Il ‘piano per la pace in Ucraina’ di Elon Musk sembra scritto da Orsini | Rolling Stone Italia
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Il ‘piano per la pace in Ucraina’ di Elon Musk sembra scritto da Orsini

Con un tweet, il CEO di Tesla ha presentato un programma in 4 punti che, dal suo punto di vista, dovrebbe portare alla fine delle ostilità tra Putin e Zelensky. Tra le sue idee, la cessione definitiva della Crimea alla Russia e la rinuncia ucraina a ogni pretesa di fare ingresso nella NATO

Elon Musk. Foto: Jae C Hong/AP/REX/Shutterstock

Elon Musk. Foto: Jae C Hong/AP/REX/Shutterstock

Il CEO di SpaceX e Tesla, Elon Musk, non perde occasione per far parlare di sé: negli ultimi mesi abbiamo avuto diversi esempi delle sue manie di protagonismo, dalla spettacolarizzazione della bagarre per l’acquisizione di Twitter – operazione che, poi, è finita nel dimenticatoio – alle battaglie non richieste per la “libertà di espressione”. Nulla di strano: la tendenza muskiana a rincorrere a una specie di superomismo posticcio ha fatto breccia in più di un’occasione: ad esempio, qualche anno fa stava progettando di costruire un mecha (per i non addetti ai lavori: uno di quei robottoni che infestano la cultura pop giapponese, tipo Mazinga) e tutti abbiamo ben fissato nella memoria  il suo celebre litigio con Bezos per la colonizzazione della Luna.

Ieri, però, Musk ha alzato il tiro, scegliendo di esporsi sul tema principe dell’attualità, ossia la guerra d’invasione russa in Ucraina. Lo ha fatto, ça va sans dire, via Twitter, lanciando un sondaggio per chiedere ai suoi follower se fossero d’accordo o meno con le clausole di un non meglio precisato “piano di pace” predisposto da lui stesso, che dal suo punto di vista dovrebbe condurre alla risoluzione delle ostilità.

Il piano di Musk si articola in quattro punti: nel primo, l’imprenditore di origine sudafricana propone di tenere di nuovo i referendum farsa con cui, la scorsa settimana, la Russia ha deciso arbitrariamente di annettere quattro regioni ucraine, ossia Luhansk e Donetsk (che la Russia già considerava indipendenti) e le zone occupate di Zaporizhzhia e Kherson. Nella visione di Musk, il voto andrebbe ripetuto sotto le egida delle Nazioni Unite, che dovrebbero porsi come organo super partes volto a vagliare la corretta esecuzione dei referendum. Nel secondo (il più discusso in assoluto), il cofondatore di Neuralink appoggia esplicitamente una delle storiche rivendicazioni di Putin, ossia la cessione definitiva della Crimea alla Russia. Per argomentare la propria tesi, Musk fa presente come la Crimea abbia fatto parte del territorio russo «dal 1783»; tuttavia, come è stato sottolineato a più riprese, si tratta di una versione manipolata dal filtro della propaganda del Cremlino che non considera sviluppi diplomatici importantissimi, come ad esempio il Memorandum di Budapest del 1994 con cui la Russia, al tempo governata da Boris Nikolaevič El’cin, riconobbe l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini dell’epoca, che comprendevano anche la Crimea. Il terzo punto prevede che il governo ucraino acconsenta alla fornitura di acqua alla Crimea russa, mentre il quarto sostiene che l’Ucraina dovrebbe rimanere «neutrale». Non è chiaro come debba essere intesa questa “neutralità”: c’è chi sostiene che, anche in questo caso, Musk abbia deciso di allinearsi alle ragioni di Putin, suggerendo che il governo di Zelensky dovrebbe abbandonare ogni proposito di ingresso nella NATO e nell’Unione Europea (peraltro, la volontà ucraina di fare ingresso nell’Alleanza Atlantica è stata utilizzata dal Cremlino come base ideologica per giustificare l’aggressione dell’ex repubblica sovietica).

Ovviamente, il tweet di Musk non è passato inosservato e ha suscitato la reazione immediata di diversi esponenti politici: ad esempio, l’ambasciatore ucraino in Germania, Andrij Melnyk, ha risposto al CEO di Tesla in un modo che lascia poco spazio all’immaginazione: «Ecco la mia risposta diplomatica: fanculo», mentre il presidente lituano Gitanas Nauseda ha twittato: «Caro Elon Musk, se qualcuno cerca di rubare le ruote di una Tesla, questo non lo rende il legittimo proprietario delle ruote».

L’impressione è che il miliardario più egoriferito al mondo abbia perso l’ennesima occasione per tacere.