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Il più grande campo profughi d’Europa è andato a fuoco stanotte

Il campo profughi di Moria, sull'isola greca di Lesbo, aveva una capienza di 3mila persone ma ne ospitava 13mila e secondo Medici Senza Frontiere era "una bomba che aspettava solo di esplodere"

MANOLIS LAGOUTARIS/AFP via Getty Images

Come riporta la BBC, un grosso incendio è divampato questa notte nel campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Stando alle prime testimonianze, tutto il campo profughi sarebbe stato distrutto dall’incendio: come ha detto questa mattina il vice-governatore di Lesbo Aris Hatzikomninos a una radio locale, il campo è ora “completamente distrutto”. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha già organizzato una riunione d’emergenza del governo per affrontare la crisi. Un portavoce del governo di Lesbo ha detto che l’isola dichiarerà lo stato di emergenza.

Non è chiaro come sia scoppiato l’incendio. La scorsa settimana, il campo profughi di Moria era stato messo in quarantena dopo che un migrante era risultato positivo al coronavirus. I casi erano poi saliti a 35 e – secondo l’agenzia di stampa greca ANA, ma si tratta di una versione non confermata – l’incendio sarebbe nato in seguito a delle proteste scoppiate dopo che queste 35 persone avrebbero rifigutato di farsi mettere in isolamento con le loro famiglie. Secondo Marco Sandrone, coordinatore di Medici Senza Frontiere a Lesbo, è difficile dire come sia scoppiato l’incendo ma Moria “era una bomba a tempo che è finalmente esplosa”.

Prima dell’incendio, il campo profughi di Moria ospitava circa 13mila persone, a fronte di una capacità massima di 3mila. Stando a dati di InfoMigrants, i migranti presenti nel campo provenivano da oltre 70 Paesi, ma il 70% di loro veniva dall’Afghanistan. Lo scorso aprile, Human Rights Watch aveva denunciato le scarse condizioni di vita nel campo e affermato che le autorità greche non stavano facendo abbastanza per risolvere il problema del grave sovraffollamento. Il governo greco aveva progettato di costruire centri di detenzione per ospitare i migranti a Lesbo, ma lo scorso febbraio gli abitanti dell’isola avevano attaccato il primo cantiere.