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I razzisti 2.0 sono borghesi: l’odio online viene da Roma e Milano

Vox, insieme alle università di Roma, Milano e Bari ha presentato la “Mappa dell’Intolleranza”, una radiografia dell’odio via social. I risultati? Cresce l'intolleranza contro i migranti, musulmani, ebrei e donne

Foto: Getty Images

L’emergenza fascismo sarà senz’altro esagerata, ma i nemici che vengono presi di mira su Twitter da alcuni utenti assomigliano molto a quelli che nei regimi di destra erano additati come nemici della società. Nel giro di un anno, è cresciuto molto l’odio nei confronti dei migranti e dei musulmani. E, sorpresa, anche nei confronti degli ebrei. E l’odio social non viene dalla provincia profonda, vista come fonte di ogni odio di qualunque tipo, ma delle città simbolo dell’apertura al mondo, tra le quali spicca proprio Milano, da molti analisti eretta come simbolo di società aperta e inclusiva.

Questo emerge dalla ricerca presentata il 10 giugno a Palazzo Marino da Vox-Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con quattro università: la Statale e la Cattolica di Milano, la Sapienza di Roma e l’ateneo pubblico di Bari. Tre mesi su Twitter passati al setaccio, con l’estrazione di tutte la frasi di odio. Non manca nessuno a questa sarabanda della cattiveria e della crudeltà, oltre alle categorie citate sopra sono inclusi gli omosessuali, le donne e infine i disabili, alla cui protezione teoricamente è stato posto un ministero apposito. Le rilevazioni, attraverso delle mappe, illustrano la prevalenza dei vari tipi di insulto in rete.

Le cose sono cambiate in peggio nel corso di un anno, quasi per tutti. Fanno eccezioni solo i gay, ma ciò non toglie che le fiammate di odio esplodano con virulenza quando ci sono eventi particolari come il Congresso delle Famiglie di Verona. Ma sono due le novità di quest’anno, riapparse proprio contro ebrei e disabili, due nemici mortali del regime nazista. Qui però non c’è un regime che esprime odio sistematico, e onestamente si fa fatica a sentirli attaccare sia dai partiti di governo che da quelli di opposizione. Ma sono ben presenti a quell’Italia profonda che magari non è nemmeno nei famigerati distretti post industriali e nelle sconfinate aree fragili dell’Appennino, ma si nasconde in un condominio di periferia o in una classe scolastica di un quartiere bene. Entrambi sono accomunati da un motivo: hanno “privilegi”.

Sia la presunta ricchezza della comunità ebraica così come i posti riservati ai disabili scatenano la rabbia di chi si percepisce come “lasciato indietro” e magari ha un buon tenore di vita e non si è nemmeno impoverito negli ultimi anni, ma magari “teme” di esserlo. Ma ovviamente ad aver la maggior parte di attenzione sono loro, i protagonisti involontari del discorso politico: i migranti. 74.451 tweet su 215.377 complessivi sono dedicati a loro e 49.695 sono inequivocabilmente aggressivi. A sorpresa, la capitale indiscussa dell’odio xenofobo è proprio Milano e la sua provincia, nonostante una narrazione pubblica che la descrive come il baluardo dell’Italia migliore. Una discrepanza, quella tra manifestazioni pubbliche e espressione privata sui social, che colpisce. Anche se non è più privata come un tempo, secondo uno dei curatori, il professor Vittorio Lingiardi della Sapienza, docente di psicologia: “Adesso ci si intesta con orgoglio questo atto. Ci si vuole far riconoscere. Si sente legittimato. Si può fare qualcosa però, e l’osservatorio Vox lo ha fatto. Una campagna iniziata nel 2018 nelle scuole per educare all’inclusione e debellare il cyberbullismo su Facebook e Instagram, un progetto pilota con l’hashtag #Ispeakhuman, che ha avuto come protagonisti gli studenti del liceo Bottoni di Milano. E si può già dire che funziona. La diminuzione dell’odio nei confronti della comunità Lgbtq+ è anche il frutto della legge sulle unioni civili e sulle numerose campagne di sensibilizzazione. Insomma, anche la Bestia dell’aggressività in rete si può fermare. E gli innumerevoli leoni da tastiera, che dicono parole degne di un gerarca nazista, si possono domare. Perché non avvenga quanto descritto dal filologo tedesco Viktor Klemperer nel suo “La lingua del Terzo Reich”: una mutazione irreversibile dell’italiano come lingua di odio puro.

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