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Il Movimento Cinque Stelle non esiste più

Dieci anni fa Beppe Grillo teneva a battesimo la sua creatura all'insegna dell'onestà, della difesa della scuola e dell'ambiente. Ma ora che c'è il "governo del cambiamento", le bandiere di un tempo sono state tutte ammainate

Il prossimo 4 ottobre saranno dieci anni nella vita “ufficiale” del Movimento 5 Stelle. Era il giorno di San Francesco, patrono di tutti gli umili, e al teatro Smeraldo di Milano, oggi prestigioso market di nutrimenti per gli odiati radical chic, Beppe Grillo portava a compimento un percorso di quattro anni iniziato sul web e proseguito nelle piazze. Il battesimo della nuova creatura rispettava tutte le liturgie e i refrain che avremmo imparato con il tempo a conoscere: lo show del capo, l’adorazione del pubblico, le iperboli, il “noi” e il “voi”, l’esaltazione dell’unicità di un’esperienza che molti, là fuori, non avrebbero potuto o voluto comprendere.

La visionarietà dell’ex comico genovese e del suo ex socio Gianroberto Casaleggio è stata ampiamente premiata: il Movimento è stata una delle forze anticipatrici di uno stravolgimento della politica che ha investito tutto il mondo occidentale. Difficilmente sarà però ricordato per la sua coerenza, perché di quello che era il M5S degli esordi non è rimasto pressoché nulla, le sue stelle polari tutte spente. Le “utopie perfettamente attuabili”, come Grillo definiva il suo programma in 120 punti nel 2009, si sono rivelate in appena nove mesi di governo fumo negli occhi e nulla più. Ed è un peccato, perché alcune di quelle idee erano buone, e parecchi ci avevano creduto.

Stato e cittadini

“Se non risolviamo questo tema gli altri diventano inutili”, esordiva Grillo dieci anni fa, prima di chiedersi “chi cazzo è il Prefetto” e auspicarne la cacciata. “Riduzione a due mandati per i parlamentari per qualunque carica pubblica”, tuonava. Per ora la regola regge, visto che nelle scorse settimane Di Maio ha voluto tenere il punto dopo tante giravolte verbali sul tema. Staremo a vedere.

Ci sono poi le questioni dei doppi incarichi, degli stipendi dei parlamentari, dell’incompatibilità dello scranno con altre professioni: argomenti tutt’altro che secondari nella retorica a 5 Stelle. Eppure qualche pecca è sfuggita. Tipo il fatto che Massimo Bugani, una delle figure più importanti del movimento, oltre che consigliere a Bologna (e socio dell’associazione Rousseau) abbia ricevuto un incarico da 80mila euro all’anno da Palazzo Chigi. Poi ci sono i “trombati” delle urne, ripescati con contratti blindati nella macchina pubblica, tipo Dino Giarrusso. E anche a proposito della restituzione di parte dello stipendio da parte degli eletti, non plus ultra della differenza ontologica dei “non onorevoli” rispetto agli altri, si è verificato qualche piccolo intoppo

Salute

Allora furono dette due cose semplici semplici, da sottoscrivere con il sangue. “Accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito” e “finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare”. Sulla sanità, per ora, non ci sono stati grandi sconvolgimenti, anche se c’è chi dipinge il nuovo regionalismo differenziato su cui c’è il via libera del ministro Grillo come “la morte del servizio sanitario nazionale”.

Il problema, augurandoci dal profondo del cuore di avere torto, è che siamo in recessione e da qualche parte bisogna tagliare, anche per scongiurare un aumento insostenibile dell’Iva nei prossimi anni. E la salute in questi casi ci finisce sempre di mezzo. Per quanto riguarda la ricerca, nella Manovra ci sono 100 milioni in meno per un’università già allo stremo. Grande risparmio, invece, sulla spesa militare: saranno acquistati 6 F35 invece che 10.

Energia

La rivoluzione dell’energia rinnovabile, uno dei motivi di esistere del movimento, ancora non è avvenuta. Tutto fatto invece per il via libera al gasdotto Tap – quello che Di Battista avrebbe dovuto chiudere in due settimane –,mentre prosegue la melina sulle trivelle.

Trasporti

“Abbiamo da riformare tutto il sistema fiscale, dobbiamo caricare di tasse chi se lo merita e scaricare di tasse chi non se lo merita”, diceva Grillo al pubblico milanese. Ma il governo per ora non è riuscito a mettere nemmeno una vera ecotassa sulle auto inquinanti.

Intanto la situazione del pendolarismo, un altro dei capisaldi della fase movimentista del movimento, è raccontata fin troppo bene nel report annuale di Legambiente, uscito pochi giorni fa: i viaggiatori aumentano e i fondi continuano a diminuire da anni, senza che il governo abbia invertito la rotta. Almeno la Tav salta, vero? Chissà.

Economia

“Riduzione del debito pubblico: cazzo, questo debito pubblico”, diceva Grillo nel 2009. Ok, in mezzo c’è stata una crisi economica mondiale, non proprio un dettaglio. Ma diciamo che invertire la tendenza sul debito non pare la priorità del “governo del cambiamento”: a novembre è aumentato di 10,2 miliardi rispetto a ottobre, raggiungendo il picco di 2.345 miliardi di euro, quasi 38mila euro di indebitamento per ogni cittadino italiano.

Giustamente nel suo discorso del 2009 Grillo inseriva in questo capitolo anche l’ambiente, perché “l’economia non può essere disgiunta dall’ecologia”. L’Ilva sta lì a dimostrarlo.

Se poi si vuole parlare delle banche e dei “vampiri” che le hanno salvate in passato, mentre condannavano alla fame il popolo italiano, anche qui sembra che il movimento, quando è forza di governo, abbia paletti morali un po’ più flessibili, vedi la vicenda Banca Carige e il decreto fotocopia.

Informazione

“La Rai dovrà essere un canale televisivo pubblico senza pubblicità, senza partiti dentro e soprattutto pagato dagli utenti, come la BBC”, era il passaggio chiave dell’intervento di Grillo in materia. Ancora una volta da sottoscrivere e tatuarselo in fronte, come i trap boy. Solo che, a pochi mesi dall’insediamento di Conte e i suoi ragazzi, viale Mazzini è stata violentemente lottizzata come poche volte nella sua storia di asservimento. E fare assurgere Marcello Foa al ruolo di dominus della tv di Stato, forse, non è la mossa che risolleverà un giornalismo in crisi di credibilità, come denunciato da sempre sul Blog. Almeno, però, i portavoce grillini sono stati coerenti e hanno continuato a rifiutare di prendere parte a talk show e altri teatrini televisivi. Ah, no?!

Istruzione

Kindle per tutti, perché “a mio figlio Ciro, nove anni, che gira come uno sherpa con un carico di 20 libri di merda che sono sempre quei cazzo di libi che c’ha dall’anno prima”. Solo una delle idee lanciate da Grillo per fare entrare finalmente la scuola pubblica nel nuovo millennio. Ma nel bilancio pubblico la voce “istruzione scolastica” si riduce di 4 miliardi nel triennio, circa il 10%. Tanto Ciro ormai è maggiorenne.

Varie ed eventuali

Ci sarebbero un paio di altri punti, che per forza di cose non furono toccati nel 2009, ma che sarebbero con il tempo e gli sviluppi della vita politica divenuti altrettanto fondativi per i ragazzi con l’apriscatole. “Alleanze? Come dire che un panda mangia carne”, aveva ribadito per la milionesima volta Beppe Grillo a due mesi dal voto di marzo. Poi ecco l’accordo con la Lega. Che però è un “contratto di governo” e non un “inciucio“, certo. 

E come la mettiamo con gli indagati ed eventualmente i condannati? Da Chiara Appendino alla Raggi, fino a Nogarin, molti dei leader sul territorio del movimento sono finiti nelle maglie della giustizia. E tutti sono rimasti al loro posto (giustamente), perché gli avvisi di garanzia degli altri puzzano sempre un po di più.

L’ultima giravolta derviscia, infine, si potrebbe consumare nei prossimi giorni, visto che l’alleato – ma solo per contratto – Salvini ha messo all’angolo i parlamentari grillini in merito al processo che lo riguarda per il “sequestro” della nave Diciotti. “Il Movimento Cinque Stelle è da sempre contrario all’immunità dei parlamentari”, scriveva nel 2014 Grillo, dopo anni di battaglie contro un parlamento che, come una cosca, proteggeva i suoi membri dalla giustizia. Quindi ora si procede contro Salvini, vero?

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