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Il negazionismo sul cambiamento climatico è arrivato in Italia, ovviamente in Senato

Mentre il collegamento tra cambiamento climatico e attività umane è evidente in tutto il mondo, in Italia il solito Gasparri ha portato in Senato una cricca di negazionisti supportati dalle aziende petrolifere. L'obiettivo? Inquinare il dibattito pubblico

Sulla scia del successo mediatico di Greta Thunberg, dei Fridays For Future e degli scioperi per il clima, l’idea che i cambiamenti climatici esistano davvero e siano causati dall’attività umana sta finalmente diventando consapevolezza comune e il movimento ambientalista è in ascesa in tutto il mondo. Man mano che questo avviene, però, aumentano anche i tentativi e le iniziative per screditarlo e metterne in dubbio i presupposti.

La prima avvisaglia di questi tentativi, almeno nel nostro Paese, l’avevamo vista l’anno scorso, quando la Sapienza aveva ospitato una conferenza che con la scusa di presentare il libro Clima, basta catastrofismi aveva portato a parlare nell’ateneo una serie di relatori negazionisti di fronte a una platea composta quasi solo di contestatori. Gli stessi relatori avrebbero dovuto tenere anche un incontro al Senato, organizzato dal senatore del M5S Franco Ortolani, che però era stato cancellato all’ultimo momento.

Ma quel fallimento non ha scoraggiato i negazionisti del clima, che sono tornati all’attacco e questa mattina hanno presentato in Senato – su iniziativa dell’immarcescibile Maurizio Gasparri di Forza Italia e Vito Comencini della Lega – un documento intitolato “European Declaration: There is no Climate Emergency”. Si tratta di una petizione che ha accolto circa 500 firme di accademici di tutto il mondo, tra cui 200 italiani, secondo cui il riscaldamento globale non sarebbe causato dalle emissioni di CO2 e che la riduzione del consumo di combustibili fossili sarebbe “disastrosa per l’umanità”. Tra i firmatari del documento, ma è sicuramente un caso, ci sono anche diversi nomi di aziende dell’energia e del petrolio.

A presentare la petizione – priva di riferimenti a studi scientifici, e già inviata ai presidenti della Repubblica, del Consiglio, della Camera e del Senato – sono stati una serie di volti noti della galassia del negazionismo italiano, nessuno dei quali (ovviamente) è climatologo di professione. In contemporanea alla presentazione di Roma se n’è svolta anche un’altra a Oslo, dove si promuoveva un documento simile e con gli stessi firmatari – a testimonianza del fatto che queste iniziative non sono casi isolati ma fanno parte di una campagna internazionale volta a screditare l’allarmismo sulla crisi climatica.

Come ha ricostruito Lidia Baratta su Linkiesta, l’offensiva negazionista del cambiamento climatico ha una lunga storia che risale agli anni Novanta, quando si è cominciato a parlare del tema, e che si è intensificata oggi che l’argomento è diventato di grande attualità. Secondo la ONG inglese Influence Map, nei tre anni successivi all’accordo di Parigi sul clima, le cinque più grandi compagnie petrolifere al mondo – ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron, BP e Total – hanno investito più di un miliardo di dollari per finanziare campagne di lobby contro l’emergenza climatica.

Lo scopo è far passare l’idea che sul cambiamento climatico non ci sia un consenso scientifico completo ma che esista una minoranza di scienziati che non sono d’accordo o che negano che i cambiamenti climatici siano causati dall’impatto umano sull’ambiente. È un metodo più sottile che non appendere manichini di Greta Thunberg impiccata – com’è successo di recente a Roma – e sicuramente più efficace: secondo uno studio di YouGov del febbraio 2019, il 35percento degli americani pensa che il cambiamento climatico sia una bufala o che in ogni caso non sia causato dall’uomo.

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