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Il partito di estrema destra greco Alba Dorata è stato dichiarato un’associazione a delinquere

Il processo riguardava la morte di Pavlos Fyssas, rapper di sinistra accoltellato nel 2013. Al termine delle indagini, 68 membri del partito – tra cui 18 ex parlamentari – erano stati accusati di usare la politica come copertura per azioni di violenza

La manifestazione di oggi ad Atene. Grab via YouTube

Come riporta AP, al termine di un processo durato cinque anni, un tribunale di Atene ha decretato che il partito di estrema destra greco Alba Dorata – noto per le sue idee neonaziste e xenofobe e per essere diventato il terzo partito in Grecia nel 2015 – è un’organizzazione criminale. 

Il processo riguardava la morte di Pavlos Fyssas, rapper greco di sinistra che era stato accoltellato nel settembre 2013 da un membro di Alba Dorata, Giorgios Roupakias. Al termine delle indagini, 68 membri del partito – tra cui 18 ex parlamentari – erano stati accusati di usare la loro attività politica come semplice copertura per azioni di squadrismo e violenza.

Tra gli imputati c’era anche il leader del partito, Nikolaos Michaloliakos, che è stato riconosciuto colpevole di “costituzione e appartenenza a un’organizzazione criminale”, mentre gli altri imputati sono stati condannati solo per “appartenenza a un’organizzazione criminale”. Oltre al caso di Fyssas, ai membri di Alba Dorata erano contestati anche alcuni altri omicidi, diversi ferimenti e violenze contro immigrati, omosessuali, attivisti di sinistra. Alba Dorata ha negato di avere qualsiasi collegamento con gli attacchi in questione e descritto il processo come una cospirazione con lo scopo di limitare la crescita del partito. 

Prima del verdetto di oggi, di fronte al tribunale di Atene si è radunata una grande folla per chiedere la condanna di Alba Dorata. Alla manifestazione hanno partecipato esponenti di tutti i partiti greci, dal conservatore Nuova Democrazia a partiti di estrema destra come Syriza e il Partito Comunista Greco. “Oggi è una grande vittoria per la giustizia”, ha detto Eva Cosse, ricercatrice greca presso Human Rights Watch. “[Il verdetto] dà un forte segnale che i crimini d’odio non sono e non devono essere tollerati in una società democratica”.