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I legami tra Trump e il gruppo di estrema destra dei Proud Boys, che lui dice di non conoscere

Li ha citati durante il dibattito contro Biden dicendo loro di "farsi da parte e tenersi pronti", poi ha detto di non sapere chi sono, ma comunque si rifiuta di condannarli

Gerardo Mora/Getty Images

Dopo averli citati durante il dibattito presidenziale contro Joe Biden, dicendo loro di “stand back and stand by” (farsi da parte e tenersi pronti), ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato di non sapere chi siano i Proud Boys – un’organizzazione estremista di destra. “Non so chi siano i Proud Boys”, ha detto Trump rispondendo a una domanda di un giornalista fuori dalla Casa Bianca, “Dovete darmi una definizione perché non so davvero chi siano. Posso solo dire che devono farsi da parte e lasciare che la polizia faccia il suo lavoro. La polizia farà il suo lavoro sempre meglio man mano che sempre più persone vedono quanti danni fa questo movimento liberal democratico radicale, la polizia diventerà sempre più forte. Ma di nuovo, io non so chi siano i Proud Boys, e chiunque siano devono farsi da parte. Lasciare che la polizia faccia il suo lavoro”.

Poco dopo un altro giornalista gli ha chiesto: “È chiaro che i suprematisti bianchi ti amano e ti supportano. Tu li ricambi?” e Trump ha risposto: “Voglio che legge e ordine siano una cosa molto importante – sono una parte molto importante della mia campagna”. Alla fomanda esplicita: “Li condanni?” ha poi risposto, “Ho sempre condannato ogni forma – ogni forma di cose del genere, bisogna denunciarle, ma anche Joe Biden deve dire qualcosa sugli Antifa”.

Ci sono molte ragioni per cui le affermazioni di Trump secondo cui non sa chi siano i Proud Boys sono false. Per cominciare, nel 2018 un report della polizia dello stato di Washington, dove l’organizzazione è molto presente, ha affermato che l’FBI “considera i Proud Boys un gruppo estremista con legami con il suprematismo bianco“, anche se l’FBI ha più tardi ritrattato. “Il nostro focus non è sull’appartenenza a gruppi particolari ma su singoli individui che commettono atti di violenza e attività criminali che costituiscono crimini federali o minacce per la sicurezza nazionale”, ha detto un portavoce, aggiungendo che “l’FBI non si occupa né vuole occuparsi di politica”. (Uno immagina che il presidente riceva informaizoni su tutto questo, visto che fa parte del suo lavoro sapere se ci sono minacce terroristiche domestiche negli Stati Uniti).

Inoltre, i Proud Boys partecipano spesso a manifestazioni pro-Trump e il loro co-fondatore Enrique Tarrio è stato fotografato seduto proprio dietro Trump a un comizio a Miami l’anno scorso, anche se Tarrio ha detto al Washington Post che l’amministrazione Trump non sapeva nulla della sua presenza (all’epoca la Casa Bianca non ha commentato).

In passato Trump ha anche scritto su Twitter del pericolo rappresentato dalla presenza degli Antifa, una rete disorganizzata di manifestanti antifascisti, ad eventi dove i Proud Boys sono stati particolarmente attivi – cosa che è stata interpretata dai membri dell’organizzazione come un segnale. Il 17 agosto 2019, per esempio, dopo una grande manifestazione di estrema destra a Portland conclusasi con una decina di arresti, il presidente Trump ha scritto un tweet di condanna degli Antifa che sembrava fare eco ad affermazioni simili fatte dai leader dei Proud Boys. “Stiamo seriamente considerando se designare ANTIFA come ‘ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA’. Monitoriamo molto attentatmente Portland. Spero che il sindaco sia in grado di fare il suo lavoro nel modo giusto!” diceva il tweet, senza fare menzione della violenza dell’estrema destra. Un post del 2019 su un canale Telegram affiliato ai Proud Boys riportava il tweet del presidente vedendolo come una dimostrazione di sostegno: “il presidente è con i ragazzi oggi”, diceva la didascalia.

In più Roger Stone, collaboratore di Trump di lunga data, ha stretti legami con l’organizzazione, di cui ripete gli slogan e che ha assunto per attività di servizio d’ordine. Stone è stato fotografato con alcuni membri del gruppo mentre faceva il simbolo di “OK”, che è stato trasformato dall’estrema destra in un simbolo del suprematismo bianco. (Non è chiaro se Stone fosse al corrente del significato del simbolo, ma la foto è vera). Come hanno fatto notare diversi utenti sui social, Trump non è nuovo al negare di conocere figure prominenti dell’estrema destra: nel 2016 aveva detto di non sapere nulla dell’ex leader del KKK David Duke o del suprematismo bianco in generale.

Certo, non può essere provato oltre ogni ragionevole dubbio che Trump sappia chi sono esattamente i Proud Boys o quali atti di violenza hanno commesso. Ma ciò è ancora più inquietante è che anche dopo essere stato informato dei legami dell’organizzazione con il suprematismo bianco, non ha comunque voluto condannarla in modo esplicito. E questo dice più di qualsiasi prova si possa trovare per legare Trump ai Proud Boys.

Intanto, dopo il dibattito di martedì, i Proud Boys hanno incluso la frase di Trump su di loro (“stand back and stand by”) in una nuova versione del loro logo circolata sui loro canali Telegram. 

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US