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I peggiori sottosegretari del nuovo governo Draghi

Quella alla Cultura non legge un libro da tre anni. Quella agli Interni mette like a chi scrive che per i rom ci vorrebbero i forni. Quello agli Interni non crede allo sbarco sulla Luna. E alle Politiche agricole c'è uno la cui mail era terronsgohome@yahoo.it

Alessandra Benedetti - Corbis/Corbis via Getty Images

Ieri sera il Consiglio dei ministri del governo presieduto da Mario Draghi ha nominato i suoi sottosegretari: 19 donne e 20 uomini. 11 sono esponenti del M5S, 9 della Lega, 6 di Forza Italia, 6 del PD, 2 di Italia Viva e gli altri sono di +Europa, Liberi e Uguali, Noi con l’Italia, Centro Democratico. Franco Gabrielli, già capo della Polizia, è stato messo a capo dei Servizi segreti.

Tra i nomi scelti da Draghi ci sono grigi professionisti della politica – come Bruno Tabacci, il grigio politico per eccellenza – oltre che personaggi noti come Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto. Ma ci sono anche alcuni nomi abbastanza controversi di esponenti politici che, diciamo così, non sono esattamente “i migliori” da cui doveva essere formato questo governo.

LUCIA BORGONZONI, SOTTOSEGRETARIA ALLA CULTURA

Il nome più noto e controverso tra i nuovi sottosegretari del governo Draghi è quello di Lucia Borgonzoni, della Lega, nominata sottosegretaria alla Cultura. Come hanno fatto notare molti, non è proprio il ruolo adatto a una politica che in passato si è vantata di non leggere un libro da tre anni. “L’unica cosa che ho riletto per svago è Il castello di Kafka, tre anni fa”, aveva detto quando era stata nominata Sottosegretaria alla Cultura nel governo Conte 1. “Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”. Giustamente, si impara con la pratica.

Borgonzoni era poi stata candidata dalla Lega come presidente dell’Emilia Romagna, e anche lì aveva dato prova della sua cultura. Ad esempio pubblicizzando un evento elettorale a Bologna con una foto scattata a Ferrara, o sbagliando i confini della regione che avrebbe dovuto amministrare.

STEFANIA PUCCIARELLI, SOTTOSEGRETARIA ALLA DIFESA

Alla difesa è stata nominata Stefania Pucciarelli, della Lega, già presidente della Commissione diritti umani nel governo Conte 1 (il “governo del cambiamento”). Pucciarelli è nota alle cronache per il suo uso, diciamo, “originale” dei social: in diversi post rivendica di essere razzista, festeggia gli sgomberi con le ruspe dei campi rom, se la prende con gli “zingari”.

Il caso più controverso riguarda una suo like su Facebook, messo a un commento di un utente che, in relazione all’assegnazione di case popolari a cittadini di origine straniera, aveva scritto che a certe persone “un forno gli darei”. Con l’ovvio riferimento agli stermini nazisti. Ne era nato un caso e in seguito Pucciarelli aveva definito quel like “una leggerezza”: “i forni sono un triste ricordo del passato che nessuno, tantomeno io, intende restaurare”. E meno male.

CARLO SIBILIA, SOTTOSEGRETARIO AGLI INTERNI

Il nuovo sottosegretario agli Interni del governo Draghi è Carlo Sibilia, esponente del Movimento 5 Stelle e grillino della prima ora, già sottosegretario agli Interni nel Conte bis. Sibilia è noto per essere la mente dietro alcune delle sparate più assurde del M5S nella sua storia parlamentare: negli anni ha dichiarato di non credere allo sbarco sulla Luna (sarebbe un complotto), si è detto contrario alle vaccinazioni obbligatorie e ha abbracciato teorie complottiate come quelle sul signoreggio e quelle secondo cui il Gruppo Bilderberg controllerebbe il mondo. La sua più nota proposta di legge è quella per consentire il matrimonio di gruppo o tra specie diverse (purché consenzienti!).

GIANMARCO CENTINAIO, SOTTOSEGRETARIO ALLE POLITICHE AGRICOLE

Già ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali nel primo governo Conte, Gianmarco Centinaio è un esponente di lungo corso della Lega – uno di quei leghisti che erano leghisti già prima della svolta nazionale di Salvini. E infatti il principale “caso” di cronaca legato alla sua figura riguarda il suo indirizzo mail: terronsgohome@yahoo.it. In un’intervista del 2018, Centinaio ha spiegato che “era una roba che avevo aperto da ragazzino, negli anni ’90, ma è chiusa da tempo”. Sarà, ma ancora nel 2017, quando era capogruppo della Lega al Senato, era stato sentito urlare “terroni di merda” durante la discussione della legge sullo Ius soli.