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Gli studenti cinesi stanno diventando spie del Partito Comunista

Secondo il 'New York Times', il governo cinese sta reclutando studenti per eliminare il dissenso nelle università. Le spie dovranno segnalare i professori che diffondono "superstizioni e pornografia" e promuovono "valori occidentali"

Foto di China Photos/Getty Images

Negli anni Sessanta e Settanta, durante la rivoluzione culturale, che gli studenti controllassero, spiassero e denunciassero come “controrivoluzionari” e “nemici di classe” i loro professori era la normalità in Cina. Oggi, dopo quarant’anni di riforme economiche e apertura all’Occidente, quel clima sembra essere vicino a tornare. Stando a una recente indagine del New York Times, che ha intervistato una ventina tra studenti e professori coinvolti, in sempre più università cinesi starebbero venendo reclutati studenti per lavorare come spie per conto del Partito Comunista, all’interno di una campagna per eliminare il dissenso nelle università.

La campagna partirebbe direttamente dalle università, che in quanto istituzioni pubbliche sono controllate dal Partito Comunista che ne nomina i vertici amministrativi. Gli atenei avrebbero cominciato a reclutare studenti per spiare e compilare rapporti sulla fedeltà ideologica dei professori, offrendo in cambio borse di studio, voti più alti e possibilità di carriera all’interno delle organizzazioni collegate al Partito Comunista. Ufficialmente, le università cinesi incaricano uno studente per ogni classe di fungere da “monitor” ossia da rappresentante degli studenti, incaricato di raccogliere le loro impressioni sulla didattica e sui professori. Nella pratica queste impressioni non si limitano alla didattica ma arrivano a includere le idee politiche, i valori morali e il patriottismo dei professori. Gli studenti reclutati avrebbero il compito di osservare e fare rapporto alle sezioni universitarie del Partito Comunista.

Stando a un annuncio di reclutamento pubblicato online dall’Università di Ankang, nel nord-ovest della Cina, lo studente reclutato avrebbe avuto tra i suoi compiti di segnalare i professori che “diffondono superstizioni, religione e pornografia”, che “promuovono i valori politici occidentali” e criticano il partito. Altre università chiedevano di monitorare “comportamenti e discorsi contrari alla linea del partito” o che “mettano in pericolo la sicurezza o l’unità nazionale”. Il NYT avrebbe identificato almeno una decina di casi di professori licenziati o demansionati in seguito a una denuncia presentata dai loro studenti. In un’università della Cina centrale, una professoressa sarebbe stata licenziata dopo essere stata segnalata alle autorità per aver criticato l’eliminazione del limite di due mandati presidenziali voluto dal presidente cinese Xi Jinping all’ultimo congresso del partito.

A Chongquing un professore di letteratura sarebbe stato demansionato e mandato a fare il bibliotecario per aver criticato uno slogan di Xi Jinping. A Pechino, un professore di Marxismo presso l’università Tsinghua, sarebbe stato oggetto di un’indagine interna all’ateneo dopo una campagna online in cui i suoi studenti lo avevano accusato di parlare male della Cina e del socialismo.

L’adozione di studenti-spia è solo l’ultima iniziativa con cui la leadership cinese cerca di contrastare con il pugno di ferro ogni forma di dissenso interno. L’anno scorso il Ministero dell’Educazione cinese ha promulgato un nuovo codice etico che impone ai professori di ogni livello di non fare nulla che possa contraddire l’autorità del partito, mentre libri di testo occidentali sono stati messi al bando ed è stato introdotto l’obbligo di insegnare il “Pensiero di Xi Jinping” – ossia il corollario all’ideologia di stato sviluppato dal presidente.

Secondo molti osservatori, dietro queste misure ci sarebbe l’intenzione di Xi Jinping di rafforzare il Partito Comunista e renderlo la forza principale nella società e nello stato.

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