Il frontman di una punk band russa che sta combattendo la propaganda di Putin | Rolling Stone Italia
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Il frontman di una punk band russa che sta combattendo la propaganda di Putin

Abbiamo intervistato Aikhal Ammosov, icona punk e frontman dei 'Crispy Newspaper': da quando è iniziata la guerra le sue azioni di protesta, spesso documentate sul suo profilo Instagram, hanno ricevuto un enorme rilievo. In tribunale per diverse accuse, rischia adesso una multa di 300mila e di vedere finire i suoi trent’anni in un carcere

Foto dal profilo Instagram eternalwinter22

Domani alle nove un tribunale a Yakutsk stabilirà le sorti di Igor Anatolevich Ivanov, conosciuto in città come Aikhal Ammosov. Yakutsk si trova nell’estremo oriente russo, nella Repubblica Sakha, a sette ore di volo da Mosca. Il caso giudiziario riguarda le rigide leggi approvate all’unanimità alla Duma pochi giorni dopo l’inizio di quella che il capo del Cremlino, Vladmir Putin, si ostina ancora a chiamare “operazione speciale” in Ucraina. Ivanov/Ammosov, almeno in apparenza, poco o niente ha a che fare con la politica.

Infatti è una icona punk. Suona nei Crispy Newspaper, un gruppo punk che negli ultimi anni è riuscito a trascinare in questo remoto angolo di Siberia produttori di etichette indipendenti, turisti impavidi e reporter di riviste straniere. Ma la guerra, questo è chiaro, sta cambiando tutto. «Sinora la mia generazione non si è interessata a nulla. Molti bevono, alcuni vanno a caccia, altri sono semplicemente passivi», dice Ammosov parlando da Yakutsk con Rolling Stone:  «Io ho aspettato a lungo che qualcuno rappresentasse pubblicamente il pensiero mio e dei miei coetanei. Il punto è che nessun politico oggi sembra davvero degno di essere definito “uomo” o “donna”. Così ho deciso di fare tutto per mio conto».

Foto: Lazar Afanasyev

Questo è il punto di partenza. Nelle ultime settimane Ammosov ha pubblicato su Instagram le immagini di proteste solitarie che ha compiuto nelle strade di Yakutsk. Davanti a un’agenzia funebre si è fatto fotografare reggendo un cartello che diceva: «Il marito è tornato». Al monumento dei caduti nella Seconda guerra mondiale ha acceso una candela davanti alla targa che ricorda l’eroismo di Kiev.

Foto: Lazar Afanasyev

Su un edificio pubblico ha scritto con lo spray: «La Yakutia sarà libera». È il minimo livello di dissenso che si possa immaginare in un Paese impegnato da novanta giorni in una campagna sanguinosa le cui ragioni sono ancora assolutamente ambigue agli occhi di milioni di cittadini. Eppure le azioni di Ammosov hanno avuto enorme rilievo. Non solo a Yakutsk, che ha trecentomila abitanti e sta fornendo alla guerra migliaia e migliaia di volontari, ma in tutta la Russia. I problemi sono cominciati allora. «Mi hanno arrestato il 25 aprile. Per cinque giorni sono rimasto sotto la custodia dei servizi segreti e della polizia. Le prime ventiquattro ore ero tecnicamente scomparso nel nulla. Non avevano avvisato nessuno del mio arresto. I miei amici e i miei familiari non sapevano dove fossi. Non mi ha picchiato, ma hanno cercato di farmi confessare usando ogni tipo di pressione psicologica. Confessare che cosa? Che prendessi soldi dagli americani, che fossi un sostenitore dei nazisti, oppure un hipster. Naturalmente niente di tutto questo ha senso».

 

 
 
 
 
 
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In Russia il termine “hipster” le autorità lo usano sempre più spesso in modo dispregiativo, come sinonimo di “teppista”, “effemminato” o “perdigiorno”. Ammosov rivendica di appartenere a una classe di “partigiani e patrioti” che cent’anni fa lottava per l’indipendenza del popolo sakha, e oggi usa l’arte come forma di lotta. «Sono cresciuto in una famiglia povera. Già da bambino mi rendevo conto delle enormi differenze che esistono nella nostra società. Oggi alcuni potranno pensare che io sia un punk anomalo perché non bevo e non fumo. Ma qui abbiamo il nostro modo di intendere le cose. Al primo posto ci sono la conoscenza e l’intelletto. Questo è quel che chiamiamo Sakha Punk». In tribunale per diverse accuse Ammosov rischia adesso una multa di 300mila rubli, circa 4.500 euro, e in prospettiva di vedere finire i suoi trent’anni in un carcere. «Da giorni cerco di respirare profondamente. Di percepire ogni sapore. A questo punto, in questo sistema, nessun giudice sano di mente mi lascerebbe libero. Quando ho preso questa decisione sapevo perfettamente che sarei potuto andare incontro a conseguenze poco piacevoli. Ho lasciato il lavoro. Ho ridotto i contatti con gli amici. Non voglio che altri siano coinvolti. Credo, però, che dalla mia vicenda dipenda anche la libertà dei miei concittadini e soprattutto di migliaia di giovani di Yakutsk. Se dovessero condannarmi, anche la loro esistenza sarebbe meno sicura».

Foto: Lazar Afanasyev