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Il caos alle primarie in Iowa è l’apocalisse dei Democratici

Un problema con il conto dei voti, nessun risultato ufficiale, un candidato che annuncia la vittoria: per le primarie democratiche non c'era inizio peggiore

I caucus dell'Iowa. Foto di Gene J Puskar/AP/Shutterstock

Un candidato (Buttigieg)  ha annunciato la sua vittoria prima che uscissero i risultati, un altro (Sanders) ha pubblicato i risultati incompleti raccolti dai suoi sostenitori. E il partito ha cercato di rassicurare il pubblico che i problemi incontrati stanotte nel conteggio dei voti ai caucus in Iowa non erano dovute “a un attacco hacker”. 

Il risultato è che questa mattina non si sa ancora chi sia uscito vincitore nello stato da cui ieri hanno preso il via le primarie del Partito Democratico americano. Per problemi tecnici, i leader di partito e i volontari non sono riusciti a comunicare i numeri finali. Julián Castro, un ex candidato che ora sostiene Elizabeth Warren, ha definito quello che è successo “un pasticcio totale”. E c’è già chi sostiene che dopo questo pasticcio l’Iowa rischia di perdere il suo status di primo stato americano a votare nelle primarie. Insomma: per i Democratici è stata un’apocalisse. 

Giusto per essere chiari: stando ai media e alle dichiarazioni del Partito Democratico non ci sono prove che il conteggio dei voti sia stato manipolato. “I dati sono sicuri, ci vuole semplicemente un po’ di tempo per dare i risultati”, ha detto una portavoce del partito. Ma già ieri era evidente che qualcosa era andato male. Poche ore dopo l’inizio del voto nei caucus, il partito aveva rilasciato una dichiarazione ufficiale dicendo che avrebbe fatto passare i dati attraverso un “controllo qualità” per “un livello ulteriore di cautela”.

Ma poi, stando ai report usciti sui media nel corso del processo di voto, una app implementata dal partito non ha funzionato a dovere. Politico, citando una fonte nel Partito Democratico dell’Iowa, ha detto che il partito ha finito per raccogliere i dati in formato cartaceo, aggiungendo che “tutto il sistema si è sfaldato”. Intervistato dalla NPR Tom Courtney, segretario del Partito Democratico di Des Moines, ha detto: “Tutti stanno avendo problemi con i risultati”. 

Più tardi, il Partito Democratico dell’Iowa ha spiegato meglio che cosa esattamente è andato storto. Una portavoce ha detto che il partito “ha notato delle incongruenze in tre set di dati” aggiungendo che stavano prendendo precauzioni extra, raccogliendo ad esempio prove cartacee, per confermare che i risultati fossero contati nel modo giusto. 

Tutti questi problemi, uniti all’utilizzo del termine “controllo qualità” da parte del partito, hanno dato adito a sforzi per delegittimare e minare l’integrità dello stesso voto tramite caucus. Brad Parscale, un dirigente della campagna elettorale di Trump, ha usato la dichiarazione del Partito Democratico per fomentare dubbi sul risultato, scrivendo “controllo qualità = brogli?”

Altri si sono chiesti come si può affidare al Partito Democratico il paese se non è in grado nemmeno di gestire con successo le sue primarie. Esternazioni come questa dovrebbero essere viste per quello che sono: sparate politiche calcolate per delegittimare il risultato dell’Iowa e la fiducia nei candidati democratici. Ma a parte questo non si può negare che tutto il casino di stanotte possa demoralizzare gli elettori democratici proprio nelle elezioni in cui serve la maggior affluenza possibile per battere Donald Trump. 

Ciascuno dei candidati ha reagito diversamente ai non-risultati usciti dai caucus dell’Iowa. Amy Klobuchar, Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno tenuto discorsi abbastanza moderati pensando già alle prossime primarie in New Hampshire. Pete Buttigieg, invece, ha annunciato la sua vittoria nonostante non ci fossero risultati ufficiali. “Tutto fa pensare che stiamo andando in New Hampshire vittoriosi” ha detto. 

Il Partito Democratico dell’Iowa ha detto che annuncerà i risultati oggi. Ma il danno ormai è fatto: la storia delle primarie 2020 è diventata una storia di confusione e caos. Per i democratici è difficile immaginare un modo più disastroso per cominciare la campagna elettorale.