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Il collettivo di attivisti che lotta per la salute mentale durante la pandemia

Dopo un anno di pandemia la nostra salute mentale è messa a dura prova. La Brigata Basaglia è un collettivo di attivisti di Milano offre supporto psicologico a chi si sente smarrito a causa delle restrizioni e dell’isolamento sociale

Lorenzo Palizzolo/Getty Images

Non è un segreto che la pandemia da coronavirus abbia messo a dura prova la salute mentale degli italiani — così come la capacità di risposta da parte dei servizi di cura. A confermarlo sono le recenti rilevazioni della Società Italiana di Psichiatria: a fronte di circa 900mila italiani che usufruiscono regolarmente dei servizi di salute mentale, fa riscontro un sommerso non trascurabile (pari a 4,5 milioni di persone) che, pur avendone potenzialmente bisogno, non riesce ad avere accesso ai servizi di cura.

Per rimettere in sesto i Dipartimenti di Salute mentale (Dsm) e soddisfare la domanda crescente da parte di persone di ogni fascia d’età, servirebbe un aumento di spesa pubblica considerevole, pari a circa 3 miliardi. I problemi, però, non riguardano soltanto i pazienti, ma anche la penuria di professionalità adeguatamente formate: mancano all’appello 2mila psichiatri, 1.500 psicologi, 5mila infermieri, 1.500 terapisti della riabilitazione psichiatrica e altrettanti assistenti sociali. 

Statistiche impietose che, purtroppo, non dovrebbero stupirci: da oltre vent’anni, l’Italia non investe una quota adeguata del suo budget sanitario per la salute mentale. Nel 2001 i presidenti delle Regioni si sono impegnati a destinare almeno il 5% dei fondi sanitari regionali alla sua tutela, ma da allora quell’obiettivo non è mai stato raggiunto: la media nazionale è inchiodata ancora oggi a poco più del 3,5%, con differenze significative da regione a regione. E anche il Pnrr, che avrebbe potuto rappresentare un’occasione importante al riguardo, non presenta alcuna previsione di spesa esplicitamente dedicata alla salute mentale.

Per fortuna dove non arriva Stato arrivano le reti di solidarietà. Come la Brigata Basaglia, un collettivo di attiviste e attivisti che dall’aprile dello scorso anno si occupa di aiutare le persone che stanno sperimentando difficoltà psicologiche a causa dell’isolamento sociale. “Il progetto è nato nell’ambito delle brigate volontarie per l’emergenza promosse da Emergency, che dallo scorso anno distribuiscono pacchi alimentari a famiglie in difficoltà”, racconta a Rolling Stone Luciana De Angelis detta “Lula”, psicologa, attivista e co-fondatrice della Brigata Basaglia. “Ricevevo in continuazione telefonate di persone che chiedevano aiuto, ma non sapevo bene come aiutarle. All’inizio inviavo dei brevi video con delle piccole ricette per stare meglio: creare calendari per ottimizzare i tempi, dare il giusto spazio al riposo, insomma, l’abc del benessere; ma non era sufficiente. Così ho pensato di rivolgermi a Emergency per estendere l’attività delle brigate anche alla cura del benessere psichico”.

 

In queste giornate di lotta e resistenza siamo felici di annunciare la nascita della Brigata Basaglia Firenze: la solidarietà si moltiplica nelle comunità che resistono!

Pubblicato da Brigata Basaglia su Domenica 25 aprile 2021

La rete si rivolge non soltanto a tutte quelle persone che hanno bisogno di venire reinserite nel tessuto sociale, ma anche a chi, più semplicemente, vuole essere ascoltato perché non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di intraprendere un percorso di psicoterapia: “Milano è una città che viaggia a una velocità spaventosa: quasi nessuno si ferma per riflettere sulla sua condizione psicologica, dato che il tempo per l’improduttività sembra non essere contemplato. Le persone che chiamano, molto spesso, non sanno neppure riconoscere le proprie emozioni o hanno vissuti molto superficiali: purtroppo, anche se l’Italia è famosa in tutto il mondo per la scelta coraggiosa di chiudere i manicomi e superare un sistema ingiusto e stigmatizzato, il malessere mentale tende a essere ancora fortemente sottorappresentato nel discorso pubblico. La pandemia ha fatto cadere il velo di Maya, esacerbando le contraddizioni esistenti: il nostro gruppo prova a colmare questo vuoto”.

Per riuscire nella sua impresa, la Brigata ha attivato un centralino che funziona in due fasce orarie dedicate – 12:00-14:30 e 19:00-21:30 – e ha esteso la propria attività anche a Firenze. In base alle esigenze di chi chiama possono essere attivati vari servizi territoriali, dai centri anti-violenza agli sportelli per la casa. “Non abbiamo una target di riferimento: telefona chiunque, dallo studente che si è ritrovato improvvisamente privo di socialità a causa della Dad agli anziani che hanno paura di uscire per via del contagio”, aggiunge Lula.

Inoltre, il gruppo ha sviluppato un sistema di triage simile a quello dei Pronto Soccorsi: le telefonate vengono suddivise in tre codici (verde, giallo e rosso) a seconda della gravità e, nei casi più urgenti, vengono offerte quattro sedute gratuite di supporto psicologico con il gruppo clinico, che è formato da professionisti e professioniste volontarie.

“Il nostro approccio prevede che l’individuo sia al centro di una rete di solidarietà che alcune volte esiste già, mentre in altri casi deve essere attivata da zero. Solo reinserendo l’individuo in un contesto collettivo è possibile tagliare i ponti con la solitudine e l’isolamento, i due leitmotiv insopportabili di questa pandemia. Unire differenti elementi della società, come un puzzle di pezzi diversissimi tra loro che si incastrano creando un mosaico bellissimo, aiuta a restituire un’idea di cura come benessere collettivo”.

Secondo Lula, la pandemia ha contribuito a stimolare una riflessione critica sullo stigma che solitamente viene associato alla psicoterapia: “Vederci rinchiusi in casa ha messo in discussione la ripetitività operativa che caratterizza le nostre giornate, la falsa convinzione di avere un controllo sull’andamento delle nostre vite: abbiamo iniziato a riflettere su noi stessi non in quanto lavoratori e consumatori immersi in un eterno Truman Show, ma come persone”.