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In Bielorussia sono state arrestate 6000 persone in tre giorni

Continuano le proteste contro i risultati delle elezioni, la repressione aumenta e ci sono i primi morti, mentre il governo dà la colpa a "criminali e disoccupati"

Natalia Fedosenko\TASS via Getty ImagesGetty Images

Da ormai diversi giorni in Bielorussia continuano grandi manifestazioni di protesta contro i risultati delle elezioni di domenica scorsa, in cui il presidente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, ha dichiarato di aver vinto con l’80% dei voti – un dato considerato poco plausibile dall’opposizione, che ha denunciato brogli e irregolarità. Di fronte alle proteste, il governo ha lanciato una campagna di repressione molto violenta, con oltre 6000 arresti in tre giorni. 

Secondo fonti del Ministero dell’Interno bielorusso, dopo le manifestazioni di lunedì notte ci sono stati 3000 arresti, 2000 dopo quelle di martedì e altri 1000 mercoledì. Secondo Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, un numero così alto di arresti è “una chiara violazione degli standard internazionali sui diritti umani”. 

Oltre agli arresti, ci sono stati i primi morti tra i manifestanti. La notte tra il 10 e l’11 agosto un uomo è morto mentre “cercava di lanciare un ordigno esplosivo non identificato contro membri delle forze dell’ordine” che gli sarebbe esploso in mano secondo il Ministero dell’Interno. Ieri invece un 25enne che era stato arrestato domenica scorsa e condannato a 10 giorni di carcere per aver partecipato alle proteste è stato trovato morto in carcere. La polizia ha parlato di un malore e ha aperto un’indagine, mentre la madre della vittima ha detto che il figlio soffriva di problemi cardiaci e che era stato arrestato mentre andava a trovare la sua ragazza, senza aver partecipato alle proteste. 

In effetti negli ultimi giorni i metodi della polizia bielorussa si sono fatti particolarmente brutali, con la repressione che non si è limitata alle proteste ma è diventata molto più ampia. Diversi video mostrano agenti in divisa nera e passamontagna che effettuano arresti in pieno giorno e in luoghi pubblici come parchi o piazze, anche in assenza di manifestazioni, mentre ci sono foto che documentano l’uso di ambulanze al posto delle volanti da parte della polizia e l’arrivo di veicoli militari a Minsk.

Ci sono anche video di poliziotti che sparano proiettili di gomma ad altezza uomo, mentre a Brest la polizia ha ammesso di aver usato proiettili veri. Il Ministero dell’Interno ha detto che è stata una risposta a un’aggressione da parte di manifestanti armati di spranghe. Di fronte a tanta repressione, ci sono anche i primi casi di agenti di polizia che si dimettono per protesta.

In generale, la polizia bielorussa sembra star cercando di intimidire l’opposizione. La candidata di opposizione Svetlana Tikhanovskaya, fuggita in Lituania dopo un accordo con il governo, dalla Lituania ha pubblicato un video in cui, a testa bassa e leggendo da un foglio, chiedeva ai manifestanti di smettere di protestare – video probabilmente richiestole dal governo di Minsk come parte dell’accordo.

Ieri la tv di stato bielorussa ha invece mostrato un video di alcuni manifestanti arrestati, con segni di percosse, che alla domanda se “continueranno a fare una rivoluzione” rispondono di no e scuotono la testa. 

Il presidente Lukashenko ha respinto tutte le accuse di brogli e dato la colpa degli scontri a “criminali e disoccupati”. Dopo un blackout durato quasi tre giorni, internet è tornato a funzionare ieri.