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Il caso Luis Suarez è l’ennesimo schiaffo agli italiani senza cittadinanza

Le persone normali devono aspettare – quando va bene – almeno quattro anni per avere la cittadinanza italiana, anche se sono nate in Italia. Se ti chiami Luis Suarez e fai il calciatore, invece, è tutto più facile e non devi nemmeno parlare italiano

Rafael Marchante/Pool via Getty Images

I comuni cittadini — anzi, gli immigrati comuni – devono aspettare, quando va bene, almeno quattro anni per concludere una pratica di domanda per la cittadinanza italiana. E i modi in cui possono ottenerla sono cinque: iure sanguinis, per matrimonio, naturalizzazione, beneficio di legge, meriti. Se invece ti chiami Luis Suarez e sei un calciatore in trattativa con la Juventus, invece, il percorso è molto più semplice – come dimostra il caso scoppiato in questi giorni, che riguarda la presunta truffa nell’esame di italiano che Suarez ha sostenuto all’università per stranieri di Perugia.

Nel caso di Suarez, l’esigenza di diventare cittadino italiano è legata al fatto che in Italia le squadre di serie A non possono tesserare più di due giocatori extracomunitari e la Juventus, per cui Suarez era in corsa, aveva già tra le fila il brasiliano Arthur e l’americano McKennie. Suarez quindi avrebbe dovuto diventare italiano per poter essere ingaggiato: da qui l’urgenza di riprendere l’iter per la cittadinanza, che aveva già iniziato tempo fa e poi abbandonato. 

Per tutti gli altri le motivazioni per voler diventare italiani sono ben diverse. C’è chi, nato sulla penisola, vuole un riconoscimento che sia di diritto e non solo di fatto; chi, pur nato all’estero, vuole potersi dire italiano veramente dopo una vita passata tra i nostri banchi di scuola; chi, immigrato da adulto, ha contribuito con il suo lavoro alle entrate dello Stato e vuole poter esercitare il suo diritto di voto. Per i primi due casi si stima – e associazioni come Italiani Senza Cittadinanza lo ribadiscono quotidianamente – che ci siano oltre un milione di giovani in attesa di riconoscimento.

L’attuale legge in materia di cittadinanza, risalente agli anni Novanta, è infatti una normativa fortemente sbilanciata in favore degli italiani emigrati e dei loro discendenti. Un cittadino extracomunitario che dimostri di avere un antenato italiano non importa quanto lontano – come è il caso di moltissimi sudamericani – può richiedere e ottenere la cittadinanza italiana senza particolari difficoltà, senza per esempio dover dimostrare di avere una certa soglia di reddito. In realtà anche questa modalità ha i suoi limiti e le sue doppie misure, altrimenti non si spiegherebbe perché ancora oggi i discendenti degli italiani in Eritrea facciano fatica a essere riconosciuti, ma è così che riescono ad ottenere la cittadinanza molti stranieri senza nemmeno conoscere la lingua o avere un legame stabile con il Paese.

Un altro modo per ottenere la cittadinanza è per matrimonio. Fino a un paio di anni fa questa non era una via particolarmente complicata, ma dal 2018 il Decreto Sicurezza voluto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha aggiunto tutta una serie di requisiti e regole che sembrano pensati per il semplice gusto di tenere sulle spine chi richiede la cittadinanza. I tempi della burocrazia si sono allungati e la regola del silenzio assenso – prima del Dl Sicurezza, se la domanda di cittadinanza per matrimonio non riceveva risposta si considerava accolta – è stata abrogata. Il risultato è che sebbene il limite sia di quattro anni può succedere – e succede spesso – che i richiedenti debbano aspettare anche cinque o sei anni, o debbano ricorrere al TAR per ottenere una risposta. Inoltre, il Dl Sicurezza ha aggiunto ai requisiti anche un’adeguata conoscenza della lingua italiana – comprensione e capacità espressiva non dovrebbero essere inferiore al livello B1.

E qui torniamo al caso Suarez. La moglie del calciatore è riuscita a diventare italiana sfruttando il fatto di essere figlia di un immigrato italiano in Uruguay, il che ha permesso a Suarez di chiedere la cittadinanza per matrimonio. Per ottenerla ha dovuto sostenere un esame di italiano, che ha passato: dalle indagini emergerebbero però una serie di irregolarità – gli argomenti d’esame sarebbero stati concordati prima – e nelle intercettazioni si sente dire che Suarez “non coniuga i verbi” e “parla all’infinito”. Inoltre, non fosse stato per queste irregolarità, il calciatore avrebbe potuto ricevere la cittadinanza nel giro di qualche settimana, e non dopo anni dalla presentazione della domanda come le persone normali. 

Il che evidenzia come i tempi burocratici fissati per l’acquisto della cittadinanza siano lo specchio di un preciso indirizzo politico. Se ci fosse una volontà diversa, più consapevole delle nuove generazioni, ci sarebbero molti più italiani interessati a esserlo davvero. Per ora la situazione è che un calciatore, figura pubblica e con un certo reddito che non ha in fondo bisogno di uno dei passaporti più forti al mondo, può ottenerlo con facilità; tutti gli altri devono dimostrare di essere meritevoli.