Il giorno in cui l’aborto è diventato praticamente illegale | Rolling Stone Italia
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Il giorno in cui l’aborto è diventato praticamente illegale

In Texas, una nuova legge impedisce di fatto l'accesso all'aborto – non vietandolo, ma consentendo a chiunque di far causa a chi lo pratica, e prevedendo multe salatissime. È una nuova, pericolosa strategia degli antiabortisti, e funziona

Sergio Flores For The Washington Post via Getty Images

Alle 22 del 31 agosto 2021, due ore prima che l’aborto diventasse praticamente illegale in Texas, nella sala d’attesa del Whole Woman’s Health di Fort Worth, una clinica indipendente che si occupa di aborti, c’erano ancora 27 donne. Marva Sadler, direttrice della clinica, ha chiamato Amy Hagstrom Miller, la presidente di Whole Woman’s Health Alliance, l’associazione non profit che la gestisce. Era nel panico. “Sia lei che i medici stavano piangendo e mi chiedevano ‘cosa possiamo fare? come possiamo fare con tutti questi pazienti?'”, ha detto Miller la mattina dopo, parlando con i giornalisti.

Per tutta la giornata la sala d’attesa della clinica era stata affollata di pazienti ansiose di abortire prima della mezzanotte, quando una nuova legge chiamata Senate Bill 8 sarebbe entrata in vigore. Scene simili si sono viste in tutte le cliniche di questo tipo del Texas, dove le pazienti hanno cercato di sfruttare al massimo le ultime ore in cui era possibile accedere legalmente all’aborto, prima che le cliniche fossero costrette a interrompere il servizio per paura delle multe previste, capaci di mandarle in bancarotta.

Il Senate Bill 8, approvato dal governatore Repubblicano del Texas Greg Abbott lo scorso giugno, consente a qualunque privato cittadino di fare causa a chi in Texas “pratica un aborto o aiuta a praticarlo” dopo le sei settimane di gestazione. Sei settimane è prima ancora che molte donne realizzino di essere incinte. Secondo la nuova legge, chiunque aiuti una donna incinta da più di sei settimane ad abortire – quindi medici, ma anche infermieri, partner della paziente, consiglieri spirituali o persino il tassista che porta la donna in clinica – rischia di dover pagare 10mila dollari di multa, più le spese legali.

Per anni, gli attivisti antiabortisti statunitensi hanno tentato senza successo di promulgare una legge di questo tipo, che vieti l’aborto dopo le sei settimane di gestazione – termine scelto perché è il momento in cui si può rilevare per la prima volta il battito del cuore del feto (anche se quello che gli attivisti antiabortisti chiamano “battito del cuore” in realtà non è che un’attività elettrica, visto che nel feto il cuore si forma completamente solo un mese dopo, verso la decima settimana). Ma finora i loro sforzi, appunto, non avevano avuto successo. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha più volte bocciato le proposte di questo genere citando il precedente della Roe vs Wade, che protegge il diritto di terminare la gravidanza fino al momento in cui il feto è in grado di sopravvivere da solo fuori dall’utero, intorno alle 28 settimane.

Ma la legge del Texas è diversa dalle proposte precedenti, perché anche se di fatto impedisce l’accesso all’aborto nello Stato, non lo rende illegale. L’aborto è ancora legale in Texas. Un medico non può essere arrestato per aver praticato un aborto dopo le sei settimane di gravidanza. Ma adesso può essere citato in giudizio e costretto a pagare una multa esorbitante per ogni aborto che ha praticato o aiutato a praticare. Per paura delle conseguenze economiche, molte cliniche hanno smesso di praticare aborti dopo le sei settimane. Il problema è che quelli sono la vasta maggioranza degli aborti: l’85% circa, secondo le stime. 

La differenza tra la nuova legge e le precedenti può sembrare sottile, ma secondo gli esperti non lo è. “La differenza qui è che lo Stato del Texas in pratica sta cedendo i privati cittadini la sua responsabilità di far rispettare una nuova legge”, ha detto a Rolling Stone Elisabeth Smith del Center for Reproductive Rights. “Se un medico dovesse venire portato in tribunale per aver praticato un aborto dopo l’entrata in vigore della legge, potrebbe difendersi in molti modi: ad esempio sostendo di non star commettendo nessun reato ma di star fornendo cure mediche. Il punto è che nessun medico vuole farsi trascinare davanti a un tribunale texano e dover spendere il suo tempo e le sue risorse per difendersi”.

La differenza non è stata giudicata sottile nemmeno dalla Corte Suprema. È per questo che una maggioranza dei giudici ha approvato la legge, consentendole di entrare in vigore. Mercoledì scorso, la Corte Suprema ha pubblicato un breve ordine che spianava la strada al Senate Bill 8, nonostante ci fossero “seri dubbi riguardo la costituzionalità della legge texana”. Sul momento, però, era incerto se qualcuno “potesse o volesse applicare la legge texana in un modo che porterebbe all’intervento della Corte”. 

La minaccia non era così incerta per i medici della clinica di Fort Worth, che hanno lavorato fino a tardi il giorno prima dell’entrata in vigore della legge. Fin dalla mattina il parcheggio della clinica era affollato di manifestanti antiabortisti, che quando è sceso il buio hanno montato delle luci per poter continuare a guardare quello che facevano i medici all’interno. “Eravamo sotto sorveglianza”, ha detto Hagstrom Miller. “I manifestanti hanno chiamato due volte la polizia e una volta i pompieri dicendo che c’erano troppi pazienti, cercando di dimostrare che stavamo violando qualche legge. Certo, ovviamente non stavamo violando nessuna legge, stavamo solo fornendo un servizio alla nostra comunità e alle persone che hanno il diritto di accedere all’aborto”.

Poco prima di mezzanotte, l’ultimo aborto della clinica è stato terminato. Dal 1 settembre, afferma Hagstrom Miller “siamo perfettamente in regola”. Ciò significa che Whole Woman’s Health offre ancora aborti a tutte le pazienti che hanno una gravidanza in cui il feto non ha ancora attività cardiaca rilevabile. Le pazienti la cui gravidanza è in stadio più avanzato, ha aggiunto, “riceveranno supporto dal nostro staff. Alcune potrebbero scegliere di andar ad abortire in un altro Stato. Altre potrebbero scegliere di aspettare e vedere se possiamo ottenere un’ingiunzione per riprendere a praticare aborti. E altre ancora potrebbero cercare di abortire da sole”.

Di fatto, spiega Ken Lambrecht, presidente della divisione texana di Planned Parenthood, “si tratta di una messa al bando totale dell’aborto per le comunità più marginalizzate, per chiunque non può accedere a misure di sostegno familiare, per chi non può prendere ferie e per chi non ha i soldi per andare ad abortire in un altro Stato”. Tutte queste donne potrebbero cercare di abortire da sole, magari con l’aiuto di organizzazoni quali AidAccess, che aiutano le donne a procurarsi farmcci cocme il Mifepristone e il Misoprostol, in grado di causare aborti spontanei. Sono farmaci che si possono prendere a casa e che presentano un basso rischio di complicazioni in caso la gravidanza sia in corso da meno di 12 settimane.

“Leggendo la legge, non sembra applicarsi a chi abortisce da sola” o chi aiuta qualcuna ad abortire da sola, ha spiegato Marc Hearron, un avvocato del Center for Reproductive Rights. Ma, ha aggiunto, “se la legge fosse stata fatta rispettare dallo Stato si sarebbe potuti stare sicuri che sarebbe stata applicata nel modo corretto. Ma dato che questa legge può essere fatta rispettare da praticamente qualunque privato cittadino in qualunque tribunale del Texas, non si può essere certi che verrà applicata correttamente e che non si proverà lo stesso a far causa alle donne che abortiranno da sole”.

Giovedì scorso, mentre le cliniche abortive texane chiudevano e si preparavano a ricevere cause legali a pioggia, alcuni utenti di Reddit e TikTok hanno cercato un modo per rendere vani gli sforzi dei gruppi antiabortisti che vogliono far rispettare il Senate Bill 8. Ad esempio è stato creato uno script che compila automaticamente con dati falsi il form di denuncia anonimo creato dall’organizzazione antiabortista Texas Right to Life, incoraggiando tutti a inondare il sito di denunce finte. Ma intanto Texas Right to Life sta organizzando una festa per festeggiare la vittoria – e per raccogliere finanziamenti così da poter “replicare il nostro successo” in altri Stati americani. 

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US