi nel 2019. Secondo il Guardian, molti ospedali avrebbero già cominciato a cancellare le procedure di aborto già in programma per adeguarsi alla sentenza, mentre le organizzazioni femministe sottolineano come già adesso tra le 100 e le 200mila donne polacche ogni anno siano costrette a ricorrere all’aborto clandestino o ad andare all’estero per abortire.

Le proteste prendono di mira la sentenza in sé ma anche il governo del Paese, guidato dal partito di destra Diritto e Giustizia (PiS) e la Chiesa cattolica, la cui influenza nella società polacca è molto forte. Finora oltre 150 città polacche sono state interessate dalle manifestazioni, in una delle proteste più grandi degli ultimi anni. In diverse città i manifestanti hanno invaso le chiese cattoliche interrompendo le messe e in alcuni casi si sono scontrati con contro-manifestanti di estrema destra.