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Gregorio De Falco: «Salvini ha sequestrato dei naufraghi. E i 5 Stelle lo sanno»

In un amen è passato da eroe della Concordia a reietto, dopo aver contestato la deriva illiberale del suo ex partito. "Chiudere i porti è una follia, e il Movimento si sta facendo mangiare dalla Lega", dice

L'ex comandante De Falco all'Isola del Giglio, durante una fiaccolata per le vittime della Costa Concordia

Francesco Malavolta / IPA

Per tutti rimane quello del “vada a bordo, cazzo”. L’ufficiale integerrimo che fa da contraltare al pavido Schettino, ciascuno in ossequio al proprio stereotipo. Ma Gregorio De Falco uomo delle istituzioni lo è per davvero e nel profondo, e per lui regole e codici etici sono tutto. E quando gli altri cominciano a sovvertirli per il proprio tornaconto, lui dice no.

È successo nelle scorse settimane. Quando, dopo numerosi attriti, ha deciso di votare contro quel Decreto Sicurezza del governo che lui, eletto senatore a marzo con il Movimento Cinque Stelle dopo la fine della carriera in Marina, aveva inizialmente sostenuto. “Quel provvedimento lede l’ordinamento italiano”, ha detto in aula. Ma la creatura di Beppe Grillo non è particolarmente incline alla critica interna, e a capodanno lo ha espulso.

Da allora sta nel Gruppo Misto, e negli scorsi giorni ha votato per l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini nella giunta per le immunità del Senato. Tutto vano, dopo l’imbarazzante votazione degli iscritti alla piattaforma Rousseau. Ma fa nulla, perché come canta Mahmood “è difficile stare al mondo, quando perdi l’orgoglio”. E, almeno dal suo punto di vista, quello è salvo. Per lui.

Prosegue quella deriva illiberale del Movimento di cui aveva parlato?
Temo proprio di sì. Era già evidente dopo il sostegno incondizionato al Decreto Immigrazione e Sicurezza. Un sostegno autolesionistico, che contraddiceva le idealità fondative del Movimento. Ora siamo arrivati al paradosso della richiesta ai propri iscritti di riconsiderare parti del programma su cui già era stata ottenuta l’adesione, e su cui si erano espressi i cittadini italiani dando la maggioranza relativa ai 5 Stelle. Che dovrebbero essere un partito politico, e non una proprietà privata gestita da un piccolo gruppo oligarchico.

Ne fa una questione di rispetto degli accordi presi.
Se si deve decidere l’organizzazione interna del meet up di Livorno, consultare i propri iscritti non mi pare abbia controindicazioni. Ma quando più di 10 milioni di persone si coagulano attorno a un programma elettorale, a quel punto non c’è più la disponibilità di modificare le cose. E nella parte dedicata agli affari costituzionali, il programma del Movimento prevede l’abrogazione dell’immunità parlamentare.

Lei cosa ne pensa dell’immunità parlamentare, visto che fa parte della Giunta che se ne occupa?
Per me non andrebbe abrogata, basterebbe seguire quello che stabilì il legislatore. Ossia che l’immunità non è riservata alla persona, ma alla funzione.

E perché rivolgersi al “pubblico da casa” è sbagliato?
Perché la giustizia è un fatto tecnico: non si può chiedere a persone che non hanno accesso agli atti – parliamo di quattro faldoni di materiali – di esprimersi.

Per non parlare dell’assurdità – o forse “paraculaggine” – di tirare in ballo il concetto di ragion di Stato?
In diritto penale questi concetti si definiscono incerti e fluidi, e uno Stato di diritto non può basare le proprie regole su concetti così magmatici. La ragion di Stato è stata limitata dal legislatore nei casi in cui un politico agisca in difesa di un interesse costituzionale. Invocare la difesa dei confini della Patria è qualcosa di ridicolo. Nel caso della Diciotti i naufraghi erano non solo in acque territoriali, ma interne, nell’ambito del porto e a bordo di una nave militare, che in ogni punto del mondo in cui si trovi è territorio dello Stato italiano. Erano già in Italia, non c’era nulla da difendere.

Quindi quella fu una detenzione a bordo della nave?
Il 20 agosto l’autorità responsabile per il soccorso marittimo, a causa dell’inerzia del ministero degli Interni che va avanti dal giorno 15, agisce. Giustamente, secondo le regole. E dice alla nave di andare nel porto di Catania, che a quel punto diventa il cosiddetto Pos (Place of Safety, ndr). Quindi si tratta di una detenzione, che non viene operata attraverso un’omissione (non indicare il porto, ndr), ma un atto commissivo, il divieto di sbarco.

Sta dicendo che per Salvini il salvataggio da parte dei 5 Stelle è stato particolarmente provvidenziale?
Con un atto commissivo il sequestro di persona si configura molto più facilmente. Le carte parlano chiaro, la posizione del ministro non era affatto felice. Non a caso a distanza di poche ore si sono visti gli effetti del salvataggio: le posizioni di Lega e 5 Stelle si sono riavvicinate su Tav, reddito di cittadinanza e altre materie. Questo vuole dire potere superare le elezioni europee, fare durare il governo almeno un altro anno.

Da uomo di mare come ha vissuto le vicende dei porti chiusi?
Mi sono sembrati episodi folli. Impedire a una nave di mettere a terra passerella e scalandrone è un’umiliazione.

Chi sono per lei i migranti della Diciotti?
Sono dei naufraghi. La distinzione con il concetto di migranti è fondamentale, perché è quella che configura il possibile sequestro di cui il ministro era accusato. La parola naufrago indica chi viene ributtato dal mare sulla spiaggia, oppure chi è portato a terra per volontà altrui. Il naufrago non si può detenere secondo le leggi, va soccorso fino all’ingresso in porto. Cosa che sarebbe avvenuta senza il divieto del Viminale. Non a caso quando il ministro capisce che la rozza trattativa con l’Unione Europea è fallita, il 25 agosto, dice “ok, possono sbarcare”. E non indica il Pos, perché era già stato stabilito.

In tv e sui social la gente cita il diritto del mare, e dà pareri in merito. Che effetto le fa?
Ci ho fatto l’abitudine. Vorrei vedere queste persone sostituirsi al proprio chirurgo. Non al mio, al loro.

È pentito dell’esperienza in Parlamento?
Di certo non mi aspettavo la situazione che si è creata, ma non ho nessuna difficoltà a continuare a combattere per le mie idee.

Crede ancora nel Movimento 5 Stelle?
Credo che abbia principi fondativi molto condivisibili. Peccato che nel Movimento oggi ci sia tanta miopia rispetto al futuro, e opportunismo legato alla ricerca di consenso ora e subito. Si fa l’interesse del governo, più che quello dei cittadini.

Che storia politica ha Gregorio De Falco?
Da studente ero vicino alle posizioni dei Radicali, e in generale ho una visione di sinistra delle cose: penso che eguaglianza, libertà e solidarietà – che oggi manca tremendamente – siano i valori che permettono alle persone di realizzarsi. Di certo non ho nulla a che spartire con l’ultra-destra attuale, che crea solo muri tra le persone, innaturali e destinati a essere superati dalla storia.

A ragione di ciò, come ha fatto a sostenere inizialmente un governo con Salvini?
In assenza di un Partito Democratico che ancora oggi guarda solo dentro se stesso, è stata fatta una scelta di responsabilità da parte del Movimento. La speranza era che i 5 Stelle potessero rappresentare un argine alle politiche più di destra della Lega, cosa che non è stata.

Ma veramente si poteva pensare che al governo Salvini non avrebbe fatto il Salvini?
Forse ci si è illusi di poterlo contenere, invece con la sua demagogia è dilagante. E ora, almeno in parte, si sta mangiando il Movimento.

Ma il Movimento 5 Stelle, in fondo, è così lontano dalle idee di Salvini?
Una buona parte del Movimento, soprattutto nei gruppi parlamentari, non è affatto distante dalla Lega. La posizione del premier Conte non è quella, solo che non viene mai ascoltata.

Quanto è italiana la storia di Gregorio De Falco, prima elevato a eroe poi abbandonato al primo gesto di dissenso?
Il mio solo scopo è contribuire, per quanto possibile, al benessere della società in cui vivo e delle mie figlie. Tutto il resto sono solo dei mezzi per raggiungere questo obiettivo. E se devo andare in un posto e mi si rompe la bicicletta, a un certo punto la mollo lì e vado a piedi.

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