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Il governo resiste, ma sui social è già guerra civile Lega-5 Stelle

Mentre la crisi si avvita in farsa, La Bestia di Salvini e i Casaleggio Boys sono mobilitati a suon di meme per dare la colpa all'(ex) alleato. Narrazioni di parte ferocissime, che non promettono nulla di buono per la campagna elettorale

Foto via Next Quotidiano

Tecnicamente hanno cominciato i grillini. Hanno postato una foto di Matteo Salvini dietro la consolle del Papeete Beach a cui si era particolarmente affezionato, con una scritta piuttosto elementare: “Porti rispetto per chi lavora”. Qualche minuto dopo, hanno risposto i leghisti sulla pagina satellite di Noi con Salvini: foto dei quattro grillini più in vista (Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico e il premier Giuseppe Conte) e il non originalissimo gioco di parole: “La notte di San Lorenzo guardiamo le stelle cadenti”.

Era la mattina del 9 agosto, neanche 12 ore dopo l’apertura della crisi di governo: l’inizio del post-guerra fredda. Il conflitto a bassa intensità tra Lega e 5 Stelle era finito dopo 14 mesi. Da quella mattina, gli ex alleati di governo hanno (ri)cominciato a farsi la guerra aperta a colpi di post. Facebook il campo di battaglia principale, Twitter quello per le avanguardie. I meme le armi primarie scelte, gli hashtag quelle secondarie. Il conflitto continuerà fino alle prossime elezioni, sarà lungo ed estenuante, pieno di colpi bassi, notizie diversamente vere e accuse diversamente implicite. Da una parte il sistema di Davide Casaleggio, dall’altra La Bestia di Luca Morisi, ognuno con le sue narrazioni, i suoi target e i suoi canali di diffusione.

Partiamo dal Movimento 5 Stelle. In soli quattro giorni, quelli che sono passati tra l’inizio della crisi e la sua (presunta) parlamentarizzazione, la macchina grillina ha postato dalla pagina Facebook ufficiale del Movimento (1,4 milioni di fan) ben 16 meme, che ha fatto girare attraverso le pagine dei parlamentari e le pagine satelliti (da quelle di Camera e Senato a quelle ufficiose come “Il Movimento è il vero cambiamento”), ottenendo almeno 215 mila condivisioni. I meme sono di fatto cartoline propagandistiche 2.0, con immagini di Salvini, testi semplici, di colore bianco e urlati in maiuscolo, conditi da punti esclamativi, appelli (“Fate girare”) e scritti col tono di chi sta rivelando un segreto finora ben custodito.

Immagine tratta dal “Blog delle Stelle”

Nel merito, la strategia comunicativa pentastellata finora si è snodata in due fasi. Il primo giorno della crisi evidente, quello del 9 agosto, i grillini si sono concentrati sulle “motivazioni” della scelta di Salvini di staccare la spina al governo. Casaleggio e soci hanno avuto gioco facile a riciclare le decennali accuse contro i politici arraffoni attaccati alla poltrona. Salvini, è il senso, si è defilato per evitare l’approvazione della legge sul taglio dei parlamentari: “A quanto pare le poltrone gli piacciono piacciono tanto”, si legge in una delle foto più condivise. “Adesso andiamo a elezioni il prima possibile, ma prima tagliamo i parlamentari. Bastano 2 ore”·

Nel secondo giorno, i 5 Stelle si sono concentrati invece sulle “conseguenze” della scelta di Salvini. Specie su Twitter, gli abili autori di meme ingaggiati dalla Casaleggio associati hanno iniziato a postare meme con la foto di un indice che preme il tasto di un citofono e un testo che cambia più volte: “Per tutti i danni fatti agli italiani, citofonare Lega”. “Se il tuo salario è basso e vuoi sapere perché, citofonare Lega”· “Se aumenta l’iva e vuoi sapere perché, citofonare Lega”. Funziona: su Twitter l’hashtag #citofonareLega arriva ai primi posti, superando quasi quel #Salvinitraditoredelpopolo del giorno prima.

Il terzo giorno è invece quello della guerra all’indipendenza dello stesso Salvini. Non si è sfilato solo per le poltrone, ma perché è in qualche modo subordinato al volere di Silvio Berlusconi (ipotesi molto poco credibile). Riprendendo il dudù detto a suo tempo da Alessandro Di Battista nei confronti del leader leghista, quelli della Casaleggio insistono: “Salvini è tornato a casa da Berlusconi ed ha subito obbedito”. “Salvini ormai pensa solo agli interessi di Berlusconi!”. “Bentornato ad Arcore!”.

Nelle stesse ore, centinaia di elettori grillini caricati dagli strali dei loro dirigenti si riversano sulla pagina Facebook di Matteo Salvini per esprimere il loro dissenso. Molti tolgono il Mi piace messo 14 mesi prima, altri vengono bannati dai collaboratori di Luca Morisi, che monitorano costantemente i commenti. Per questo nel giro di 48 ore la pagina del ministro dell’Interno perde quasi 5 mila follower. Numeri risibili, per un hub di comunicazione che conta 3 milioni e 700 mila di fan e che da inizio luglio ne ha guadagnati quasi 60 mila.

“Torme di grillini che si fingono elettori della Lega si divertono ad infestare la pagina del Capitano. Li aspettavamo, quasi quasi ci mancavano! Amici salviniani, avete affilato gli artigli? Buonanotte”, scrive con la consueta sobrietà Luca Morisi. L’uomo che assiste Matteo Salvini nella sua comunicazione sui social, l’artefice della cosiddetta Bestia, ha il suo da fare per incassare i colpi grillini, contrattaccare con accuse simili e tracciare la strada sui social per le prossime settimane.

Di fatto, l’arma comunicativa della propaganda leghista è la stessa di quella grillino: il meme. Uno degli strumenti comunicativi più vecchi del web, che ha il pregio dell’elementarità e si adatta ancora meglio di tutti a un pubblico distratto e in cerca di soluzioni semplici. Persino la grafica approntata dalla macchina di Morisi è sempre quella, se si fa eccezione per una predilezione per i grassetti, le evidenziazioni in giallo e l’effetto ombra nei testi.

Nei primi giorni della (specie di) crisi, Luca Morisi utilizza proprio i meme per disinnescare le accuse grilline e ritirarle indietro al mittente. Salvini è accusato di fare l’inciucio con Berlusconi? Bugia. È Grillo che vuole fare il “#pattodellapoltrona con Renzi. L’Iva che aumenterà? “Nessun aumento”. I leghisti che vogliono solo ruolo e stipendio? Macché, sono i grillini quelli avidi. “La verità è che alle elezioni perderebbero oltre la metà delle poltrone e non vogliono mollare lo stipendio. Fai girare”. Il taglio dei parlamentari? “È in realtà un salva-Renzi. Capito???”, con tre punti interrogativi e il segno stradale dell’attenzione.

Rispetto alla comunicazione grillina, Salvini tira fuori un’ulteriore micidiale arma, che in questi giorni maneggia meglio di tutti: il contatto con gli italiani. Eccolo allestire ben 10 dirette video nel giro di soli quattro giorni, tra Policoro, Pescara, Sabaudia e Termoli. Eccolo allora postare sulla sua pagina Facebook ben 61 foto (su 84 totali) di lui immerso tra la folla del beach tour, intento a scattare selfie con i partecipanti e a posare tra la folla. Perché il Ministro vuole marcare sui social la differenza rispetto ai grillini, ancora ad agosto chiusi e un po’ persi all’interno di quei palazzi che non hanno mai compreso veramente. Ci tiene a mostrarsi tra la gente, in spiaggia o in montagna. A comunicare che la crisi appena aperta non è una questione romana, non è un gioco di potere tra partiti o il frutto di ambizioni tecno-politiche personali, ma una decisione presa esclusivamente sulla base di una pressione popolare. Una richiesta dal basso. Potenza dello storytelling.

E allora eccola già tutta qua, la campagna elettorale più feroce che ci aspetta. I grillini si rimangeranno ogni giudizio espresso negli ultimi 14 mesi e attaccheranno la credibilità di Salvini; grideranno al tradimento; biasimeranno la Lega per gli eventuali danni che pagherà l’Italia e continueranno la sponsorizzazione delle riforme bloccate dalla fine prematura del Governo. Salvini ignorerà l’improvvisa retromarcia sul governo; attaccherà i grillini e le loro misure ora ritenute improduttive (ha già iniziato col reddito di cittadinanza); griderà all’inciucio tra Pd e 5 Stelle; e continuerà a usare l’Europa e i migranti come il nemico utile per raccattare altri preziosissimi consensi. Entrambi, faranno tutto questo a colpi di meme, hashtag e dirette video. Tutti i giorni, tutto il giorno. Quasi quasi preferiamo il #votosubitissimo.

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