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Il Myanmar sta andando verso la guerra civile?

Dopo più di un mese dal colpo di stato si contano centinaia di morti, e adesso i vari gruppi armati ribelli che da sempre operano sui confini del Paese si stanno schierando con il movimento di protesta

STR/AFP via Getty Images

Da quando l’esercito ha preso il potere in Myanmar con un colpo di stato lo scorso primo febbraio, il Paese è stato attraversato da grandi manifestazioni di protesta – dapprima pacifiche e simboliche e poi, quando i militari hanno risposto con la violenza, sempre più improntate al confronto diretto e agli scontri di piazza. Nel frattempo, il nuovo governo ha limitato fortemente la connettività internet e il movimento di protesta ha cominciato a organizzare scioperi sempre più partecipati. Più di 2200 persone sono state arrestate, oltre 200 sono rimaste uccise. 

Adesso, come riporta al-Jazeera, mentre le grandi città del Paese sono attraversate dalle proteste, nelle regioni periferiche – dove da sempre proliferano gruppi armati ribelli e separatisti su base etnica – la situazione si sta facendo sempre più instabile. Dopo il colpo di stato molti di questi grupi armati, che in precedenza erano arrivati a un accordo per il cessate il fuoco con il governo di Aung San Suu Kyi, si rifiutano di negoziare con il nuovo regime militare. Alcuni si sono spinti fino ad annunciare il loro sostegno al movimento di protesta e a fornire la scorta di sicurezza alle manifestazioni nelle regioni da loro controllate.  

Uno dei luoghi più caldi della crisi è lo stato del Kachin, sul confine con la Cina, dove opera la Kachin Independence Organization/Army, che dal 1961 combatte per l’autodeterminazione della regione, ricca di miniere di giada il cui sfruttamento è gestito direttamente dall’esercito. Nelle ultime settimane la KIO/A ha cominciato a scontrarsi sempre più frequentemente con l’esercito regolare: in diversi villaggi della regione la situazione è già simila a una guerra, con centinaia di civili in fuga dai combattimenti. Nel Kachin non si vedevano combattimenti così significati dal 2018. 

Ma non c’è solo il Kachin. Lo scorso febbraio un altro gruppo armato su base etnica, la Karen National Union, che opera sul confine ccon la Thailandia, ha annunciato il proprio supporto per il movimento pro-democrazia e che avrebbe fornito assisteza e protezione alle proteste contro il colpo di stato. La decisione dell’esercito di rovesciare il governo di Aung San Suu Kyi, insomma, sembra aver provocato l’unione dei diversi gruppi armati etnici su un obiettivo condiviso – cacciare i militari dal potere – e aver unito più in generale il Paese: sui social media si vedono sempre più spesso appelli all’unità, messaggi di scuse alle minoranze etniche, e proposte di costituire un esercito federale in grado di proteggere il Paese e la democrazia e non solo i propri interessi.