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Il governo spagnolo ha proposto di introdurre il “congedo mestruale”

La legge prevede di introdurre un permesso retribuito che possa consentire alle lavoratrici di assentarsi dal lavoro per tre giorni, estendibili fino a un massimo di cinque, in caso di dismenorrea invalidante

Foto di Sergio Belena / VIEWpress

Il ministero dell’Uguaglianza spagnolo, guidato dalla psicologa e attivista di Podemos Irene Montero, ha presentato un progetto di legge ambizioso che sta creando diverse spaccature nella maggioranza che appoggia il governo di Pedro Sánchez.

La bozza della legge prevede, tra le altre cose, un ampio capitolo dedicato al cosiddetto “congedo mestruale”, ossia l’attivazione di un permesso retribuito che possa consentire alle lavoratrici di assentarsi dal lavoro per tre giorni, estendibili fino a un massimo di cinque, in caso di dismenorrea invalidante – il dolore uterino che sorge durante il periodo delle mestruazioni.

Si tratta di un passo in avanti importante sul fronte della tutela dei diritti delle donne, che spesso sono costrette a recarsi al lavoro nonostante tutti i disagi connessi ai dolori mestruali.

Il progetto di legge spagnolo, però, non è focalizzato soltanto su questo aspetto; la battaglia per i diritti sessuali e riproduttivi delle donne è, da sempre, uno dei cavalli di battaglia di Podemos, che su questi temi ha impostato buona parte della propria campagna elettorale.

Ecco perché il progetto studiato dal partito di Ione Belarra è animato dall’ambizione di raggiungere il maggior grado di tutela possibile: ad esempio, prevede che i centri educativi debbano garantire gratuitamente gli assorbenti, combattendo quella che le associazioni femministe definiscono “povertà mestruale”, giungendo anche ad eliminare l’IVA su questi prodotti – che, attualmente, è pari al 10%.

Altre misure contenute nella bozza riguardano il diritto all’aborto: è previsto, ad esempio, che i contraccettivi – e in particolare la cosiddetta “pillola del giorno dopo” – debbano essere acquistati e distribuiti dallo Stato, così come un congedo retribuito dalla 36esima settimana di gravidanza. L’altro obiettivo perseguito dal provvedimento è quello di rendere più accessibile a livello territoriale l’aborto, diminuendo al minimo la presenza di obiettori di coscienza all’interno dei consultori. Per raggiungere questo traguardo, è stata messa in cantiere anche l’istituzione di una sorta di “albo” degli obiettori di coscienza, che in caso di iscrizione dovranno portare avanti la propria scelta sia in pubblico che in privato.

Ángela Rodríguez, segretaria per l’eguaglianza e contro la violenza di genere, ha spiegato i motivi che hanno portato alla presentazione di questo progetto: «I diritti legati alla salute mestruale non sono mai stati discussi e già questo è un dato. C’è poi la questione dei costi degli assorbenti e di come una donna su quattro non se li possa permettere». Finora, nessun paese europeo è riuscito a tagliare un traguardo del genere: di congedo mestruale si è discusso tantissimo, ma senza raggiungere risultati concreti. In Italia, ad esempio, una proposta di legge del 2016 proponeva l’istituzione di tre giorni di congedo, ma non è mai stata approvata.

La discussione si terrà durante il consiglio dei Ministri del prossimo 17 maggio: le aspettative non sono altissime, ma forse l’attenzione mediatica che i quotidiani nazionali hanno dedicato alla proposta potrebbe essere l’inizio di un dibattito più serio e puntuale sul tema – anche al di fuori dei confini spagnoli.